4/7
Huailai-Badaling
47km
Oggi tappa brevis: ormai sono alle porte di Pechino, e, avendo anticipato i tempo con lunghe tappe là dove le città erano distanti, tra deserto e steppe del nord, posso ora andar con calma e addirittura fare del turismo. Infatti la meta di oggi è Badaling, sulle montagne che coronano la capitale, dove di trova una delle sezioni più spettacolari e meglio conservate della Grande Muraglia.
Parto con calma, sotto ad un cielo velato che consente di tenere a bada il potentissimo caldo esploso anche qui. Esco da Huailai tra bancarelle di frutta e porcellane, in un viavai di motorini elettrici e tricicli a motore un po' caotico, che impone di "entrare nel flusso".
Poi son stradoni e stradoncini, tutti talmente vasti da consentire spazi adeguati per ciascuno. Sicuramente passano migliaia di auto, camion, scooter elettrici... Ma non ci sono ingorghi, traffico, code. Non si ha neanche la sensazione della mole di mezzi, perché le strutture sono adeguate, anzi, quasi sovradimensionate. In una strada statale, parallela all'autostrada, con 4 corsie centrali e 4 controviali, alberati e con cista sui campi, si ha la sensazione di pedalare soli su una viuzza di campagna. Diciamo che qui sanno come gestire i grandi numeri, da sempre!
Raggiungo il bacino artificiale di Guanting, creato negli anni '50 come riserva d'acqua per Pechino. In realtà l'inquinamento ha reso spesso inutilizzabile questo lago, che tanti solcano su barche da pesca o da diporto, con moto d'acqua, sci e tavole. Attraverso il grandioso ponte, con il suo spazio ciclopedonale, ed entro nella regione di Pechino.
Infatti, dopo una zona tutta viti e produzione vinicola (l'azienda più nota si chiama "Vino Grande Muraglia"... Giustamente). Dopodiché passo attraverso una serie di ridicoli controlli di polizia, resi fastidiosi solo dai numerosi dossi alti e stretti, fatali, che mi fanno volare via le borse a più riprese, rischiando di farle finire sulle auto e di causare un incidente, letterale e diplomatico. In realtà gli agenti si limitano a guardare, senza aprire, le borse (mentre su auto e camion fanno controlli accurati). Poi vogliono il passaporto. "Ah Idalìæ". Sì Italia! Ridono e mi ributtano il documento in mano, come a dire: "ma perché ti sei fermata? Tu puoi andare!". E grazie a questa grandissima m...uraglia! A saperlo!
Comunque arrivo a destinazione ben presto, ma ho scelto appositamente una homestay che permette il check in da mezzogiorno.
La struttura è pazzesca: una casa tradizionale arredata di conseguenza, in un villaggio storico, Chadao, che è stato restaurato per far capire come fosse ai tempi d'oro della Muraglia, voluta anche qui dalla Dinastia Ming. Ma ne parliamo dopo.
Ora ho fretta: sono le 13. Il tempo di una doccia e torno in strada, a piedi, per esplorare il sito storico della Muraglia. Inizialmente ho intenzione di visitare solo il museo, e non salire: andrò nella meno affollata sezione di Mutianyu, da Pechino, con Alessio, per un trekking fatto come si deve, senza kilometri pedalati nelle gambe. Percorro il kilometro e mezzo che separa l'hotel dall'ingresso al sito, trovandomi a passare tra un'offerta turistica e l'altra: bancarelle che vendono cappelli e bastoncini da passeggio, ventilatori, cibo e acqua. Parchi, parchetti, zoo (che evito come la peste perché gli animali in gabbia mi fanno proprio stare male). Statue, monumenti, stele commemorative.
