mercoledì 15 luglio 2026

25-27. Pedalare a Datong e nello Shanxi, tra templi sospesi, monti sacri, Buddha scavati nelle grotte e antiche pagode



































13/7
Yangyuan-Datong
80km

La mattinata inizia con il botto: la colazione è gestita presso un ristorante adiacente all'hotel, dove si passa con un vassoio e ci si fa servire quel che si desidera. Ovvero zuppe e zupponi e insalate e carnazze misteriose, pescate con il mestolo da enormi pentoloni che esalano odori contrastanti (ovvero: alcuni buonissimi, altri spaventosi). Come sempre, non si capisce nulla e si va a tentativi. A me non va poi male: striscia di pane fritto, tipica delle colazioni local, brodo leggero con tofu galleggiante (che sa di fieno digerito), broccoli in salsa di soia, cetrioli piccanti con aglio e zuppetta di patate e porri. Ci sono solo due problemi: il primo è che non c'è nulla da bere, nemmeno il tè. Solo brodo. Il secondo: i cetrioli con aglio mi terranno compagnia per tutta la mattina, ripresentandosi a intervalli regolari in forma di ruttini con le sembianze di un piccolo dragone.


Ad Alessio va un po' peggio perchè si trova nel vassoio ceci della consistenza del ghiaino, con aglio e porri, e una mestolata di misteriose verdure rosate acidissime e gelatinose. Per fortuna recupera con uova sode e panino al vapore, oltre al tofu-bolo. Compare anche una delle signore della reception, e con il traduttore ci dice che è tutto "edibile/commestibile", indicando i pentoloni. E vorrei vedere!


Una volta in camera prendo la drastica decisione: i tre cetrioli che ci hanno regalato ieri restano qui. Non possono venire fino a Datong. Li lascio belli e ordinati, ripuliti, accanto al bollitore, sperando che qualcuno ne tragga giovamento. Qui sono sgranocchiati crudi come frutta, a fine pasto o per merenda. Spero solo non si pongano strane domande sul perchè viaggiassi con quegli ortaggi... Sono enormi e pure spinosi, non vorrei mai lasciare questo ricordo dell'Occidente. Uscendo, veniamo ossequiati dallo staff, e più volte ci viene chiesto di lasciare voti e commenti positivi sulle app. Si stanno pentendo del trattamento di ieri... Bene! Spero abbiano imparato una piccola lezione anti-razzista e anti-pesaculo.

Usciamo in una giornata di sole, con il cielo azzurro e l'aria fresca, non soffocante. Si vede che siamo a nord. Pian piano saliamo oltre i 1000m di quota, tra stradoni, camion ma pure villaggi e paesaggi agricoli. Intorno campi di mais a perdita d'occhio, e sullo sfondo le imponenti montagne che affronteremo nei prossimi giorni. Ci attende infatti il Wu Tai, che supera i 3000m ed è uno dei luoghi più sacri della Cina.

Quando si entra nei paesini, ci si imbatte spesso in mercati caotici di prodotti locali. Mi fermo a fotografare i banchi della carne, e mi accorgo, con un certo sgomento, che stanno scuoiando un cane appena ammazzato. Macellato, direbbero loro, come diremmo noi per un vitello o un maiale. Sta lì appeso, sgocciolando sangue, e un uomo armato di coltellaccio gli sta levando la pelle. Sono scene già viste lo scorso anno in Vietnam, ma qui è la prima volta che capita. Dove si tira la linea che divide gli animali da compagnia da quelli da mangiare, è questione culturale, oltrechè di sensibilità personale. Senza alcuna forma di giudizio, personalmente la scena mi inquieta.






La strada corre tranquilla, e tornare a vedere un cielo azzurro fa bene all'umore. Soprattutto viste le temperature più che buone, che arrivano a massime di soli 30 gradi. A volte ci imbattiamo in cave di argilla, ancora in uso in campagna per recuperare materiale edile. Non mancano pure le coltivazioni di cereali, in particolare frumento, che qui cresce meglio del riso. Infatti uno dei piatti tipici della regione, oltre all'aceto di soia dal profumo intenso, sono i noodles di fumento tagliati al coltello.



