Dingxian-Taiyuan
122km
Mi trovo al quinto piano di un enorme grattacielo tutto illuminato, nel mezzo di una foresta di enormi grattacieli del pari tutti illuminati, in una città gigantesca, che corre verso i 5 milioni di abitanti, Taiyuan, la "grande pianura", in passato nota come "città del dragone". Qui ha avuto sede la capitale, provvisoria o meno, di tanti regni, e tante dinastie l'hanno posta al centro di traffici commerciali e linee di difesa. La cosa assurda è che in questa città iper-moderna, coloratissima, tutta luci e neon, palazzi che sfidano il cielo fissandolo con mille occhi di vetro e un fiume aggiogato da ponti in acciaio, ci si arriva attraversando campagne ancora ferme al secolo scorso, e villaggi cristallizzati in un passato che il tempo sta trascinando via come relitti. Piove, e il cielo che riflette i bagliori artificiali si squarcia a tratti di lampi. Dalla finestra entra un'aria fresca piacevole dopo il caldo preso oggi, e, anticlimax a piombo, ho una diarrea esplosiva che mi porta a emettere singole flatulenze della durata di oltre un minuto e mezzo. Record. Devo aver mangiato troppo aglio, spezie o qualcosa di altamente disturbante... Soprattutto per chi mi sta intorno! D'altronde una influencer su Instagram diceva che la Cina le ha insegnato a "lasciar andare", e in effetti qui tra rutti, scoregge e sputazzi, si lascia andare volentieri.
Vado con ordine, chè anche oggi la giornata è stata densa, e lunga, con oltre otto ore sui pedali.
Dopo una colazione in camera, scendiamo con armi e bagagli, e subito i nostri host ci vengono incontro pieni di premure e attenzioni. Alessio chiama ogni persona gentile e disponibile "Pina" o "Pino". Questi sono due Pini fatti e finiti. Ci portano giù le bici, vogliono a tutti i costi tenercele mentre carichiamo le borse, controllano che siano ben fissate, approvano la traccia che carico su Amap e danno pure una pulitina con la manica ai caschi, ancora infangati dalla pioggia di ieri. Poi ci salutano grande, augurandoci un buon viaggio. Che cuori!
Usciamo da una Dingxiang che pare un fronte di guerra, tanto si spara... Petardi, e botti. Ci sono varie feste in corso, e soprattutto matrimoni. Davanti a case e locali si gonfiano archi rossi con draghi e fenici, passano auto addobbate con rose rosse, precedute da una con una sorta di scopettone che striscia in terra e "pulisce la strada" al corteo (o indica ciò che accadrà la prima notte di nozze), si vedono persone in abiti eleganti, fotografi e musicisti. E scoppiano botti ovunque, al punto che in mezzo agli incroci ci sono donne intente a spegnere le fiamme e raccogliere le ceneri.
Le strade che percorriamo oggi sono per lo più ampie e nuovissime, al punto che su Google Maps e le nostre app nemmeno esistono. Tagliano campagne coltivate fitte fitte, rigogliose, dove i campi di mais si alternano alle serre, e a bordi strada ci sono i venditori intenti a proporre zucche e angurie, pannocchie e pomodori davvero appena raccolti a pochi metri di distanza. Il traffico è quasi nullo, le corsie ampie, e si pedala volentieri nell'aria ancora fresca del mattino. Siamo pur sempre a 800m.
Oltre ai venditori di frutta e verdura, incontriamo anche alcuni allevatori che, con i loro furgoni e camioncini, danno vita a un vero e proprio mercato del bestiame agli incroci. Ci sono piccioni stipati nelle gabbie, capre, pecore e cani. Da mangiare.
La strada va poi a insinuarsi in zone meno abitate, tra boschi e campi, dove le vie lastricate di cemento sono in ombra grazia salici da pepe profumatissimi. Nel silenzio, cicale potentissime che emettono un suono elettrico da alta tensione se la cantano indisturbate. Capita i attraversare qualche torrente, o costeggiare kilometri di mais già alto. Non si procede spediti, ma è bello vedere anche questi angoli di Cina, più rurali, lenti e rimasti al presente, non lanciati nel futuro.
Ogni tanto si attraversa qualche villaggio: non più di una manciata di case in mattoni, legno e fango essiccato, si stringono intorno alle piazzette dove campeggia il Grande Timoniere. Qui tutti gli anziani stanno seduti a chiacchierare all'ombra degli alberi, o a giocare a carte o a dama, in gruppetti. Le donne di qua, gli uomini di là. Quando passiamo, per un attimo si fa silenzio, e tutti ci fissano. Noi facciamo brevi cenni di saluto e proseguiamo. Probabilmente siamo una sorta di visione, e qualche attimo dopo quelle persone saranno lì a chiedersi: "Ma li hai visti anche tu?", "Me li son sognati o son passati due tipi strani su bici cariche?".