In effetti questa zona da 70 anni beneficia dell'apertura al pubblico, post restauri della Muraglia, e ogni anno milioni di turisti, soprattutto cinesi, vi si recano. Si percepisce la mole di lavoratori anche nella quantità di scooter parcheggiati fuori dall'area pedonale, tutti rigorosamente con coperta pesante, contro il freddo e contro il sole. E poi ci sono taxi, bus, pullman grandi e piccoli, e tanta tanta gente, che però si disperde su viali e piazze molto ampie, così da non dare mai l'effetto di folla (che pure nella mentalità cinese è cosa positiva, perché se c'è tanta gente significa che qualcosa è interessante). Insomma, vale lo stesso discorso fatto per le strade. Grani numeri richiedono grandissimi spazi. Si susseguono negozi, soprattutto alimentari e di souvenir, e persino un KFC, interrotti solo da statue e siepi modellate a ricordare la storia del luogo. Infatti qui erano stanziate interessanti guarnigioni dell'esercito, e il passaggio di carovane di cavalli e cammelli, con le merci da e per Pechino, erano una quotidiana fila continua attraverso gli empori e le porte di questa Muraglia. Su ogni statua, almeno un bambino sta facendo qualcosa. I cinesi sono estremamente disciplinati, ma anche terribilmente caotici, e del tutto liberi, in queste stupidaggini, dal timore del giudizio altrui. Fanno foto in pose assurde, senza vergogna, in mezzo alla gente. Ho visto una signora, madre di due bimbi, mettersi a terra distesa su una rampa di scale per uno scatto dove sembrava stesse per cadere nel vuoto, e un'altra, coetanea, far pose da supereroe nel flusso continuo di gente davanti all'ingresso del sito. Per non parlare di urla e schiamazzi, fatti per gioco, anche dagli adulti. E i passanti passano, senza preoccuparsi di rovinare lo scatto, altrettanto indifferenti. Deve essere strano avere sempre la consapevolezza di essere uno tra milioni e milioni, un puntino sulla vasta linea del tempo del cosmo, una goccia nel mare. Un ingranaggio a volte un po' ribelle, ma nei limiti. Raggiungo il museo, ma purtroppo è chiuso per lavori di ampliamento. Siccome ho ancora tutto il pomeriggio, e mi sembra un peccato sprecarlo così, decido quindi di visitare la Muraglia. Il biglietto costa 5 euro, cui aggiungere, se si vuole, una corsa in funivia per salire o sullo "scivolo" con rotaia per scendere. Questi brividi li proveremo a Mutianyu. Ora mi limito a camminare... Ma solo dopo un freschissimo bubble tea (che delizia, non ne bevevo uno dall'anno scorso, in Vietnam!).
Compro il biglietto tramite app, e con il qr code, passo i tornelli, senza neanche dover affrontare un poco di coda. E qui inizia il vero spettacolo.
Ho scattato un miliardo di foto e sono rimasta a bocca aperta, e non per il fiatone (perché è estremamente ripida a tratti) ogni pochi passi.
La prima constatazione è che, da sotto, pur essendo così grandiosa, non si vede, e non se ne coglie l'estensione. Infatti orla le creste dei monti, e si confonde tra roccia e foresta. Ma da sopra è incredibile, assurda nella sua sfacciata immensità. I greci antichi avrebbero parlato di hybris. Una linea difensiva imponente, tutt'intorno all'impero sconfinato, difficile persino da sognare, capace di inerpicarsi anche nei territori più impervi, sui monti scoscesi e nei deserti. Quanto devi pensare in grande, nello spazio e nel tempo, per immaginare, anche solo pensare, e poi far realizzare un'opera tale? Ed era il 1505.
Non è un caso se il Governo cinese ha mostrato proprio questo tratto spettacolare agli ospiti più illustri degli ultimi decenni, da Nixon, nel '72, alla Thatcher, da Reagan a Gorbachev. Per farli sentire piccoli. Ridicoli quasi. La Cina è capace di questo. E di resistere. E sa chi è. Voialtri, invece? Nonostante il caldo tremendo, cammino per kilometri, su e giù tra una torre e l'altra, godendomi questo luogo assurdo e meraviglioso.