Ci fermiamo poi per una pausa in una cittadina (che avrà diverse decine di migliaia di abitanti, quindi è piccola, per la Cina), al negozietto del benzinaio. Io mi prendo uno dei molti tè super saporiti e dissetanti che vendono qui. Abbiamo notato che le bevande sono tendenzialmente non gassate e non zuccherate, il che fa solo bene. In effetti se dovessero iniziare ad avere anziani obesi, con problemi cardiocircolatori, sarebbe, con i loro numeri, un vero disastro di salute pubblica, dai costi esorbitanti. Quindi buon per loro.





Procediamo su strade immense e deserte, circondate dal verde e profumate di resina dei pini al sole. In breve raggiungiamo la periferia di Datong, città da 3,5 milioni di abitanti.





Datong, fondata dagli Han intorno al 200 a.C., ha sempre occupato un posto chiave come linea di confine tra le terre coltivate dell'Impero e le steppe trascorse dal vento e dai nomadi bellicosi del nord. Nonostante le numerose ondate di scorrerie respinte, la città cadde proprio a causa di uno di questi popoli, i Tuoba (clan di stirpe turca), nel 386 d.C. Conquistarono tutta la Cina settentrionale, che allora era divisa in 16 regni feudali. Fondarono la dinastia dei Wei settentrionali e si diedero il nome Yuan, che suonava più cinese. Dopo aver sottomesso la popolazione, introdussero una religione nuova, il buddhismo, e stabilirono qui la loro capitale. Fu un secolo di rinascita culturale e vennero costruiti templi e monasteri dall'arte raffinata. Il loro potere ebbe termine nel 535 d.C.. Datong tornò ad essere un importante centro di frontiera con Gengis Khan, dal 1211. Crocevia per mercanti ed esploratori sulla Via della Seta, nonchè crogiuolo di civiltà, oggi la città è meta turistica (e a breve vedrete perchè) ma pure città industriale gravemente inquinata. Qui, infatti, ha sede la terza azienda per dimensioni di estrazione del carbone, si parla di miliardi di tonnellate all'anno. Ci sono industrie e centrali termoelettriche, e si capisce sia perchè lungo la strada si susseguono autolavaggi artigianali (persone con mocio e canna dell'acqua) che grattano via la coltre nera dai veicoli, sia perchè siano stati costruiti 17.000 metri quadri di parchi cittadini. Non si respirava!

2 dei 3.5 milioni di abitanti vivono nei quartieri nuovi, tutti palazzoni immensi, una foresta di formicai a quartieri così. Molti sono ancora in costruzione, perchè si prevede un'espansione ulteriore della zona urbana. 
Pedalarci in mezzo fa impressione, ma fa altrettanta impressione vedere quanto bene siano gestiti gli spazi: niente traffico, strade deserte e silenziose (grazie anche ai mezzi elettrici), ciclabili e percorsi pedonali ovunque. E grandi grandi sedi del Governo e del Partito, che tengono insieme con leggiadro sincretismo dragoni, falci e martelli.



















Raggiungiamo il nostro hotel, prenotato con Trip, e stavolta non si creano problemi di sorta. 



tè?


Dopo la doccia, siamo subito pronti a uscire, con due intenzioni: la prima portare a lavare i nostri vestiti puzzolenti, ma disgustosi proprio, che sono rimasti, fradici di pioggia e sudati, infangati, a fermentare come il tofu peloso sul fondo delle borse; la seconda è visitare la città vecchia.
Per la lavanderia, scegliamo la più vicina. Laser Cindarella. I capi si pagano al pezzo e non è affatto economico, ma non ci sono alternative. Ci sobbarchiamo la spesa, equivalente a due notti in hotel di lusso in centro, pensando che per dormire e mangiare stiamo spendendo davvero poco, soprattutto ora che siamo in due. Speriamo almeno lavino bene... Con il laser! E che tutto profumi come degno di una principessina. La signora che lavora lì tocca tutti i capi lerci, li conta, li divide e sposta, poi li riconta, ridivide e risposta in mucchi diversi. Quindi chiama il marito, che riconta ancora, e ridivide e risposta. Il negozio ormai puzza di cane morto e pure bagnato, e ci facciamo convinti che queste persone abbiano una forma di feticismo per gli odori sgradevoli prodotti dall'umano. Gente che s'annusa le scurze. Facanedosi pagare, per paradosso, profumatamente.


Dopo un momento di panico in cui Alessio teme di aver perso passaporto e portafogli (che bello esser qui senza documenti!) e di conseguente relax quando scopre che aveva solo lasciato tutto in camera, ci avventuriamo verso le mura d'accesso alla città vecchia, tra bancarelle e mercatini.






