mercoledì 13 luglio 2016

Perchè Mosca?

Perché proprio Mosca? Me lo hanno chiesto in tanti, compreso un certo Mauro Vanoli che ha scalato l'Everest in Graziella ed è sceso dall'Annapurna in monopattino. Una persona a posto insomma.
Perché Mosca?
La risposta in realtà è semplicemente
perché no?
I colleghi prof antic(r)histi han capito al volo almeno un paio di cosette, tipo: dopo Roma (2012) e Istanbul (2014) non poteva che toccare alla "Terza Roma". Spiego.
A posteriori vedo una logica nei miei viaggi: il Portogallo (Milano-Oporto 2013) fa parte a sé, è l'Occidente ultimo, per noi del vecchio continente; è il fascino della fine, dei lunghi tramonti e della consapevolezza della caducità, della morte, del mementòmo. E sta lì, spalancato, dentro di me, questo cupo ovest che declina all'oceanico (eterno) nulla.
Atene (2015), per una bilaureata in letteratura greca non va nemmeno spiegata.
Roma pure.
Ma l'Impero d'Occidente è caduto (correva l'anno 476) e quindi via verso Istanbul, meglio: Bisanzio, rifondata da Costantino, la Nuova Roma. Via verso est.
Però, mille anni dopo, anche i nostri greculi bizantini romaioi han ceduto alla pressione ottomana.
Ed ecco stagliarsi Mosca all'orizzonte, la Terza Roma, splendida al sol dell'avvenire, ancora più a oriente. Capitale d'impero, scrigno dell'antico Logos -rivoluzionato anche prima d'ottobre, cantato tra l'oro delle icone e le volute dense d'incenso.
Insomma...
Fuggo dai barbari anch'io. Quelli interiori. Mi sposto tra le macerie che han sorretto la nostra storia, da un caput mundi all'altro, lungo il filo di oro e sangue che compone, a lettere ormai sbiadite, il racconto di ciò che è stato -dell'Europa e di me.

I barbari.
Che personaggioni.
Così temuti perché diversi, così essenziali al rinnovamento.
Il nuovo spaventa, spesso è distruttivo ma in ottica di rinascita, infelice umanità fenice.
I barbari vengono sempre da est, da dove sorge il sole.
Io vado loro incontro.
Però d'estate, non come Napoleone e Hitler, perché studiare storia sarà pur servito a qualcosa.

"I veri valori etici possono nascere solo da una prassi di vita che si misura con i limiti, le passioni, le paure, le ritrosie, l'esasperazione del procedere alla ricerca di sé, nell'altro da sé." (M. Ovadia)

Sono viaggi tra baluardi di grandi civiltà, spazzate poi via dal flusso dei secoli, fiume impetuoso, impietoso che sommerge pure re, poeti, generali e filosofi e ne rivomita i brandelli luminosi alla posterità.
Sic transit gloria mundi.
Sto ricostruendo la mappa del mio mondo, da brava filologa classica; davanti agli occhi non ho però lacerti muti di testo ma il vivo brulicare di quel che la storia ci ha resi, rari nantes in gurgite vasto.
Barbari anche noi, nomadi del tempo, sempre, costretti a balbettare distanze, addii e implacabili solitudini, in un mondo troppo bello per non chiamare al viaggio.

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