sabato 15 agosto 2020

42-43. Le renne, i sami, Babbo Natale. Verso le terre estreme.







14/8/20
giorno 42
Rovaniemi-Sodankyla (boschi di)
115km

Allora, fermi tutti. Devo dire una cosa importante.
La Lapponia è definitiva. Stupenda. Meravigliosa. Mozzafiato. Grandiosa, maestosa, stupefacente, incredibile. Un posto dove vivere e dove morire. Sicuramente da vedere almeno una volta nella vita, come pellegrini, come l'hajj per i musulmani. Appena di esce da Rovaniemi ci si trova immersi in una natura totale e vastissima, un verde oceanico che si estende a perdita d'occhio ed è visibile nella sua oceanica immensità perchè qui ci sono diverse alture e colline che permettono una visuale d'insieme, e questo insieme è pura estasi. Forse questa impressione così positiva è data dal fatto che oggi il cielo è stato per lo più azzurro, di un azzurro chiarissimo come i ghiacci del nord, e una luce dolcissima illuminava ogni cosa, facendo brillare i verdi e i blu come colori ad olio densi e pieni. Ho vissuto l'intera giornata con lo stesso entusiasmo e la stessa sensazione di libertà grande e sfrenata di Chris McCendless appena giunto in Alaska, in testa la voce e la chitarra di Eddie Vedder, con la colonna sonora di Into the wild. Davvero qui si percepisce quel senso di compiutezza, di pace, di equilibrio del cosmo ordine bello. 

Da due anni cammina per il mondo. Niente telefono, niente piscina, niente animali, niente sigarette. Il massimo della libertà. Un estremista. Un viaggiatore esteta la cui dimora è la strada. Scappato da Atlanta. Mai dovrai fare ritorno perché the west is the best. E adesso, dopo due anni a zonzo, arriva la grande avventura finale. L'apice della battaglia per uccidere l'essere falso dentro di sé e concludere vittoriosamente il pellegrinaggio spirituale. Dieci giorni e dieci notti di treni merci e autostop lo hanno portato fino al grande bianco del Nord. Per non essere mai più avvelenato dalla civiltà, egli fugge, e solo cammina per smarrirsi nelle terre estreme.

Certo, magari evitando la stessa tragica fine, perchè questa "conquista dell'inutile" non si trasformi in inutile conquista. E sempre qui si innesca quel pensiero laterale e subdolo che mi suggerisce che sì, si potrebbe fare, vivere un'altra vita, un'esistenza diversa, nomade sempre, di cielo in cielo...

C'è tanta gente infelice che tuttavia non prende l'iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l'animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l'avventura. La gioia di vivere deriva dall'incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell'avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso.

Ma purtroppo o per fortuna il mio "disco rigido" mi impone la ricerca di un senso, e attraversare il tempo in modo puramente estetico non mi basta. Serve sempre una risposta alla domanda: in nome di cosa, per chi? E "per me" non è sufficiente. Non serve citare Aristotele o Kant, e in definitiva il mio orizzonte di senso sta in un certo senso di utilità sociale, di contributo al bene comune che spero di dare come insegnante. E quindi niente Volpe Supertramp, resto costretta al bipolarismo stanziale-nomade. Almeno, per ora è così.

Poi ho visto le renne, oggi. Libere, selvatiche, a zonzo nel bosco e per la strada. E posso dirmi soddisfatta, era uno dei must. di questo viaggio, altissima aspettativa assolutamente appagata!

Stamattina siamo partiti tardissimo dall'appartamento. Da un lato dovevamo ritirare e sistemare tutti i vestiti lavati (l'ultima lavatrice risaliva a Riga, due settimane fa), dall'altro ho acquistato i biglietti aerei per il ritorno. Arriveremo in bici fino a Tromso, dopo Capo Nord, e partiremo da lì il 30 agosto sera, con scalo a Oslo e Copenaghen, per arrivare a Malpensa il 31 mattina. Così l'Azzolina può sbizzarrirsi. Questo ovviamente significa che, oltre ai 700km abbondanti da Rovaniemi a Capo Nord, ne avremo poi latri 600 e passa di costa norvegese. Ma credo sia bellissima e per questo ho pensato di allungare un poco il viaggio.