Incontriamo pure un funerale, con carro splendido a forma di dragone. Non male come mezzo per l'ultimo viaggio, accompagnato da salve di petardi e nuvole di incenso.
A metà tappa facciamo una sosta al bordo di un boschetto, per mangiare quel che abbiamo con noi e toglierci un po' dal sole e dalla polvere. Riprendiamo quindi evitando tutti gli stradoni che portano a Taiyuan, che, essendo la capitale dello Shanxi, è collegate da autostrade e superstrade dalle quali è bene tenersi alla larga. Nel nostro peregrinare tra colline e campagne, dunque, incappiamo per caso in ville fortificate e templi cinti da mura, tipici di questa regione. Qui infatti i signori della guerra, feudatari con eserciti privati, terre e pochissimi scrupoli, hanno spadroneggiato, tra guerre e razzie, per secoli, fino agli anni '20 del 1900. Per tenersi al sicuro, era bene costruir mura possenti, e difenderle con guarnigioni fedeli.
Dopo tanta campagna, viene comunque il momento di imboccare la valle del fiume Fen, che scorre fino alla città meta di oggi. Le strade si fanno grande, e intricate, su più livelli, costeggiate da linee ferroviarie diverse, ora dei treni ad alta velocità, ora dei lenti convogli per le merci. Non si può dire ci sia traffico, perchè gli spazi sono immensi rispetto al numero di veicoli, ma di certo l'impressione è quella di esser finiti su un altro pianeta. Anche qui, comunque, attiriamo grandi attenzioni, e ragazzi e bimbi sui motorini (sì, guidano loro) ci salutano con grandi "Hello!".
Taiyuan inizia a 30km dal centro, e finirà 20km dopo. E' vastissima, un grandioso termitaio a pinnacoli e grattacieli, centri commerciali e incroci grandi come un paese. D'altronde è una città da 2500 anni, e i 5 milioni di anime che ci vivono andranno pur alloggiate da qualche parte. La cosa sorprendente è che, pedalandoci dentro, sulle ciclabili affollate di bici, motorini e tricicli a motore, non ci si rende conto dell'estensione folle in orizzontale e verticale di questo luogo. Perchè, a differenza di altri luoghi dove gli spazi sono angusti, qui tutto è vasto, arioso, e respira. I palazzoni sono divisi a blocchi, e i blocchi distanziati di km tra loro. Ci sono viali alberati, aiuole, parchi, marciapiedi, panchine. Negozi ed edifici più bassi a ridosso della strada, e solo più indietro i grattacieli da 50 piani. Nell'insieme, non si ha un'impressione di claustrofobia o affollamento, al contrario!
Certo il traffico di mezzi leggeri non manca, ed è abbastanza caotico e imprevedibile, quindi richiede massima attenzione. E' una sorta di colpo di grazia per noi che siamo già stanchi dopo oltre 120km... Ma, senza intoppi, arriviamo in hotel. Qui veniamo letteralmente assaliti da una pletora di receptionist, stuart e inservienti decisamente TROPPO servizievoli. E' domenica e questa struttura ha anche, al suo interno, un centro termale. C'è un tremendo via vai di ospiti. Vedo scene raccapriccianti, tipo i ragazzi dello staff che mettono e tolgono scarpe e ciabatte ai clienti della piscina, mentre altri sono lì solo per salutare forte con forti sorrisi e indicare le porte. Noi veniamo presi de peso, portati dentro, insieme a bici e bagagli, tutto in fretta, mentre i 4 ci parlano addosso, in solo mandarino stretto, per farci sentire al centro delle loro cure. Ma proprio troppo! Con una fretta e un entusiasmo che ci ammazzano, cotti, anche mentalmente, come siamo. In ogni caso la camera è molto bella e ha pure il wc smart in stile nipponico.
Dopo la doccia, usciamo quasi subito. Non è prestissimo, e vogliamo almeno vedere il fiume ed il ponte pedonale che unisce due aree di un centralissimo parco cittadino. Abbiamo preferito questo quartiere, sede di teatri, musei e un acquario, a quello antico, che tanto attraverseremo domani uscendo, e pure a quello con templi e chiese cattoliche. Va ricordato però che Taiyuan è la città dei martiri cinesi, morti ammazzati durante la Rivolta dei Boxer nel 1900, quanto monaci, preti e fedeli furono uccisi e le chiese date alle fiamme. Qui infatti c'è una comunità cattolica radicata fin dal 1635, quando un gesuita belga diede avvio alla costruzione della prima cattedrale. I martiri cinesi sono stati canonizzati da Giovanni Paolo II, e c'è un cimitero cittadino loro dedicato.