In realtà questa "città vecchia" è in buona parte nuova, in particolare se si parla delle imponenti mura cittadine, fatte costruire dall'allora sindaco negli anni 2000 a scopo turistico. Infatti qui si alternano edifici antichi davvero, vie commerciali, luoghi di intrattenimento, in un continuo richiamo al passato, modernizzato e reso appetibile per i turisti cinesi di oggi. Cinesi perchè di occidentali qui, non se ne vedono. 






Il perimetro di queste mura (alte 14m) racchiude il centro storico, per 7,2km, è circondato da un fossato e ha 54 torri di guardia distribuite su tutti i lati. Delle originarie fortificazioni trecentesche (300, non '300) è rimasto poco, ma l'impatto è forte. Il progetto di ricostruzione è iniziato nel 2009, con una spesa di 700 milioni di dollari, e non è stato esente da controversie; infatti, oltre ai costi, quasi 24.000 abitazioni sono state rase al suolo (e ancora adesso si vedono macerie e quartieri chiusi da cantieri) e chi ci viveva costretto a trasferirsi nei palazzoni di periferia. Di sera è tutto illuminato ad arte, con pure figure mitologiche e dragoni che danno quel tocco kitsch che qui piace assai.



Il pezzo forte è il cosiddetto "Muro dei nove draghi", spiriti protettori della città, costruito nel 1400 sotto la dinastia Ming e lungo 45 metri. Ce ne sono alcuni ricostruiti, visibili gratuitamente, mentre l'originale, in centro, prevede un biglietto di ingresso.





La nostra visita del centro parte dal Tempio Shanhua, buddhista, che ha più di 800 anni e conserva ancora padiglioni in legno, pitture murali, statue e reliquie di cui ancora oggi i monaci si prendono cura.




Dopodichè passiamo per vie commerciali e iper turistiche, dove negozi moderni e catene di ristoranti o strett food fighette si collocano in palazzi che richiamano gli edifici storici. Passeggiarci è davvero piacevole, e si passa da lanterne rosse appese a pagode di legno a bancarelle di spiedini lunghi due metri, dolcetti di caramello soffiati a bocca come palloncini per prendere la forma di animali e venditori di qualsiasi cosa, pistole antiche, talismani, cover per smartphone e servizi fotografici in abiti storici. La gente trascorre piacevolmente il tempo, in vacanza, rilassata, nella "bella confusione" qui molto apprezzata. Se uno ha disturbi dell'attenzione, comunque, qui è fritto: ci sono distrazioni infinite!













Come al solito veniamo fermati per foto e selfie, ma in un caso ricevo una richiesta davvero particolare. Questa ragazza, nella foto sotto, mi chiede di fingere di baciarla (sulla guancia). Eseguo, con non poco imbarazzo, come si baciano le reliquie, tenendo le labbra a due dita di distanza. Mah.




Tra profumi, luci e "cose che accadono" tutte insieme arriviamo al Monastero Huayan (buddhista), 66.000 metri quadri e 1000 anni di storia raccontati in pitture murali e statue.



Tra distrazion, stimoli e movimenti e attrazioni sempre più intensi, cercando di non perdere il senno come il buon Orlando, ci dirigiamo verso la Grande Moschea. Iniziamo a essere un po' disorientati dal "troppo tutto", spesso per noi indecifrabile, che ci circonda. Le cose vanno a velocità 2x. Se la cucina cinese è varia, il settore street food è infinito, e offre cose dai profumi contrastanti, colorate, presentate in modo irresistibile. Nelle bancarelle si vende di tutto, dai cimeli maoisti ai peluches del Sakyamuni sul loto, da Confucio portachiavi a dragoni a rotelle. Partono petardi, colpi di pistola, musica, c'è gente che balla, che canta, che propone attività... Non è fastidioso o caotico, ma davvero restare concentrati e capire dove si sta andando e cosa si sta facendo (dove si è, in che anno, come ci si chiami) diventa difficile. La memoria di lavoro del cervello è felicemente satura!





















Intravediamo i due minareti gemelli, sormontati da mezzaluna, che segnalano la Grande Moschea, creativo miscuglio tra arte musulmana e cinese, con scritture coraniche sotto ai tetti a pagoda. E' questa una chiara testimonianza del crogiolo di culture che era questa città, sulla via della seta, con i suoi mercanti che frequentavano l'Asia centrale. Invero oggi la comunità musulmana è piuttosto ridotta, e gli uomini si riconoscono per il tipico berretto, ma nei cortili si svolgono veri e propri set fotografici privati, con donne vestite da principesse Ming e Qing, da garibaldine e da budello de tu'ma. Nessun velo, non è necessario coprirsi gambe o spalle... La Cina è proprio laica. E anzi, al centro del primo cortile campeggia una bella bandiera rossa con le stelle.



