In ogni caso, dicevo, siam partiti tardi. E pioveva. Ma subito ha smesso e poi, come dicevo, il cielo si è spalancato in un azzurro insondabile e chiarissimo.

Dopo esserci lasciati alle spalle la città, tra laghi e nuvole basse





abbiamo seguito la ciclabile che conduceva sia al Santa Park sia al Santa Klaus village, che son due trappoloni per turisti. Il secondo però, sorge simbolicamente sulla linea del Circolo polare artico, e questo traguardo di mezza via sì, mi interessava parecchio.




In meno di 10km eccoci alla linea immaginaria più immaginata di questi giorni, Napapiiri. La calotta del mondo, il cappellino della terra, il grande desolato nord.



Da lì inizia il Santa Klaus village, un insieme di negozi, locali, ristoranti e attrazioni a tema natalizio, con tanto di musichine e babbi natali, elfi, renne spelacchiate e compagnia cantante. Un po' d'ansia viene, sinceramente, a pensare al Natale ad agosto, ma tant'è. Qui è sempre il 25 dicembre, che piaccia o meno.



Anche noi ci lasciamo intortare in questo pasticcione gusto zenzero e cannella, frutta candita e panetun. Che a me il Natale poi non piace per niente. Però che je voi di', han fatto le cose a modino e ci si lascia trascinare volentieri.





Passiamo dal'ufficio postale centrale di Babbo Natale, quello da cui si possono spedire cartoline che arrivano poi per il 25 dicembre a firma dell'uomo in rosso a firma Coca-Cola. Ma senza più il marchio, perchè è stato registrato qui quello ufficiale. Diffidate dalle imitazioni.
 


Però è chiuso, causa Covid. Perchè parliamo comunque di un uomo anziano, che deve riguardarsi.



Poco oltre si trova disegnata a terra la linea di circolo polare artico, il cui passaggio si può certificare con foglio autenticato e timbrato per modica cifra. Ma anche no. Basta sapere che siamo passati, che qui è il punto più meridionale dove si può assistere al sole di mezzanotte e alla notte polare.



Intorno casette in legno e costruzioni simil-tradizionali, sami e non, ospitano negozi di souvenir e parafernalia.







Non mancano le fattorie di renne, dove queste povere bestie restano alla mercè dei turisti e alle angherie dei bambini da tutto il mondo, invidiando le loro sorelle che vivono libere nelle foreste qui attorno. E tutto per poi finire stufate in zuppa o con le patate. 








Ci dirigiamo poi all'ufficio di Babbo Natale, che, a questo punto, voglio incontrare di persona. Eh sì, se si fanno le cose, si fanno bene.



Si sale attraverso stanze e corridoi dalla coreografia perfetta, un po' fatati un po' inquietanti, come è giusto che sia ogni luogo magico che sfugge alla presa da rapace della ragione. Ci sono pacchi e pacchetti, come in un grande ufficio di spedizione merci. Luce soffusa, molto buio, musichina alla Nightmare before Christmas di Tim Burton. Non so se debbano comparire ora Jack il re del campo di zucche o il Babau.





Elves only

Poi si giunge al grande orologio a pendolo, alto due piani dell'ufficio, che segna i giorni mancanti al 25 dicembre, impreziosito da due mappamondi.


Al piano superiore, ecco le foto dei "famosi" che han fatto visita a Santa Klaus, e si va da astronauti a cantanti, da politici a campioni dello sport.