Noi ci accontentiamo di respirare un po' di luce miele sul fiume Fen, mentre il sole basso mette in risalto il profilo dei palazzi. Ci sono venditori ambulanti di cibo e giocattoli e suonatori di strada, kayak e pedalò solcano le acque, dense di ninfee, e, nonostante il gran caldo, si respira un'aria tranquillissima e rilassata.
Siamo stanchi e assai affamati, quindi cerchiamo direttamente un ristorante dove cenare. Ne scegliamo uno frequentato da famiglie di local, con i tavolini e gli sgabelli bassi sulla strada. La specialità sono gli spiedini, e quindi ci sdiamo in un ordine pantagruelico. Ci portano due vassoi di anguria come antipasto. Interessante... Qui i cetrioli si mangiano alla fine, come un frutto, e il popone all'inizio, come aperitivo!
La griglia è anch'essa sulla strada, e in bella vista c'è una delle specialità del luogo: la testa di pecora. I bambini nei tavoli intorno suggono le ossa fracassate e con le mani guantate smucinano la carne molle e i pezzi di cervello. Noi evitiamo.
Alessio prende spiedini di carne, mentre io tofu, soia, e verdure. E poi una gigantesca melanzana grigliata, tutta condita con aglio e spezie, che mi mette in gravi ambasce: non è tagliata a pezzetti, quindi non si mangia con le bacchette. E' molle, unta e rovente, quindi pure mangiarla con le mani è un disastro. Ci finisco dentro con tutta la faccia, facendomi il bagno, ma alla fine anche lei fa la fine di tutto il resto: spazzolato. Purtroppo le quantità di aglio e spezie avranno, come anticipato, effetti devastanti sul mio apparato digerente, ma finchè non è partito il concerto per soli fiati, degno dei petardi scaccia-spiriti di stamattina, me la son proprio goduta.
Ce ne torniamo quindi in camera, non prima di esserci aggregati al pubblico che osserva i giocatori di scacchi cinesi (gioco ben complesso, con pezzi come imperatore, elefante e cannone). Alessio si mimetizza perfettamente tra gli umarell!
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| notare l'insegna del 7-eleven fake, versione sinica, con gli stessi colori, lo stesso concept e gli stessi prodotti, ma cinese |
Si chiude così questa lunga giornata che ci ha condotti fino al cuore dello Shanxi, regione che stiamo attraversando quasi per intero, in diagonale, e ci sta mostrando uno dei più antichi volti della Cina, dove tanti fili dell'intricatissima storia del Paese hanno il capo. Domani raggiungeremo un altro luogo simbolo, Pingyao. Si tratta della più antica città cinta da mura della Cina (risale all'VIII secolo a.C.), e ancora oggi conserva i suoi sistemi di difesa e il centro storico di epoca Ming e Qing, con case tradizionali, botteghe e negozi rimasti cristallizzati al tempo dei mercanti e dei banchieri imperiali. Infatti anche l'hotel che ho prenotato, alla gran cifra di 10 euro a notte da dividere in due, è in un cortile storico tradizionale.
20/7
Taiyuan-Pingyao
86km
Le fatiche intestinali notturne mi lasciamo qualche strascico in termini di stanchezza e debolezza. Per fortuna la tappa di oggi è abbastanza breve, e in piano. Ad Alessio serve una doppia colazione, io dovrò fermarmi poi a15km dall'arrivo per mangiare qualcosa, perchè liquidi e cena di ieri sono purtroppo rimasti ai Taiyuan.
Mi fa comunque ridere pensare quanto ormai siamo entrati di testa, a capofitto, nell'ottica del viaggio: a casa 86km sarebbero un bel giro lungo, qui sono una tappa tranquilla. E anche sulle spese ci stiamo abituando bene... Qui 15 euro per una doppia sono già una discreta spesa, a casa ormai con 15 non mangi neanche più una pizza! Sarà traumatico il rientro, in questo senso...
Dopo esser stati inseguiti dalla receptionist con i 100cny lasciati in cauzione ieri, di cui mi ero totalmente dimenticata, ci buttiamo nel traffico del lunedì mattina di una "cittadina" da 5 milioni di abitanti. Che comunque è meno caotico e pericoloso di quello milanese. I primi kilometri sono sempre tra palazzoni e ciclabili larghe, incroci giganteschi e fiumi di motorini elettrici. Poi, però, l'area urbana finisce, e si torna tra campi coltivati e villaggi distanti anche parecchi kilometri.