Dopo aver ammirato le architetture e soprattutto le varie ac divorse genti che popolano questi spazi, passiamo dalle Torri del Tamburo e della Campana, strutture in legno di quasi mezzo millennio, che scandivano il tempo e servivano a chiamare a raccolta la popolazione o per dare l'allarme.




Diamo una rapida occhiata al Muro dei nove draghi originale, con questi feroci bestioni che dovevano proteggere le città dalla sfortuna (infatti ce ne sono pure a Pechino e Pingyao, che visiteremo nelle prossime settimane) e poi eccoci nella piazza della Residenza del principe Dai.



180.000 metri quadri di edifici e cortili che sono una ricostruzione più fantasiosa e "alla Disneyland" che storicamente accurata di un palazzo reale caduto in rovina da secoli, dopo la fine dei Ming. Principe Dai era un titolo nobiliare dei Ming creato da Zhu Yuanzhang per il suo tredicesimo figlio, e poi tramandato. L'originale fu costruito nel 1392 e andò distrutto nel 1644. Al di là del palazzo, la cosa davvero affascinante è ciò che accade in piazza. Una ballerina in costume tradizionale danza ondeggiando in una semisfera, e intanto si fa selfie con i telefono dei passanti. Mentre ci si concentra su di lei, si viene attorniati da cammelli albini, cavalcati da bambine. Intanto gruppi di giovani inscenano coreografie cui la gente può aggregarsi. E i venditori di palloncini fanno affari con i bimbi, che poi lanciano i loro globi colorati ovunque. E si mangia e si vende. Sembra un sogno di quelli che si fanno in infanzia, coloratissimo, pieno di giochi e animali, felice, spensierato, completamente senza senso.












Con la briciola di lucidità che ci rimane in questo circo delle Cine, raggiungiamo la meta del nostro tour a piedi della città vecchia: la Cattedrale del cuore immacolato di Maria. Quella di oggi è una ricostruzione in stile neoclassico, perchè l'originale fu dato alle fiamme nel 1900, durante le rivolte anticristiane dei Boxer. Incappiamo in tanto di gita parrocchiale... Statue e decorazioni son quelle che sono, diciamo che si apprezza lo sforzo, e pure Gesù sembra un po' Gegiù.





Fuori dalla chiesa ci fermiamo un momento, nell'angolo meno incasinato che troviamo, che pure vede un susseguirsi di mascotte vestite da animali, bimbi che lanciano palloni e aquiloni e un affollato concerto di C-pop con megaschermi in corso. Vogliamo prenotare su Trip un'escursione per domani, per visitare il Tempio sospeso (a 70km) e le Grotte sacre di Yungag (a 20km, in direzione opposta). Ne abbiamo già selezionate parecchie, solo con il trasporto, che costano circa 25 euro a testa. Ma quando tentiamo di prenotare, non funziona nulla. La cosa di scoccia abbastanza, e iniziamo a cercare soluzioni alternative (mezzi, taxi...). Decidiamo però di mettere qualcosa nello stomaco, prima: siamo affamati e brasati, sia nel corpo sia nella mente.
Torniamo sui nostri passi, verso l'hotel, in cerca di un ristorante tranquillo e fuori dal caos. Ci godiamo così le prime luci che si accendono sulle mura di Datong.










Alessio è stanco e mi dice di essere a un passo dal trasformarsi in Monsieur Merde, un personaggio di un film di Carax che sbuca dai tombini e mangia i fiori dei cimiteri di Parigi. Urge trovare un luogo per la cena. Incappiamo in un ristorante con i tavoli all'aperto, assai frequentato dai local, che propone spiedini e carne alla griglia. Il menu è esclusivamente in cinese, ma con Lens riusciamo a tradurre (con qualche "zuppa di brufoli" e "ossa secche" qua e là) e a indicare le quantità dei piatti prescelti. Il che ci fa sentire molto molto bravi e degni di un pasto gustoso.