Al che ci accoglie un'elfa, vestita di tutto punto come ogni addetto qui, con berretto a punta e calzamaglia. Ha la sindrome di Down. E' la seconda che vedo impiegata con questa condizione, e trovo che sia una figata. L'elfa è gentilissima e parla perfettamente inglese, ma anche un poco di italiano, spagnolo, tedesco, portoghese, russo (l'ho sentita accogliere altri visitatori). Perchè solo dire a una persona che "tanto non è capace" le impedisce di imparare qualcosa. E queste ragazze sono super elfe natalizie anche nell'aspetto.
Da Babbo Natale si entra a gruppi singoli, quindi io e Gigi. L'omone barbuto e rubizzo sta su una grossa seggiola e ci invita ad accomodarci su una panca accanto a lui, con un plexiglas a forma di nuvoletta che eviti contagi. Mi siedo in questa atmosfera magica e inquietante come mi siederei davanti al prete confessore, come se stessi per dischiudere qualche segreto recondito, come fosse il momento di rivelarsi trasparenti di vetro fragile. Padre, ho peccato. Sono qui in bici, mannaggia a me, ma che caz sto facendo. Aiuto padre, perdonami.
Invece l'omone è simpaticissimo e ci chiede del nostro viaggio (siamo vestiti da ciclisti). Parla in italiano e in inglese, ma prima l'ho sentito parlare fluidamente almeno in 5 lingue. Ci fa i complimenti, dice che sul circolo c'è un'aura magica e si possono esprimere uno, massimo due desideri. Sicuramente si avvereranno. Poi ci chiede se torneremo in italia in bici, e rispondo no, in aereo. Al che estrae un disegnetto fatto da un bambino che raffigura la slitta volante con le renne da traino, e suggerisce, la prossima volta, di tornare con quella, che poi non è troppo diversa dalle bici.
Segue servizio foto e video professionale, sempre fatto dall'elfa. Ovviamente poi si possono acquistare gli scatti per cifre esagerate. Ma anche da casa, accedendo al sito.
Mi chiedo quando sia pagato Babbo Natale, che nelle nostre foto aveva la faccia serissima e non sorrideva affatto. E gli elfi? E quanto sia tenuto a essere simpatico con tutti, in un pasticcio di lingue da diventar scemi. Gigi dice: "Magari è il vero Babbo Natale!".
Io penso invece che fosse uno stimato professore di lingue, con cattedra all'Università di Helsinki. Dopo 30 anni di onorata carriera, scacciato per problemi legato all'alcolismo e per quel fattaccio del giorno che si presentò nudo a una discussione di tesi, vomitando sugli astanti, è stato costretto a far richiesta per questo lavoretto part time. E sopravvive alla depressione annegando nella vodka appena finisce il turno.




Usciamo e ci imbattiamo in una serie di uffici dove organizzano safari in slitta trainata dai cani o dalle renne, uscite in motoslitta o in canoa. Gli husky ululano dai recinti e paiono proprio lupi, altro che Balto. Un suono che fa raggelare il sangue, spero di non sentirlo mai mentre campeggiamo liberi nei boschi.





Torniamo, soddisfatti della visita, sulla strada. Passiamo il segno che indica il circolo anche sulla E75, strada che va a Inari, capitale Sami, e dovremo seguire per diverse centinaia di kilometri. E ora c'è da pedalare, perchè è già primo pomeriggio e siamo solo a 10km.


Subito i primi cartelli: occhio alla penna! Occhio alla renna!


Iniziano subito quei paesaggi grandiosi e ineffabili di bellezza immensa che già dicevo. Oceani di foresta, a perdita d'occhio, ovunque si stenda lo sguardo verso l'orizzonte. Cieli bassi, azzurri chiarissimi, spettinati di nuvole in corsa.



E le prime renne! Vere, libere, selvatiche, allo stato brado. Stanno vicine alla strada, senza timore dei motori rumorosi, e brucano pacifiche con le loro lunghe corna. Uno spettacolo. Potrei stare qui tutto il giorno ad ammirarle.