Facciamo una prima sosta a un benzinaio, dove Alessio si cala un energy drink che sembra liquido antigelo, e mangia dei crackers dolci, condivisi con un canetto cubista, tutto sproporzionato, assemblato con pezzi che sembrano venire da animali diversi. Un qilin, la chimera cinese che scaccia le sfortune e gli incendi! Ha la coda lunghissima, le zampe davanti corte e storte, la testa minuscola e il treno posteriore rialzato. Non sembra del tutto a suo agio ad avvicinarsi, come se temesse una pedata, ma apprezza lo snack e probabilmente ci seguirebbe volentieri fino in Italia.
Riprendiamo, un po' molli, su strade tranquille che inducono a pisolini estemporanei. Le cicale emettono il loro suono elettrico da alta tensione e, intorno, c'è del gran verde di campi di mais, alberi con la frutta insacchettata singolarmente sui rami e boschetti. Spesso si incrociano signore, già piuttosto anziane, su carretti e mezzi con numero variabile di ruote stracariche di insalata, cavoli e verdure appena raccolte. Vanno a gruppetti e se la contano su, procedendo a 15km/h, massima velocità dei loro bolidi che frullano forte.
Qui gli anziani è come se avessero vissuto tre vite, con le rivoluzioni, letterali e non, che hanno coinvolto la Cina e il quotidiano di chi ci abita. C'è poco da insegnar loro.
A un tratto compaiono baracchini a bordo strada che vendono costumi da bagno, teli mare e salvagenti con la paperella. Ma uno via l'altro, decine. Ci chiediamo per chi, e perchè, visto che il mare dista davvero molte centinaia di kilometri, e non è comunque in questa direzione, e non ci sono nemmeno fiumi o laghi balneabili. Poi capiamo: c'è un parco acquatico spaventosamente gigantesco, grande come una città, con scivoli più alti dei grattacieli e un dragone fatto e finito che spruzza acqua e vapore all'ingresso. Penso, a giudicare dal vociare, che ci siano dentro diverse decine di migliaia di persone.
Dalla strada si intravedono diversi siti di interesse turistico: templi più o meno antichi, villaggi storici, musei legati alle eccellenze regionali (aceto stagionato e manzo in primis) ma pure residenze nobiliari. Passiamo accanto a quella della famiglia Qiao, che risale a metà del XVIII secolo. Il proprietario poteva permettersi tutte e 313 le stanze finemente decorate e con tetti a pagoda, con arredi di lusso e opere d'arte, perchè lavorava per uno dei più affermati banchieri imperiali di Pingyao. L'umile dimora è talmente vasta, con edifici, giardini, strade e cortili interni, da sembrare una città. Anzi, da esserlo proprio. Dall'alto ha la forma di un carattere che significa "glorioso". Chicca interessante: qui nel 1991 hanno girato gran parte del film "Lanterne rosse".
Ci fermiamo un momento ad ammirare questa grandiosa ostentazione di lusso e ricchezza, per poi ripartire. Siccome è presto, e la gamba è molle, facciamo pausa in un paesino con supermercato. Io, oltre a un paio di barrette, compro diversi tipi di caramelle sfuse e dolcetti. Me li pesano singolarmente, perchè hanno prezzi diversi, con un gran brigare di manovre e 100 etichette. In cassa vengono scansionate tutte, e dopo un'operazione infinita, si arriva al totale: 2.5cny, cioè 0.3 euro.
Mancano solo 15km all'arrivo, e trascorrono sonnolenti. Alessio è un po' commosso dai cagnolini che si vedono in giro, alcuni davvero carini, ma destinati a breve vita perchè se ne vanno tra strade trafficate e mezzi pesanti, soli e poco curati. La sua famiglia ha un cane, quindi immagino sia come per me quando vedo i gatti tenuti in gabbie piccole e inadatte, esposte al rumore e al caldo o al freddo, come si usa qui. Una roba da spaccare il cuore.
In breve, comunque, raggiungiamo la nostra meta, Pingyao, che ci accoglie con la sua cinta muraria incredibilmente conservata, imponente, grandiosa, inespugnabile. La superiamo giusto perchè abbiamo buone intenzioni, e un hotel storico che ci attende proprio nella città vecchia.