Viene poi il momento di scendere, e concludere la visita agli ultimi negozietti. Vendono: medaglie simil olimpiche personalizzate al momento, armoniche fischione, lecca lecca sottili stile Squid Game e altri a palloncino, creati soffiando il caramello caldo con un tubicino, a creare forme di animali. Calamite, piatti, vasi e portachiavi con Buddha e Mao, a seconda dei gusti. E alcuni venditori non sono umani ma robot umanoidi. La Cina è il paese che più sta investendo a crearne, ho visto video di robot che ballano in tv, corrono maratone e si occupano di pulizia degli ambienti. Pare sia tutto rivolto all'idea che il calo demografico è irreversibile, nonostante gli incentivi ad avere più figli, e quindi si dovrà far fronte alla richiesta di manodopera, poco specializzata, in futuro. E allora meglio i robot degli immigrati...?
Ne approfitto anche per chiedere a uno dei tanti agenti di polizia (ci sono controlli e metal detector in ingresso e uscita) quale strada io possa percorrere domani in bici per scendere a Pechino. Infatti, controllando la traccia di Komoot, mi sono accorta che mi faceva passare proprio dal sito archeologico. Cosa impossibile proprio a causa dei controlli. E intorno ci sono solo grandi autostrade vietate alle bici... Ma, con un po' di studio, si trova la soluzione e me ne torno verso la mia dimora da Lanterne rosse con una traccia in tasca. Una traccia che porta a Pechino. Prima di ritirarmi, faccio due passi nel villaggio storico. Ha subito 3 grandi ricostruzioni, dagli Han (200 a.C.) ai Ming, vista la sua importanza strategica, militare e commerciale, di roccaforte appena fuori dalla Muraglia, così vicino alla capitale.
Oltre a ristoranti, negozi, magazzini ed empori, ancora oggi usati a quello scopo, ci sono i templi dedicati all'imperatore e alla divinità cittadina. In generale si respira un'aria di totale calma, e il silenzio accompagna le ombre sempre più lunghe nel sole che cala.
Domani entro a Pechino. E si conclude la prima fase del viaggio, quella in solitaria nelle desolate piane del nord. Mi godrò qualche giorno di sosta e visita (c'è tantissimo da vedere, ovviamente, devo fare una lavatrice -non ho ancora lavato nulla da che son partita, 1300km fa- e se riesco vorrei spedirmi a Shanghai, meta finale del viaggio, gli abiti invernali usati in Mongolia, che ora non serviranno più). Poi si riparte, in due, alla volta di Xi'An. E poi ancora verso Shanghai, inanellando antiche città imperiali, monti dai templi mitici (Shaolin per dirne uno) e grandi pianure di fiumi immensi. Da qui si comincia e esplorare la Cina per davvero.
![]() |
| ormai sono una professionista del cibo piccante |
![]() |
| sui dolci, invece, c'è margine di miglioramento |
Sempre che ci sia ancora la bici: me l'hanno fatta lasciare fuori, lato strada, insieme a quelle dei proprietari della struttura. Sul traduttore ho letto: dormi serena, qui non ci sono ladri. Mi son fidata... Vediamo domattina! Per intanto, buonanotte.
5/7
Badaling-Pechino
97km
Oggi, sulla carta, ed è carta sudata, vista, rivista e confrontata con un poliziotto, la tappa prevede una settantina di kilometri di sola discesa. Ne farò quasi 100, con 400m di dislivello concnetrati in poche brevi, ripide rampe. Stamattina parto davvero con calma, nell'idea di non affrettare i tempi e non precedere Alessio, che ha gestito la prenotazione e quindi è bene arrivi prima di me. Succederà, in effetti.