I pochi paesini che incontriamo sono più nomi sulla mappa che villaggi veri e propri. Case sparse, cascine, capanne per la legna. La presenza umana diviene sempre più rarefatta e la vita vegetale e animale si riprende i suoi spazi. Grande, spalancato, disumano nord. Bellissimo, inebriante. Ci si ubriaca di verde e di azzurro.




A volte un cartello con il nome di una via che si perde al nulla, a volte il segno di una fermata del bus che serve alle pigne e alle renne



interrompono il grandioso srotolarsi della via per il ritorno al selvaggio, all'originario,a ciò che sta al di là del bene e del male.



Di renne iniziamo a vederne parecchie, in gruppi, che attraversano la strada o ci camminano in mezzo. A volte costringono le auto a procedere pianissimo, in processione. Di morte non se ne vedono, gli automobilisti sono molto attenti. E son talmente pochi!





Facciamo sosta nell'unica stazione di servizio che c'è prima di Sodankyla, vera e propria città, l'unica dopo Rovaniemi, da cui dista 130km.
Incredibilmente, è un ristorante cinese, gestito da veri cinesi finiti qui chissaà come. E fa da benzinaio, minimarket, ristorante e bar. Vendono tutto, roba per lo più marcata Lidl, a 3.80 euro, pure il mezzo litro d'acqua, e sanno che i clienti comunque non mancheranno, perchè sono gli unici in mezzo al nulla. Dove c'è un'opportunità commerciale, lì trovi un cinese.




Rifiniamo la spesa, fatta per lo più stamani a Rovaniemi (le razioni k consistono di: noodles disidratati con condimento incluso, da fare in brodo, tonno in scatola, pane, biscotti varii ac divorsi, tè, caffè, zucchero, mele e banane. Barrette per sicurezza. E si può campare felici.
Poi torniamo a respirare linfa e cielo, e nella luce obliqua della sera la Lapponia diventa ancora più dolce e mozzafiato a un tempo, da strappare l'anima e tenersela tra radici e torrenti.









Ci portiamo così al margine della riserva naturale, nonchè parco nazionale, Pyha-Luosto. Qui ci sono monti antichi e smussati dal vento (i più alti superano appena i 500m), la più vecchia pineta, che ha 200 o più anni e molte paludi.



Proseguiamo un poco e troviamo infine il posticino adatto a rintanarci per la notte. Un bosco non fitto di pini e betulle, con un fondo sofficissimo di muschio e una distesa incredibile di mirtilli maturi. Che non raccolgo, pur potendo, sia perchè non ci servono, sia perchè temo di far la fine, appunto, di Chris McCandless.




Montiamo la tenda, e nemmeno ci sono zanzare (solo moscerini)





poi organizziamo la cena, mentre il cielo muta continuamente e passa dal blu all'ametista, la pietra che si estrae da queste parti, al grigio cenere all'azzurro ghiaccio.


Poi cala la sera, e ci ritiriamo per il meritato riposo.


Durante la notte piove a più riprese, e sogno che il rumore delle gocce sulla tenda siano applausi e applaudo anch'io, senza sapere perchè. Ci svegliamo tardi, riposati e pronti a una nuova giornata di meraviglia estrema.



15/8/20
giorno 43
Sodankyla-Tankavaara
126km

Dopo la bella e profonda dormita sul tappetto di mirtilli, ci alziamo per far colazione e già non piove più; non fa nemmeno freddo, certo non ci sono i 18 gradi di ieri, e nemmeno lo stesso sole alto, ma non sembra nemmeno di essere in Lapponia.




Leviamo le tende e ci prepariamo a tornare sulla strada, che oggi ci porterà dritti dritti nel cuore della regione Sami. Gli alberi paiono d'accordo, e questo è fondamentale.


Prima di entrare in Sodankyla, città vera e propria dove dobbiamo far rifornimento d'acqua, incrociamo alcuni inquietanti negozi che vendono pellicce e corna di renna, oltre a prodotti dell'artigianato locale. Mi ricordano un po' quelle tristissime bancarelle dei Navajo nelle riserve, l'anno scorso, tra la Monument Valley e Tuba city. Le minoranze han tutte la stessa espressione.