L'hotel, che è all'interno di una residenza storica, vende anche aceto invecchiato nei tipici vasi di porcellana nera. E' uno dei 4 aceti tradizionali cinesi, con una tradizione millenaria; si fa con un mix di sorgo, piselli, orso e frumento, cotti, fermentati e affumicati (infatti ha un sapore quasi di tostatura, oltre al mix dolce e aspro come quello balsamico). Poi viene lasciato al freddo in inverno e al caldo in estate, per "maturare". Il nostro host sta dormendo saporitamente tra i bacili, sotto ad un ritratto di Mao, e si sveglia di colpo, spaventato, nel momento in cui entriamo e ci facciamo sentire con un sonoro "Nihao". Emerge quasi da sotto di noi, e sembra un po' ubriachetto, ma forse è solo rimbabito dal pisolino e dai fumi dell'aceto, oltre ad aver un problema alla gamba che lo fa camminare storto al limite dell'equilibrio. Ci fa lasciare le bici nel cortile interno, e non serve legarle: ci sono i motorini elettrici con le chiavi inserite, proprio accanto alla porta che affaccia alla strada ed è sempre aperta, incustodita... Poi ci dà la camera, e come sempre è un bel pasticcio spiegargli che, come da prenotazione, non vogliamo il letto matrimoniale ma due separati... Qui non sembra gran che concepita l'amicizia tra un uomo e una donna. La struttura, dove siamo unici ospiti, comunque, è stupenda. Tutta in pietra e legno, con una stuoia a mo' di zanzariera davanti alla porta e le travi del soffitto a vista.
Infatti, dopo la doccia, duriamo ben poco; nonostante il rumore che sale dalla strada, che è vicina ad un ingresso dalle mura, crolliamo in un sonno profondo e densissimo. Io sono bollita dalla brutta nottata sul cesso, Alessio è in quella fase che separa la stanchezza dall'allenamento e dall'abitudine, dopo una settimana di pedalate in viaggio. Quindi ci fa bene e ci rimette in bolla.
Intorno alle 18 usciamo con l'idea di fare due passi giusto per, tanto avremo l'intera giornata di domani per visitare questa perla storica, e magari andare in cerca di un mall che venda deodoranti per occidentali puzzoni. Già i primi scorci, comunque, danno la misura della bellezza di questo luogo, rimasto cristallizzato nel tempo. Domani ne parleremo meglio, man mano che procede la visita. Per ora ci godiamo le lanterne rosse e le insegne di stoffa gialla che spiccano contro i muri di mattoni scuri, ombreggiati dai complessi profili dei tetti a pagoda tutti istoriati.
Usciamo dalle mura e raggiungiamo un enorme centro commerciale, fuori dal quale si affollano numerosi ambulanti che vendono souvenir e giocattoli, street food e, è il caso di dirlo, "cinesate". Purtroppo il mall è dedicato quasi interamente al cibo, tra catene di fast food e gelaterie, hot pot e ristoranti. Quindi non trovo ciò che cerco e mi rassegno a puzzare. Se poi continuo a mangiare tutto questo aglio, divento proprio un idoletto scacciazanzare aulentissimo. Il povero Alessio stanotte pensava avessero aperto le cucine di qualche ristorante in albergo... Ero io! Comunque, le poche volte che entro a controllare in qualche negozio, vengo fotografata, di nascosto e non, perchè, a quanto pare, nonostante sia una città turistica, gli stranieri non vengono qui a far spese. Sento il "click" delle foto quando lumo tra gli scaffali, e, se mi giro, vedo le commesse che mi guardano attentissime e curiosissime, dietro agli schermetti, sorridendo.
A mani vuote torniamo verso la città, passando da un parco che pare una simulazione in realtà virtuale, tante sono le cose che vi accadono contemporaneamente: qui 20 saxofonisti in pensione si esercitano in brani un po' scoordinati, lì una donna balla il tip tap da sola, mentre un guardone la sbircia da dietro una siepe. Qui un gruppo di amici in Beijing bikini canta a un karaoke improvvisato, là ci sono gruppi di uomini che giocano a carte o dama. In un angolo giostre coloratissime, in un altro bimbi con i piedi a mollo nello stagno. Ovunque, bancarelle e street food, ma senza pubblicità aggressiva o rumori molesti. Paradossalmente, visti gli spazi ampi, c'è quasi silenzio.
Dopo aver superato il parco e i due enormi teatri dove si svolge una live performance con ballerini e attori che mettono in scena la storia locale, troviamo un ristorantino di quelli marci che piacciono a noi, non turistici e solo per local. Tavolini, sgabelli bassi e un'arietta finalmente più fresca sono il setting ideale per una cena necessaria quanto gustosa, preparata al momento con verdure e ingredienti cotti in un enorme wok. Alessio va di spaghettoni d'orzo fatti a mano e tagliati al coltello, con il manzo di Pingyao, io di tofu homemade, leggermente piccante. Il manzo è una preparazione tipica davvero di qui: la carne viene marinata con spezie ed erbe, brasata per ore a fuoco lento e servita fretta a fette sottili. Pare prosciutto, e si scioglie in bocca.