La Fanfola è ancora al suo posto, dopo una notte in strada, slegata perché mi sembra scortese legarla quando ti dicono di fidarti -people pleaser a chi?. Sotto lo sguardo incuriosito della padrona, che mi saluta 100 volte perché ad ogni borsa che carico pensa me ne stia andando, preparo armi e bagagli e finalmente sono in sella. Le due ore successive saranno necessarie per pedalare avanti e indietro negli stessi pochi kilometri, senza riuscire a uscire dal cul de sac in cui mi sono infilata. Badaling è in montagna. Ne è circondata. Non ci sono tratti in piano. Ed è servita da superstrade e autostrade. Komoot mi faceva passare proprio sulla Muraglia. Forzando la traccia a non passare di lì, mi portava su stradoni vietati alle bici. E anche quando pensavo di aver trovato la quadra, pure grazie al confronto con il.poliziotto... ecco che invece, nel concreto, mi trovo davanti cancelli sbarrati e tunnel lunghissimi ed esplicitamente vietati alle bici anch'essi. Ovviamente tutto questo lo ho scoperto in loco, man mano, spesso dopo rampe in salita da sudar la cresima. A un certo punto stavo.per avere un crollo nervoso. Due ore, 20km, salite... per trovarmi ancora al punto di partenza!!! Con l'intera città di Pechino da attraversare, 700m di quota più sotto. La quantità di moccoli tirati e insulti7 alla voce femminile del navigatore si sprecano; la media oraria è uno ogni 20 secondi, ogni dieci colpi di pedale con il cambietto molle a rifrullo. L'unica salvezza è affidarsi alla cinesissima AMap, che non ti segnala il dislivello nè il tipo di fondo, ma sa dove si può e dove non si può andare in bici. Impostata la traccia, con tanta fede nella bontà del ciNavigatore, imbocco finalmente una via percorribile. AMap, in bici, calcola una velocità media di 12km/h, quindi prevede tempi di arrivo biblici; ogni mezz'ora, con voce suadente, ti dice che hai pedalato tanto e dovresti fare una pausa (soprattutto se rallenti o sbagli strada) e, alle curve, ti esorta a svoltare quasi ridendo, beffarda. Ogni 10km, poi, ti fa sapere che hai fatto una distanza pari a tot giri di campo. Non ti dice, invece, quanta salita devi aspettarti, e quanto ripida, e su quali strade pedalerai. Questo si scopre andando!
Mi trovo prima su una scenic route tra le creste dei monti verdissimi, dove, ogni poco, ci sono cartelli stradali e segnaletica verticale che parlano, a bordo strada, tra i cespugli e i rami, ripetendo mantra incomprensibili. Il bello è che di macchine non ne passano, quindi questi altoparlantini alimentati da pannelli solari si rivolgono al vento e alle foglie e solleticano la tendenza s uscir di senno... Ma chi ha voglia poi di pedalare fin sulla luna per recuperarlo?
Dopodiché la traccia taglia per boschetti e paesini montani, con tornanti stretti e ripidi di muri a secco, dove la bici passa a malapena e per fortuna sono deserti. Poi corre per valli e fianchi di colli, tra campi e distese erbose, in un continuo saliscendi che, con il caldo, diventa impegnativo. C'è profumo dolce di fiori, polline, ambrosia. Finalmente poi, dopo altri tornanti e passaggi angusti, raggiungo una provinciale, asfaltata, larga e liscia, tutta in discesa; posso quindi mollare i freni e godermi l'aria fresca della velocità. Ad ogni slargo, un venditore di frutta sta con la sua merce, armato di bilancia, sotto a un ombrellino colorato, in attesa di clienti.