Cominciano poi i grandi fiumi e gli enormi laghi, che risaliamo come salmoni verso la loro origine, i due bacini idrici più grandi d'Europa. La strada spesso si fa ponte e passa tra acqua e acqua, come una lama sottile che taglia l'orizzonte a specchio del cielo e il suo riflesso.




Come dicevo, a Sodankyla facciamo sosta a una stazione di servizio per riempire le borracce. Qui le lingue ufficiali sono due: finlandese e sami settentrionale; c'è il festival cinematografico Midnight sun e ci sono pure un osservatorio geofisico, e un radar scientifico, e una brigata dell'esercito. Poca gente (poco più di 2 abitanti per km quadrato) e moltissimi supermercati, tutti concentrati qui dopo 130km di nulla e altrettanti uguali.
E poi hanno le volp-caramelle!


La strada ci chiama e ora il cielo si è aperto in un azzurro steso che porta luce su tutto.










Nell'andare, oggi pure con il vento a favore, si fanno frequenti le interferenze di immagine: la vita solita e cadenzata dalla quotidianità, la casa e il lavoro, o un'altra esistenza, radicalmente nuova, diversa, dopo un battesimo in questi fiumi purissimi, Letè ed Eunoè. Basterebbe poco. Lasciare la strada grande e diritta, che porta all'arrivo e al ritorno, e imboccare un sentiero, uno qualsiasi, stretto e sterrato di terra vergine, che conduca a perdersi nel cuore del bosco. Perdersi e ritrovarsi. Poi penso ai concorsi, alle graduatorie, alla burocrazia e alle scartoffie, ma pure alla mia famiglia e ai miei gatti, agli affetti, al senso. Le interferenze continuano, ma riesco a tenerle a bada, come un sogno lucido.














Anche oggi le renne ci omaggiano della loro eleganza, ed ogni volta non posso che passare qualche minuto estasiata ad ammirarle.








A volte si intravedono appena nei boschi a bordo strada,




altre volte, invece, sono vicinissime e per nulla intimorite dalla nostra presenza. Questa, ad esempio, mangia kili di funghi molli senza badare a noi. E' bianca con una piccola macchia nera sulla schiena. Le corna sono quasi rosate. Pare uno spirito dei boschi, un patronus, un'entità divina che vivifica e protegge. Si merita un intero book fotografico.





Continuano i boschi e l'acqua dolce e immensa. Se a voi che leggete queste foto possono sembrare monotone e noiose (chiedo scusa), assicuro che pedalare in una natura tanto sconfinata è un sorso di libertà gusto linfa, una scarica di energia che sale dalla terra e arriva alle nuvole.














Si entra in uno stato meditativo, di trance quasi, ma non indotto dalla fatica, bensì dall'intensità delle sensazioni che riverberano tra i tronchi e le increspature dell'acqua. Ogni palpito qui fa eco infinita, ogni pensiero riecheggia altissimo.





Arriviamo leggeri a Vuotso, il più meridionale dei villaggi sami. Qui, passati i 110km, dobbiamo fare la spesa per cena e colazione, e rifornimento d'acqua. Campeggeremo in uno dei molti boschi del vicino parco nazionale.





Ahimè, purtroppo i nostri programmi sono mandati in frantumi dalla chiusura anticipata del minimarket, che è a gestione familiare e oggi han deciso di chiuder baracca prima del solito. E non per il Ferragosto, che qui nemmeno sanno cosa sia.



Poco più avanti un coloratissimo negozio, segnalato da sculture di legno e ossa di animali, attira la nostra attenzione;





La sciura, dentro, che sta immersa in un puzzo di pelli mal conciate, non parla inglese. Ci intendiamo a gesti. Mi fa capire che è bene che io vada al camping qui di fronte. Eseguo. Incrociamo pure un cartello della Eurovelo 13, guarda un po' chi si rivede.