Rinfrancati e rifocillati, ce ne torniamo nella città vecchia, ora illuminata. Lo spettacolo è a dir poco incredibile. Ed è estremamente diversa da Datong. Oltre al fatto che qui tutto è originale e non ricostruito, l'atmosfera è incredibilmente più tranquilla, meno caotica, con meno stimoli continui e contrastanti. Là stavamo impazzendo davvero per il troppo tutto, qui di antichi ci sono pure il silenzio e la calma, pur nella vivacità dei negozi e dei servizi per i turisti.
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| il nostro hotel |
Prima di rientrare in camera, ci prendiamo pure una porzione di anguria da mangiare passeggiando. E anche la nostra dimora local ci appare tutta illuminata, splendida davvero. Le premesse, perchè questa città si riveli fantastica anche domani, con la visita approfondita, ci sono tutte.
21/7
Pingyao
0km in bici, parecchi a piedi
Oggi ci siamo dedicati alla visita di Pingyao, che davvero è una piccola perla ricca di storia e cultura che merita le dovute attenzioni. Non ho intenzione di scrivere una guida turistica o un'enciclopedia, perchè questa città esiste da 2500 anni e fin dalla prima dinastia imperiale, i Qin, è stata importante sede di governo; quindi mi limiterò ad alcuni cenni e alle impressioni che mi ha dato, oltre al gran numero di foto scattate.
"Centro finanziario della Cina durante la dinastia Qing, è famosa per le antiche mura ottimamente conservate, e nel 1997 è stata inserita nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Pingyao mantiene in gran parte l'organizzazione e l'aspetto di una città delle dinastie Ming e Qing, con una classica pianta a forma di bagua. Più di 300 siti all'interno e nelle immediate vicinanze della città rivestono un interesse archeologico, con circa 4.000 edifici risalenti alle dinastie Ming e Qing." (Wikipedia)
"Un insediamento a Pingyao esisteva già durante il regno del re Xuan (circa 827-782 a.C.), quando i Zhou eressero bastioni di terra attorno al sito.
Durante il periodo delle primavere e degli autunni la città apparteneva allo Stato di Jin, mentre durante il periodo degli stati combattenti faceva parte del regno di Zhao. Durante la Dinastia Qin la città era conosciuta col nome di Pingtao; durante la Dinastia Han invece era nota come sede della contea di Zhongdu.
Intorno al 1370, durante la Dinastia Ming, la città venne notevolmente estesa. Pingyao fu il centro finanziario della regione a partire dal XVI secolo e dell'intero Impero Qing alla fine del XIX secolo. A quel tempo, c'erano più di 20 istituti finanziari all'interno della città, che rappresentavano più della metà del totale dell'intero Paese. Rishengchang fu la prima e la più grande banca, tanto che controllava quasi la metà del commercio dell'argento cinese sotto la dinastia Qing. Dichiarò bancarotta nel 1914 in seguito alla Rivoluzione Xinhai.
Restauri organizzati sono stati intrapresi periodicamente dal XV secolo, la fase più recente risale al 1979. Nel 1986, la Cina ha designato Pingyao come una delle città storiche e culturali cinesi" (Wikipedia).
Consapevoli di ciò, per prima cosa cerchiamo un locale per fare colazione, ma oggi non alla cinese, bensì all'occidentale, con caffè e qualcosa di dolce. Qui ci sono alcune catene che offrono questi prodotti, per quanto la maggior parte dei ristoranti stia già spadellando riso, spaghetti, carne e verdure per una colazione sinica con gran brodoni caldi e sostanziose portate. Dopodichè, ci rechiamo al chiosco dei biglietti per acquistare quello cumulativo da 13 euro che permette di visitare tutte le 22 attrazioni della città, e alcune pure fuori. L'operazione è complessa perchè, per gli stranieri, serve compilare un lungo modulo con tutti i dati del passaporto. Alla fine la signora, molto gentile, è stremata, sudata e disfatta, ed esulta quanto noi a pratica conclusa. Poi con il traduttore ci scrive che la cosa non è difficile per sè, ma è difficile la comunicazione (in effetti traslitterare tutto e leggere in due alfabeti non è semplice! Soprattutto se, nel frattempo, internet fa le bizze).
La prima cosa che salta all'occhio sono proprio le mura, che già ieri ci hanno colpiti, entrando.
"La cinta muraria di Pingyao venne costruita nel 1370 dall'imperatore Hongwu, munita di sei porte con barbacane che si sviluppano per 6,4 km di lunghezza con una altezza di 12m e una larghezza di 5m.
Le sei porte sono disposte lungo i quattro lati: una su ognuno dei lati settentrionale e meridionale, due su ognuno de lati orientale e occidentale. Questa disposizione fece guadagnare alla città il soprannome di "città tartaruga", poiché la struttura delle porte richiama l'animale (una testa, una coda e quattro zampe).