Così è, in effetti. Io prendo un'insalata di cetrioli e soia affumicata, piccantini e un mix di verdure grigliate, mentre Alessio va di spiedini e panini abbrustoliti (e pure zuccherati, ma pace. Qui il pane è considerato più un dolce che un piatto). Tè caldo a smorzare il peperoncino, e possiamo anche godeci lo spettacolo degli altri avventori. Ci sono tavoli di soli uomini dove, ogni tot, tutti si alzano e brindano con il tè, bevendone un bicchiere alla goccia. Altri dove gli amici fanno a gara per correre a pagare il conto, alzandosi la maglietta sopra la panza per scattare più lesti alla cassa. In certi tavoli si ordina più cibo di quel che si mangia, in altri tutte le ossa e le bucce finiscono in terra, si fuma, sputa e rutta che è un gran concerto degno dell'Opera di Pechino. A fine pasto, da buste di plastica e sacchetti, sbucano alcolici o cetrioli da sgranocchiare come frutta. E tutto è un bel palcoscenico. 






Soddisfatti, ce ne torniamo in hotel, non prima di esser stati fermati da vari bimbi che ci offrono caramelle e vogliono accompagnarci, in modo assolutamente carino e bonario (non come le baby gang messicane!). Trovo pure delle cicche al topinambur, che non si possono non provare... Dopodichè, una volta in hotel, mi vien voglia di chiedere alla receptionist, che non parla inglese ma mi par sveglia, se ha consigli da darci per visitare tempio e grotte, domani, visto che al momento non abbiamo ancora un piano preciso e funzionale. Lei coglie al volo e dice semplicemente che basta noleggiare un autista, e può pensarci lei, che verrà a prenderci e ci riporterà, aspettando fuori da ogni attrazione. Il costo è persino più basso delle proposte che si trovavano sulle varie app... 20 e non 25 euro a testa per l'intera giornata! Ci accordiamo, lei vorrebbe partissimo alle 5.30, ma noi preferiamo le 7.30... Va bene tutto, ma siamo pur sempre in vacanza!



Crolliamo dopo questa giornata mezza in sella e mezza a piedi nelle brulicanti vie di Datong. La Cina è veramente un universo a sè, incredibile, in movimento rapido, enorme... E costringe a imparare in fretta, ed essere desti e aperti mentalmente. Come una cultura immensa e millenaria è giusto che faccia!

14/7
Datong-Tempio Sospeso del Monte Hengshan-Grotte di Yungang-Datong
0km in bici, molterrimi a piedi

Oggi è giornata di pausa dalla bici ma intensa, e tutta da fare: abbiamo solo un puntello alle 7.30 per raggiungere prima il Tempio sospeso, poi le grotte sacre, ma nulla più, non biglietti, non guide, non orari. Alle 7.20, un po' stropicciati di sonno, siamo nella hall, e il nostro driver è già lì. Un ragazzetto sui 20 anni, con ogni probabilità fidanzato o marito o amico della receptionist che ieri si è fatta pagare all black (ma con Alipay) per questo servizio. Partiamo subito, con un'auto elettrica di marca cinese, come sono quasi tutte qui. Alessio, che ci capisce qualcosa a differenza mia, fa qualche ricerca e scopre che Xiaomi qui vende auto a manetta, elettriche, eleganti, dall'utilitaria al Suv, a prezzi ridicoli e con caratteristiche ottime, al punto che l'azienda non riesce a star dietro alla domanda e ultimamente ha invitato a comprare altri marchi, se uno ha fretta! A breve arriveranno anche in Europa... Qui già il mercato è più che dinamico, comunque.
Il giovane conducente ha uno schermo su cui passa musica pop e dance cinese, con tanto di video, tutto generato con AI. E usa lo smartphone come navigatore, con la voce di una bambina che, se corre troppo, si mette a piangere e dice cose tipo "Papà stai attento". In effetti anche i traduttori vocali che stiamo usando danno la possibilità di scegliere tra 50 diversi tipi di voce, maschile e femminile, di giovani o anziani o bambini.


Nel giro di un'oretta e mezza raggiungiamo la prima destinazione del nostro mini-tour: il Tempio sospeso del monte Heng Shan. L'autista ci aspetta fuori. Noi invece ci avventuriamo nell'immenso centro informazioni, e impieghiamo una buona mezz'ora tra code dove la gente attende seduta su sgabellini portatili o in terra, mangiando e giocando e file per i biglietti. Due, al plurale, perchè ne serve uno per entrare al sito e uno per il bus che ti ci porta, lungo una strada che non si può percorrere a piedi. Costa in totale 7 euro; purtroppo al tempio non si può accedere: per gli stranieri non si vendono biglietti in anticipo e i cinesi hanno la precedenza, quindi il numero massimo di 5000 visitatori è già stato raggiunto. Poco male. Facciamo colazione, io con un doppio caffelatte gigante, Alessio con caffè nero e biscotti, e ci ripigliamo un po'. Siamo pronti per iniziare la giornata!