Questo tratto di discesa è una vera goduria, e dura abbastanza da permettermi di riacquistare un po' del tempo e delle energie persi stamani. Non è ancora finita la discesa che già inizia Pechino. Ha una "periferia" di oltre 50km... E da qualche parte i 21 milioni di abitanti andranno pur messi da qualche parte! La cosa incredibile è che, pure qui, non si ha mai la sensazione di essere immersi in un traffico pesante. Ci sono talmente tante strade, immense, su più livelli e destinate a mezzi diversi, che i numeri giganteschi si dividono e scompongono e restano poi flussi piccoli, gestibilissimi. La cosa a cui stare attenti non sono,.infatti, auto e camion, ma gli sciami di centinaia di scooter elettrici, moto, motorini, tricicli a motore e non, risciò e carretti che, nella.corsa dedicata alle bici, ai muovono in qualsiasi senso di marcia e senza concetto di fermarsi ai semafori rossi o dar precedenze. Bisogna andare, seguire il flow senza indugi, non fermarsi mai. Come in Vietnam, ma in modo meno caotico e su spazi più ampi. Ci sono anche tantissimi ciclisti. Tre sono in bici da corsa, con abbigliamento tecnico attillato, casco e occhiale veloce. I più, sono, invece, persone che vanno e tornano dal lavoro con bici a noleggio, e ragazzi che si son fatti una gita nei parchi di periferia. Gli unici nodi di traffico vero sono in concomitanza di parchi divertimenti (intravedo piscine affollatissime e scivoli futuristici, dai quali la gioventù cinese viene sparata verso il Sol dell'avvenire) e mercati grandi quanto Milano. Qui non solo ci sono rallentamenti, ma la congestione di veicoli si fa pericolosa, e infatti assisto allo scontro tra due scooter elettrici, stracarichi di merce. Vanno pianissimo e quindi nessuno si fa male davvero, ma una donna resta seduta a bordo strada a lamentarsi e un poliziotto interviene a sgridare con brutte parole il colpevole.
Procedo sempre più verso il centro -l'hotel prenotato da Alessio è proprio in zona Piazza Tiananmen. Le aziende e i vecchi condomini residenziali, lugubri e scrostati, cedono il passo a parchi e nuovi grattacieli, e poi a edifici storici in pietra. Il centro non ha uno skyline moderno, almeno così a prima vista, ma ha mantenuto un aspetto abbastanza tradizionale. Davanti alla Torre del Tamburo mi fermo per una rapid foto di rito di Rita, che in realtà impegna gran tempo: la signora cui ho chiesto il favore di uno scatto si impegna tantissimo, e cambia posa, e inquadratura, e non se ne esce per lunghi minuti. Io, a questo punto, ho voglia di arrivare. Alessio mi ha scritto che ha raggiunto l'hotel con tutti i bagagli, e lo stress da attenzione, insieme al caldo -oggi non ho messo la protezione solare e mi sono un po' scottata, infatti sento le braccia on fire-, fanno sì che sia stanca abbastanza da desiderare la meta.
Anche perché qui intorno succedono troppe cose tutte insieme, i luoghi, le folle, i singoli, la merce, gli odori, i suoni e i rumori sono una distrazione così grande da imporsi all'attenzione e portar via la testa. Trovare l'hotel non è impresa immediata, ma, dopo un po' di giri a vuoto tra portali e dragoni di pietra, eccomi all'East Sacred, anche detto Ancient Garden, anche detto in mille altri modi, perché, a seconda del social e dell'app, cambia nome. "Agli alberghi piace cambiare" (come le scale a Hogwarts).
Appoggio la bici all'esterno, entro con i documenti e mentre attendo, compare Alessio. Che storia assurda beccarci qui! Ci siamo lasciati i giorni scorsi con un "ci vediamo a Pechino"... Io ero in Mongolia, lui a Voghera. Sembrava una battuta folle, e invece... Eccoci qui! Sono contenta di poter fare affidamento su qualcun altro, in questo viaggio. Non ci sono pericoli e la sicurezza non è un problema, ma gli stimoli mentali, le differenze culturali e le cose da capire e imparare sono tante e tali che due cervelli son meglio di uno. Poi lui sta studiando cinese, e questo potrebbe essere il jolly che cambia le regole del gioco. Qui nessuno parla inglese ed io mi esprimo come fossi sordomuta e aliena da due settimane... Mentre faccio check in, tra domande e sguardi incuriositi dell'host che un po' parla inglese, inizio già a chiedere come funzioni il servizio lavanderia, che a questo punto mi è assolutamente necessario, anzi, prioritario. È gratuito e ci pensa lo staff. Ah! Meraviglia! Nell'attesa, Lee (che si fa chiamare Leo) ci offre due birre, alla fragola, con un panda sull'etichetta. Dovrà berle entrambe Alessio, a stomaco vuoto, lui che già è bollito dal volo e dal fuso... Per fortuna ha vissuto tanti anni in Russia e dovrebbe reggere bene!