All'esterno sono difese da un fossato profondo 4 metri e largo altrettanti. Le mura sono munite di 72 torri d'osservazione (di cui 4 agli angoli) e oltre 3.000 merli.
Nel 2004 parte delle mura meridionali crollò, ma vennero immediatamente ricostruite. Le mura della città sono comunque in gran parte intatte e vengono considerate fra i migliori esempi di cinte murarie del Medioevo." (Wikipedia)
Dunque Pingyao, una sorta di Wall Street del Celeste impero, è riuscita a preservare la propria identità nonostante la storia stessa, e nonostante i fiumi di turisti che da ogni angolo di Cina si riversano qui nei periodi di vacanza, portando soldi a palate, come un tempo, ma anche tutti i problemi dell'overtourism. Noi la troviamo viva ma non affollata, quasi vuota nelle prime ore del mattino, e poi movimentata abbastanza da farsi interessante. Qua e là si intravede anche qualche occidentale, e becchiamo pure una ragazza italiana che ha il fidanzato che studia qui. E lo indica pure, ma indica il vuoto, quindi non so se sia un amico immaginario o che, ma pace.
Dopo aver percorso alcune strade di ristoranti e botteghe, dove ancora oggi si vendono prodotti di artigianato locale, raggiungiamo il Tempio di Confucio, uno dei meglio preservati di epoca Tang (VI-X secolo). Il portale, come spesso accade, è dedicato al dio Lingxing, colui che sceglie le persone di valore, degne di emergere e fare carriera e usare il loro ingegno per il bene della società.
La prima corte è dedicata alle cerimonie sacrificali, e ospita sale che ricordano i meritevoli della città. Dopodichè si entra nella seconda, dove i fedeli suonano una grande campana di buon auspicio.
Ai lati del tempio centrale si trovano le rappresentazioni in dimensioni naturali dei 72 discepoli di Confucio, i saggi, ciascuno con caratteristiche differenti ed abiti elaborati dai colori sgargianti. Al centro si erge lui in persona, Confuzio che ci guida e protegge, qui un po' scuretto, diciamo abbronzato, non si sa ben perchè.
Il terzo cortile ospita edifici che, durante le dinastie Ming e Qing, dal '400 al '900, servivano come biblioteche, sale per lo studio, la scrittura e la meditazione. Qui ci sono esposizioni relative alla vita di Confucio, alla calligrafia, alle scuole e al sistema educativo nella Cina antica. Oltre alla conoscenza mnemonica dei testi canonici del filosofo, e una grande vivacità intellettuale, era necessario praticare anche discipline fisiche, dal tiro con l'arco al sollevamento pesi. Soprattutto se si voleva superare l'esame per diventare funzionari imperiali.
Proseguendo, si incontrano altri cortili, dedicati a personalità di spicco della città, la divinità del cielo e la conservazione di volumi e scritti vari. C'è anche un palazzo che ospita l'unico museo internazionale di fotografia di tutta la Cina, nonchè luoghi di culto del padre e degli antenati di Confucio, e delle vedove che restavano fedeli ai mariti defunti, e non si risposavano anche se questi morivano giovani.
Dopo aver salutato Confuzio e tutti i suoi coloratissimi discepoli, torniamo nelle vie sempre più popolate di passanti e venditori, che si segnalano senza diventare molesti, diretti ora al Tempio del Dio della città. Anche solo camminare a casaccio è un'esperienza immersiva in un luogo antico che vive nel presente, ed è un assaggio a larghe fette di questa zolla di Cina.
Incappiamo pure in un muro dei nove dragoni, simile a quello di Datong, che, anche in questo caso, serviva a proteggere l'abitato da spiriti maligni e sventure di ogni sorta.
Il Tempio del Dio della città risale all'epoca Song (X-XIII secolo) ed è di culto taoista. Comprende tre aree distinte, spalmate sul 7300 metri quadri: una dedicata al protettore di Pingyao, una al dio della ricchezza e una al dio della cucina (ebbene sì). Anche qui si susseguono cortili ed edifici, decorati e abbelliti con statue di saggi, divinità e animali sacri (legati soprattutto all'oroscopo). Qui si brucia più incenso e si fanno più offerte in cibo e banconote rispetto alla controparte confuciana. D'altronde sono divinità del folklore radicatissime nella spiritualità cinese, e riguardano direttamente la vita quotidiana.
Dopo aver passato in rassegna molte sale e statue e rappresentazioni di cui capiamo veramente poco poco, perchè si entra nel dettaglio del culto locale e diventa difficile districarsi, torniamo in strada, e si cominciano a sentire profumini invitanti di frittelle al taro e panini al sesamo cotti sulla brace. Diamo un'occhiata al Grand Theater e decidiamo di non visitare il museo della lacca, che pure è un prodotto tipico del luogo.