Dopo un breve tratto di qualche kilometro in bus, veniamo scaricati all'ingresso del canyon, lungo un camminamento panoramico ai lati del fiume che consente di ammirare il tempio dal basso. Questo monte ha un profondo significato religioso per buddhisti e taoisti, ed è una delle 5 montagne sacre della Cina (la prossima la scaliamo tra due giorni! E son 5 perchè 5 sono i punti cardinali, contando anche il centro). Le numerose cime della catena superano i 2000m, e sono state sempre un luogo importante anche dal punto di vista militare, con varie battaglie nel corso dei secoli, anzi, dei millenni, per averne il controllo e dominare quindi il bacino fertile e ricco di carbone di Datong.







Ci incamminiamo verso il tempio, risalendo il fiume, tra bancarelle che vendono frutta e panini al sesamo, spiedini, bastoni da passeggio che sembrano quelli di Goku o del genio della Tartaruga e souvenir (per lo più di pietra, con Mao e Buddha come protagonisti che si contendono la scena). Poi, su una parete di roccia a strapiombo sul vuoto, eccolo. Il Tempio sospeso, a 70m di altezza, sul vuoto, che fluttua appoggiato a pali di legno che paiono piccini come stuzzicadenti. Non si riesce a togliergli gli occhi di dosso.








Risale al VI secolo, alla dinastia dei Wei settentrionali. Si trova lì sospeso perchè ovviamente permetteva ai monaci di vivere in meditazione e isolamento, ma anche perchè il fiume è soggetto a piene improvvise e avrebbe spazzato via tutto. In origine era buddhista, e infatti tuttora è dedicato per lo più a Siddharta, ma ha pure un "padiglione delle tre religioni" con immagini di Lao Tsu e Confucio, in onore alla sacra triade, spesso sincretica, della Cina.





Si dice che le 5 montagne sacre siano nate dallo smembramento di Pangu, essere primigenio nato da un uovo primordiale. Con la ascia avrebbe separato Yin e Yang, e Terra e Cielo, poi sostenuto dalla sua immane forza da peloso gigante. Le parti del suo corpo sarebbero poi diventate monti e fiumi. Per i cinesi visitare queste montagne è una forma di pellegrinaggio, e gli imperatori vi celebravano processioni e sacrifici (con animali cacciati in loco). Era un modo per ribadire il proprio potere nelle varie regioni, sempre nei confini della rigida geomanzia sinica.







A ridosso della grande diga si svolge anche uno spettacolo in realtà virtuale da record, segnalato da un roccione con iscrizione del Guinnes dei Primati. Qui, infatti, si possono indossare dei visori e, camminando nel canyon, vivere un'esperienza immersiva tra lotte di personaggi mitologici a forma di scimmie e maiali antropomorfi, eroi guerrieri e principesse.


i paletti che segnano il percorso parlano in prima persona: "Ho un'autostima, non mi calpestare" oppure "Non ti sporgere, non reggo!"





Tornando verso i bus, incappiamo in una serie di coreografie inscenate da ballerini in costume, che si aggirano tra le bancarelle con una cassa che pompa musica, trainata in un carrellino. Che spettacolo di trash perfettamente in linea con tutto!











Ci lasciamo alle spalle questo luogo magico sospeso a metà strada tra la terra e il cielo, per tornare dal nostro autista, che intanto si è appisolato, dopo lauto pasto. Si va ora in direzione delle Grotte di Yungang, uno dei monumenti buddisti più venerati dell'Asia. Qui le pareti di arenaria sono state scolpite, dal V secolo, con oltre 51.000 figure di Buddha, bodhisattva e altri personaggi spirituali. C'erano altre 252 nicchie con statue, rivolte all'esterno, ma la friabile pietra è stata consumata dalle intemperie e dal passare del tempo. Qui acquistare i biglietti è più semplice, e ci si può muovere a piedi liberamente.

Prima delle grotte, si viene accolti da saloni, cortili, ponti e un intero complesso di templi costruito su un isolotto al centro di un lago. Si respira un'atmosfera di pace indescrivibile, tanto più che viene diffusa una musica rilassante, da meditazione o pisolino sulle panchine o sui dondoli all'ombra di pagode o alberi centenari.


