![]() |
| Confucio + giraffa |
Appena in camera, svuoto tutte le borse e preparo i vestiti da lavare, oltre a iniziare a pensare cosa potrei mettere nella scatola di Alessio da spedire a Shangai. Tutto il comparto invernale, per la bici e per il campeggio, non serve più, ed è pesante e voluminoso. Oltretutto Alessio ha un bagaglio ridottissimo, essendo mentalmente settato sul bikepacking... Non posso mica arrancargli dietro con un cammello battriano carico da carovana della Via della Seta! Domani capiremo anche questa pratica, sicuramente possibile. Ma serve in cinintermediaro local.
Dopo la doccia, ci prendiamo un po' di tempo per riposare i corpi e raccontarci i viaggi, ciascuno il suo, e soprattutto organizzare questi 4 giorni di sosta a Pechino. Le cose da vedere sono tantissime, ma alcune davvero imperdibili. Visti i numeri chiusi degli ingressi, prenotiamo già quasi tutti i biglietti: Città Proibita, Piazza Tiananmen, Museo nazionale, Muraglia di Mutianyu e una serata all'Opera di Pechino. Già solo da questo si intuisce la grandiosità della cultura millenaria di questa città, capitale di imperi, culla di rivoluzioni, proteste, contromovimenti e grandi umiliazioni, sempre superate. La fenice.
Dopodiché, riposatici un poco, decidiamo di uscire: la curiosità supera la stanchezza, e Alessio deve stare sveglio per "sistemare" il fuso il prima possibile.
![]() |
| giusto qualche bici a noleggio |
![]() |
| bevande curiose |
Siamo nel quartiere degli Hu Tong, i vicoli antichi e i cortili di pietra protetti da porte in legno istoriate e dragoni sugli usci. Non ci sono grattacieli o strutture iper moderne, qui. Certo non mancano negozi che vendono di tutto e anche di più. Cibi e bevande mai visti, serviti in modi fantasiosi, mentre i grilli nelle gabbiette ricordano il passato, fanno sentire in parte alieni in parte uomini delle preistoria catapultati nel futuro. La distanza culturale fa il resto, rendendo difficili da intuire anche le cose più semplici. E anche il modo di vestire, qualcuno all'occidentale, qualcuno con abiti tradizionali, le ragazze con il viso sbiancato come concubine imperiali ma i capelli tinti di blu e verde.
![]() |
| badmington! |
![]() |
| un mezzo potentissimo |
![]() |
| anatra alla pechinese! |
![]() |
| gabbiette con grilli tra i talismani |
Passeggiamo sulle distanze enormi di questa sconfinata città, tra le luci delle insegne che si accendono al tramonto, fino a raggiungere le Torri del Tamburo e della Campana, che erano, con i loro 46m, gli edifici più alti della città. Servivano a scandire il tempo, di giorno e di notte, grazie a clessidre ad acqua che indicavano ai guardiani quando battere sugli strumenti. Tra le due torri si apre una piazza dove molti giocano in cerchio a calcio-volano (jianzi) o pattinano facendo acrobazie pazzesche.
Ce ne torniamo poi sui nostri passi, incrociando il lago Quianhai, sulle cui sponde si svolgono le più assurde attività: karaoke stonatissimi ambulanti, vendita di spiedini di frutta caramellati, marionette di carta e pietre portafortuna (sono estremamente scaramantici i cinesi!).
Pian piano torniamo verso l'hotel, e nel mentre riesco a fare un volo carpiato inciampando in un tombino, che provoca: rovesciamento a domino di fila di bici, abrasioni molteplici, foratura della scarpa con alluce a trivella. Il telefono ne esce illeso perché ho acquistato una cover in adamantio.