Al campeggio non c'è, come speravo un minimarket. Ma una signora, che parla inglese, ci spiega che il locale negozio di alimentari è chiuso ora (lo so) e che il prossimo è a 40km (so anche questo). Poi ci dice che lei ha della pasta liofilizzata e può darcela, e che può riempirci al rubinetto le borracce (e la mia bottiglia di plastica ronciona che alla fine serve sempre). mentre lei briga, in questo ristorante deserto, pieno di palchi di corna, animali impagliati, babbucce di pelo e cianfrusaglie natalizie, lui, omone grande e grosso, ci osserva con commiserazione. Sta pensando, si capisce, che siamo gli ennesimi sprovveduti che han fatto il passo più lungo della gamba. Gli dico che qui le distanze sono impegnative, e lui, laconico, risponde: "Siamo più a nord dell'Alaska". Come a significare: fai tu, signorina, cosa ti aspettavi?
Mi aspettavo negozi aperti negli orari indicati, ecco cosa!
Poco male: dopo qualche parla di conversazione, ce ne andiamo con 5 litri d'acqua e 4 confezioni di carbonara Knorr; il pane glielo lasciamo: ne abbiamo già abbastanza.
Si prosegue così verso Tankavaara, dove so esserci possibilità di campeggio libero.


Questo villaggio sami è nato a metà degli anni '30 sull'onda delle febbre dell'oro lappone. Qui, come negli States, il fondo limaccioso dei fiumi è ricco del prezioso minerale e tanti son stati attratti da questa possibilità di ricchezza facile nel cuore delle foreste che ora costituiscono il parco nazionale Urho Kekkonen.






Noi, più che dall'oro, siamo attratti dal ristorante da cui esce un profumino buonissimo. Entriamo per capire se si possa fare qualcosa per arricchire le nostre misere e monotone scorte alimentari e la tatuatissima ragazza ci convince: con 13 euro si può piazzar la tenda direttamente qui, far la doccia calda, la sauna, cenare e far colazione, oltre a usufruire della fornitissima cucina. Aggiudicata!
Visitiamo così la ricostruzione del villaggio dei cercatori d'oro, con i suoi primi abitanti (son renne vere e selvatiche anche se sembrano impagliate)






Qui, oltre al campeggio e ai cottage, oltre al ristorante e alle camere, ci sono negozietti a tema e un museo dedicato ai minerali e alla geologia. E poi la gente viene a cercar l'oro ancora, ci sono impianti per setacciare l'acqua, e con l'oro estratto si può pagare il conto della cena (sul serio!). Oltre ai turisti che lo fanno come gioco, c'è chi lo fa a livello di competizione, con i campionati internazionali che si svolgono qui, e le aziende che ne pescano 2500kg l'anno.












tenda, doccia, e cena. La seconda al ristorante da che siam partiti (e il primo era un kebabbaro in zona Weimar)


Il ristorante è un insieme di animali morti e kitsch sami, misto alle pacchianate da far west americano (ma perchè?)






Tuttavia si mangia benone: zuppa di funghi di bosco con semi ed erbe, pane abbrustolito e buro aromatizzato


e poi una cesta di ali di pollo piccanti e verdure crude con salsine varie, le prime più per Gigi, le seconde più per me. E un gelato a conclusione come rinforzino. In fondo, è Ferragosto e si festeggia!

Usciamo intorno alle 22 e il sole accenna un tramonto, spettacolare comunque e altissimo.


Poi ci trasferiamo in cucina per trafficare al pc e al telefono, stabilire le tappe e scrivere. E bere una tisanina, che oggi proprio stiamo una crema.


Domani ci spingeremo fino a Inari, e sarà l'ultima tappa interamente finlandese. Il giorno successivo sarà tempo di lasciare questa bella terra che tanto ci ha donato, in sole e colori, vastità d'orizzonti e meraviglia. Entreremo in Norvegia e sarà il decimo, e ultimo, paese di questo viaggio.


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