La vera meraviglia qui sono proprio le grotte, che lasciano via via più senza fiato, a bocca aperta, con il naso all'insù ad ammirare tutte le decorazioni, scolpite e spesso dipinte. La ricchezza dei dettagli trasforma ogni cella in una piccola cattedrale, nella quale si trovano incastonati Buddha colossali, molti dei quali con i capelli blu (perchè erano scuri come le nubi di sera, e perchè il lapislazzulo per creare il colore era segno di ricchezza dei mecenati). Il Buddha qui ha sempre lunghi lobi delle orecchie: da giovane portava pesanti orecchini, che gli avevano stirato la pelle, ma poi si era distaccato del tutto dai beni materiali, e infatti quel segno fisico rappresenta l'allontanamento dalle ricchezze terrene.






Davanti ad alcune grotte sono state costruite strutture in legno con colonne e tettoie e pagoda. Sacro sul sacro.








davanti alle statue si trovano offerte in cibo o denaro, caramelle, frutta, merendine






























ah! Non si saluta così a braccio teso, neanche per dare il 5 al Buddha!






Come si può intuire dalla quantità esagerata di foto, che già sono una selezione, questo luogo ha un fascino magnetico e ispira un senso di sacralità che mescola arte e natura. Chissà 1600 anni fa quale senso di assoluta meraviglia doveva ispirare a chi lo visitava, se ancora adesso ha questo effetto così potente e profondo! "Debutto e apogeo" dell'arte sacra cinese, sono state definite nel 1907 dal sinologo Chavannes, il primo occidentale giunto qui. Per fortuna sono state sottoposte a tutela già dal '49, e durante la Rivoluzione non sono state danneggiate.

Facciamo fatica ad andarcene, ma ad un certo punto la stanchezza inizia a presentare il conto e, dopo un'occhiata ai gustosissimi souvenir, gastronomici o meno, torniamo all'auto (non senza qualche difficoltà, visto che il sito è enorme e i parcheggi sconfinati e tutti uguali, e qui non numerati! Per fortuna ho fotografato la targa...)

polverizzare il sesamo a martellate? Perchè no!

Con una breve corsa torniamo a Datong, passiamo in lavanderia a ritirare i panni, profumati, stirati e ripiegati piccoli piccoli come serve a noi. Poi ci riposiamo un po' in camera (io scrivo, Alessio crolla in un sonno profondo che par quasi morte, a faccia in giù senza cuscino, con gli arti scomposti come un animale investito. Si capisce che è vivo perchè, quando qualcuno in strada suona il clacson, lui sussulta e fa versi, ma senza svegliarsi).

Quando torna dal mondo dei più, sceglie un posto per la cena e ci avventuriamo in una nuova esperienza: localino per gente del posto che vuole zuppe o noodles. Ovviamente tutto in cinese, tutto buonissimo e tutto super economico. Ma super davvero! Per una zuppa di tofu e gamberetti e una di spaghettoni piccanti al maiale fermentato, e due bottiglie di tè, spendiamo 2,9 euro! Incredibile anche solo a pensarci.






Domani torniamo in sella, e ci attende una tappa tranquilla, di 70km circa, verso la città che ospita la più antica pagoda in legno della Cina, il Tempio di Fogong. Ho prenotato un hotel proprio di fronte, così potremo visitarla. I due giorni successivi, invece, saranno intensi, di salite, sopra ai 2500m. Il sacro Monte Wutai, disseminato di monasteri, ci attende!


15/7
Datong-Yingxian
70km

Quella di oggi doveva essere una tranquilla tappa di trasferimento, magari pure un po' monotona e noiosa, e invece ci ha regalato le sue belle emozioni, come sempre quando si è in viaggio!
Dopo una rapida colazione in camera partiamo in una Datong già più che sveglia. E' incredibile come antiche forme del vivere convivano in un guscio iper moderno... Qui questa sintesi affatto ossimorica si concretizza in una città di grattacieli e insegne al neon su vetrate verticali, all'ombra dei quali i venditori ambulanti di frutta e street food, scarpe e carne, si sgolano dai loro carretti per richiamare clienti, e si mercanteggia e si contratta come da secoli, anzi, millenni, accade in Cina. Ci spostiamo tra ciclabili affollate di motorini elettrici, gente con buste cariche di verdura e persone che fanno cose. C'è un po' di traffico, ma non certo quello da 3 milioni e mezzo di abitanti che ci aspetteremmo.  





le giuggiole! Sanno di dattero secco, ma meno dolce e più grinzoso





Dopo qualche kilometro, riusciamo ad abbandonare la periferia per attraversare paesini di campagna dove il tempo sembra essersi fermato: i contadini girano (in motorino elettrico) con la zappa sulla spalla e il mais cresce tra una casa e l'altra, all'ombra di grovigli di fili elettrici. Ci imbattiamo persino in un funerale, con le ghirlande colorate di fiori e la musica.