Passiamo tra gioiellerie con dragoni sputavapore enormi e negozi di souvenir con dei Confuci in costume, fino ad arrivare davanti alla Torre del Mercato.
Qui si apre l'ingresso del luogo forse più importante di questa città, o che quantomeno ne giustifica l'importanza: Rishenchang, la prima cassa di risparmio cinese, attiva dal 1823. Si tratta di un labirinto di cortili, caveau sotterranei e oltre 100 stanze, tra uffici contabili, sale per incontri con importanti mercanti e spazi dove i funzionari, armati di abaco e pennelli da scrittura, segnavano minuziosamente entrate e uscite dalle casse dei privati, ma pure degli imperatori. Il nome di questa banca, che si trova nel centro geografico della cittadella, significa "Prosperità mattutina". Fino alla sua apertura, i mercanti e coloro che riscuotevano le tasse erano costretti a trasportare fisicamente forzieri pieni di tael d'argento e oro da una roccaforte all'altra, sempre esposti al rischio di rapine. E' incredibile pensare che la Cina fosse così avanti su certi frangenti, basti pensare all'invenzione della cartamoneta o alla burocrazia impeccabile, e così indietro su altri. In Europa le banche e le lettere di cambio esistevano già da 700 anni!
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| ci sono figuranti in costume... In carne e ossa! Non sono manichini |
Nei sotterranei, protetti da guerrieri spaventosi alle porte, si trovano i depositi, oggi pieni di copie in gesso dell'oro e dell'argento che un tempo era custodito qui (e nelle altre 30 filiali di questo istituto). Non mancano altari alle varie divinità della ricchezza, e banconote con il faccione di Mao lasciate come offerta sui finti lingotti. C'è pure una colonna con un dragone della prosperità, che i visitatori accarezzano, girandoci intorno più volte.
Ci aggiriamo per questa sorta di museo del denaro e della sua gestione a lungo, perchè davvero è immenso e ricorda un po' la Gringott di Harrypotteriana memoria (a propos, esiste una versione cinese del maghetto, super fake, che a un certo punto arriva al crossover con Il signore degli anelli, perchè Harry viene teletrasportato in quell'universo fantasy e si trasforma in uno hobbit).
Quando usciamo, troviamo una via intera di venditori di grilli della fortuna. Porelli.
Come ultima chicchetta, visitiamo la casa di un ricchissimo mercante, che si era fatto costruire una villa che aveva una parte dedicata alla vita privata, e una ai suoi affari, agli offici e agli incontri di lavoro. Di certo non se la passava male!
A questo punto abbiamo visto tutto quel che ci interessava. Ci sarebbero altre mille cose, ma non si può essere ingordi, altrimenti il cervello esplode! In compenso, la mollezza inizia a farsi sentire, e quindi ci fermiamo per un pranzetto sotto allo sguardo benevolo del Grande Timoniere. Io mi limito ad un'insalata leggera di verdure fresche condite con il famoso aceto invecchiato di qui, mentre Alessio si tuffa in una ciotola di spaghettoni conditi con quello che par proprio ragù. Poi cala l'abbiocco, e infatti si torna in hotel a riposare. Che è pure uno scopo di questo giorno di pausa. Nel rientrare, evitiamo di un pelo un potentissimo acquazzone.
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| caramelle alla prugna ottime! |
In camera, oltre a sistemar foto, scrivere e pisolare, ci dedichiamo anche alla revisione delle prossime tappe. Siamo a 7 giorni di pedalata da Xi'An, e infatti domani penso di acquistare i biglietti per l'esercito di Terracotta, onde evitare brutte sorprese. Questa settimana ci vedrà impegnati su salite piuttosto impegnative per raggiungere un altro luogo incredibile, sulla carta meraviglioso (e probabilmente anche nella realtà): le cascate sul Fiume Giallo. Ebbene sì. Stiamo per arrivare al cospetto di sua maestà, il serpente d'acqua bizzoso, che nei secoli, con le sue piene e le sue esondazioni, ha spazzato via intere regioni.
Ci arriveremo tra 4 giorni e parecchie salite, ma ne varrà di certo la pena.
Intanto, si è fatta ora di cena, e si sente. Scendiamo in un ristorantino vicino all'hotel, anche perchè il cielo ancora minaccia temporali ed è squarciato da lunghissimi lampi. Io vado di spaghettini di riso con verdure e soia affumicata, mentre Alessio si cala degli gnocchi di farro fatti in casa e una vasca di zuppa di uova, manzo e tofu, oltre a una birra. Più beve brodo, più suda: è una fontana con ricircolo!
Abbiamo la colazione per domattina, le gambe riposate e gli occhi pieni di meraviglia. Siamo pronti per ripartire!



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