Ci fermiamo poi a cena in un ristorante super tipico, pieno di cinesi, che è sempre un buon segno, in Cina. Tutto costa pochissimo (2-3€ porzioni enormi) e ci rendiamo conto di quanto questa cucina sia raffinata e genuina. Tutto è preparato con ingredienti freschi, e semplici, ma assemblati con arte secolare. E che varietà! Io opto per un piattone di tofu e verdure, Alessio per riso piccante con carne di montone, abbastanza simile al plov. I camerieri hanno cappellini che sanno di Asia centrale... Magari sono uiguri! Oltretutto io penso di ordinare anche un contorno di verdure, e invece mi arriva un piattone di spaghetti con germogli di soia ed erbe saltate... Tocca sacrificarsi e mangiare anche quello! Tutto veramente buonissimo, e senza strascichi... Al costo totale di 7 euro, bevande incluse! E per di più sto iniziando a masterare le bacchette, mi sento veramente in via di integrazione.
![]() |
| acqua gasata in lattina |
6/7
Pechino
Giorno di sosta, MOLTI km a piedi
Oggi non abbiamo attività programmate, perché il lunedì molti siti e musei sono chiusi. Quindi ci dedichiamo, in primis, alla colazione dell'hotel, che offre pure caffè e cappuccino... Soffro da giorni l'astinenza da caffeina, visto che qui siamo nelle terre del tè -e io sono una tossica!
Dopodiché, con estrema calma, ci dirigiamo verso due luoghi di grandissima importanza per la storia cittadina: il Tempio dei Lama e quello di Confucio, uno di fronte all'altro. Era una residenza principesca, poi, nel XVIII secolo, donata ai monaci per farne il luogo di culto di buddhismo tibetano più importante della Cina. Inaspettatamente troviamo tantissimi fedeli che pregano, si inginocchiano, lasciano offerte in cibo e denaro e soprattutto bruciano profumatissimo incenso in enormi bracieri da cui esalano nuvole dense e bianche di fumo sacro.
Ci sono 6 templi principali, separati da cortili e strutture minori, tutti di legno istoriato e dipinto. Ogni iscrizione è in 4 lingue: cinese, mongolo, tibetano e mancese. Le statue di Buddha, Bodhisatva e discepoli si fanno sempre più imponenti, fino a culminare in quella di 27m, di cui 9 sottoterra, di Maitreya, il Buddha del futuro che ancora deve venire. È ricavata da un unico tronco di sandalo tibetano, dono del settimo Dalai Lama all'imperatore; per portarla da Lhasa a qui ci vollero 3 anni. Ci sono poi diverse esposizioni di oggetti rituali, ancora in uso, e foto propagandistiche di Xi Jinping che stringe mani a monaci e visita monasteri e sembra che in Tibet non abbia mai fatto nulla di brutto. No no.
Ci spostiamo poi al vicinissimo Tempio di Confucio (gli ingressi costano sempre tra i 3 e i 5 euro, pagati con la app Alipay), uno dei luoghi sacri più grandi della Cina. Questo rifugio di serenità e contemplazione è un insieme di cortili ed edifici semplici ma maestosi, che conservano numerose stele di pietra su sculture di tartaruga a memoria di eventi storici e studenti meritevoli del passato. Qui infatti sorgeva anche l'Accademia Imperiale, dove venivano selezionate le menti più meritevoli della Cina, a partire dal Trecento. Questo luogo infatti risale al 1306, voluto dal nipote di Kublai Khan e rimasto la scuola più prestigiosa per le dinastie Yuan, Ming e Qing.
Confucio, vissuto tra VI e V secolo a.C., più che una religione o una filosofia, ha dato delle regole sociali e politiche per una buona gestione della vita dei singoli e di uno Stato. A suo avviso, ogni persona ha un suo preciso posto nel mondo, a seconda delle proprie qualità (virtù), a partire dalla famiglia, per arrivare alla società civile, fino allo Stato. Il padre deve fare il padre, il fratello maggiore il fratello maggiore, l'imperatore l'imperatore. Ordine e armonia sono la meta, e per arrivarci ci sono 5 "pilastri", o virtù cardinali: benevolenza e rispetto, giustizia e rettitudine, correttezza, conoscenza, integrità. Culto degli antenati, gerarchia e legami rigidi si sposavano perfettamente con la visione dell'Impero fin dalla dinastia Han, e così si è andati avanti quasi fino ai giorni nostri. E persino la mentalità cinese del "copiare" senza considerare violazioni di copyright deriva in qualche modo dalla visione confuciana per la quale se qualcosa funziona, va riproposto, che venga dal passato, o da altrove.
Ci sono numerose esposizioni legate anche alla selezione dei funzionari imperiali, che dovevano conoscere perfettamente i testi canonici della dottrina confuciana e poi sostenere un durissimo esame che durava giorni, durante il quale stavano segregati in delle minuscole cellette, nelle quali scrivevano, dormivano, mangiavano, bevevano ed espletavano i loro bisogni in un secchio. L'esame richiedeva la conoscenza del confucianesimo, e non di essere esperti nella professione o negli incarichi che poi sarebbero stati affidati: quelli venivano insegnati a esame superato. L'importante, in questo sistema rigidamente meritocratico, era avere una forma mentis plasmata all'obbedienza delle gerarchie e all'autocoltivazione della virtù.
![]() |
| un Alessio intento alla decifrazione dei caratteri |
La mattinata è ormai trascorsa (visto che questi complessi di templi sono giganteschi) e decidiamo quindi di sperimentare la metro (costa dagli 0.20, sotto ai 3km, all'euro, per fare fino a 115km) per spostarci di 17km a nord, al Palazzo d'estate. Sbagliamo qualcosina nell'acquisto dei biglietti, ma la severità delle regole è compendiata dall'umanità bonaria dei controllori -purchè poi si paghi.
Qui gli imperatori si spostavano per sfuggire all'afa polverosa della Pechino in estate, e, con l'andar dei secoli, palazzi, cortili, giardini e templi si sono andati ad aggiungere intorno al Lago Kunming fino a metà del XVIII secolo, diventando residenza preferita poi dell'imperatrice vedova Cixi. Il complesso è stato devastato nel 1860 dalle truppe anglo-francesi.
Si sale intanto al Palazzo della Benevolenza e della Longevità, da cui l'imperatrice gestiva gli affari di governo. Ci sono statue di draghi (simbolo del sovrano) e della fenice (la consorte), un teatro, alloggi per i ministri e anche stanze buie di congiure e intrighi di cortigiani.
Dopo aver superato la Collina della Longevità, si scende al lago, sul quale l'imperatrice, amava affacciarsi, senza solcarlo. Si era fatta costruire un palazzo a forma di nave, per poter stare sull'acqua senza rischi. I soldi per la ristrutturazione di questi luoghi, tonnellate d'argento, erano stati sottratti da lei ai fondi per la flotta cinese, che infatti perse nella disastrosa guerra sino-giapponese del 1895. Non per altro questi ultimi imperatori sono il simbolo di un malgoverno feudale che ostacolava in modo la modernizzazione... Con tutte le tragedie che ne conseguirno, poi, tra signori della guerra, cricche di violentissimi nobilastri e sedicenti fratelli di Cristo che fondavano sette ultranazionaliste. Lungo il lago corre un corridoio porticato e decorato, per le passeggiate all'ombra, in estate, e all'asciutto, nei rigidi inverni.
![]() |
| dragone e fenice |
![]() |
| una chimera benevola che scaccia i demoni |
Dopo esserci goduti tutti gli angoli di questo immenso complesso di palazzi, evitiamo un acquazzone tornando verso l'hotel, in metro. I viaggi qui durano anche un'ora, viste le distanze! Ma tutto funziona perfettamente.
Dopo una brevissima pausa in hotel, non avendo pranzato, decidiamo di tornare al ristorante uiguro di ieri, stavolta azzardando assaggini vari che denunciano influenze centro-asiatiche: samosa, naan, spiedini di agnello e pasta di grano, oltre a tofu e peperoncino, ci rinfrancano dopo una prima giornata pechinese tanto densa quanto appagante. Ed è solo l'inizio!
Mentre scrivo, Alessio apre gli scatoloni e rimonta la bici. Sembra una gran pausa, ma in realtà tra tre giorni saremo on the road again!
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)
.jpg)