Dopodichè inizia una lunga vasca di stradoni piuttosto anonimi, a pedaggio ma non per le bici, che pure hanno una corsia loro dedicata. Tra manichini di poliziotti e cartonati di auto con i lampeggianti, viaggiamo in nuvole di polvere di carbone, perchè passano decine di camion che lo trasportano, e questa sostanza appiccicosa e nera ci ricopre dalla testa ai piedi, rendendoci del tutto simili a spazzacamini o minatori. Raggiungiamo Huaire, cittadona anonima in cui spicca una cattedrale cattolica.






A 25km dall'arrivo, Alessio mi chiede se l'asfalto sia strano... La sua bici fa un rumore sospetto... Mi giro e infatti ha la gomma posteriore a terra. Ci fermiamo per controllare e in effetti ha una grossa graffa di metallo aguzzo infilata nel copertone. Per fortuna, avendo le camere d'aria latticizzate, riesce a rigonfiarla e il lattice sembra aver tappato la foratura. Il tutto avviene ad una fermata del bus in mezzo al nulla, sotto ad un cartellone di buon auspicio.





Ripartiamo ma pochi kilometri dopo dobbiamo fermarci ancora. Con la pressione, il buco si è riaperto e la gomma è di nuovo a terra. Con ChatGpt Alessio capisce come far agire meglio il lattice, e stavolta il foro sembra davvero riparato. Per quanto si renda evidente la necessità di cambiare quella camera d'aria prima di arrampicarci sui monti, domani. Mentre Alessio mi dice che gli pesa il dover smontare e rimontare i copertoni (che sono simili ai miei, e ne conosco la durezza tremenda, che tante Madonne mi ha fatto scagliare nel corso degli anni), mi viene un'idea. Perchè non far fare questo lavoro a un ciclista? Nella città di arrivo ce ne saranno sicuro... E infatti controllo su AMap e ne trovo due, uno con marchio Giant e altri cinesi, più grande, e uno Merida. Il primo, oltretutto, è a 300m dall'hotel. Aggiudicato! Prima di fare check in, andremo lì. Io ho anche bisogno di sistemare i freni, soprattutto il posteriore: con fango e sassolini temo che la pastiglia si sia smangiata del tutto, e infatti non frena più. Non posso affrontare le lunghe discese dei prossimi giorni così. Quindi ottimo. 





Senza ulteriori intoppi entriamo a Yingxian, tra campi di mais e il profilo azzurro dei monti sullo sfondo. Si vede anche la sagoma dell'antica pagoda di legno, che svetta da 1000 anni sulla piana circostante. Piana che sta a 1000m, infatti, pur facendo caldo, si respira.



Ci dirigiamo direttamente dal ciclista, e ci troviamo davanti ad un grande negozio ben fornito, dove una coppia di mezza età sta pranzando. Scrivo sul traduttore l'elenco dei problemi che dobbiamo risolvere, e l'uomo fa un cenno di assenso con la testa. Sono le 13.30, ce ne andremo due ore dopo... Ma con le bici come nuove!






Per prima cosa, l'omino cambia la camera d'aria di Alessio. E riesce a togliere e rimettere il copertone con la sola forza delle sue dita d'acciaio temperato. Allibiamo. Poi, ci scrive che la bici è lercia, e sarebbe il caso di lavarla. Ma certo!
Due note: per scrivere, non usa direttamente la tastiera, ma scrive a mano, con un dito i caratteri su una parte dello schermo, e solo allora compaiono i caratteri sulla tastiera, da scegliere. Vedrò far così anche altri, qui. Per togliere il fango, oltre ai prodotti specifici e alle spazzole, il buon uomo usa una sorta di idropulitrice portatile. La "pistola" è collegata a una sottile canna, che lui inserisce in secchi e bacinelle pieni d'acqua, spruzzandola così in pressione sulla bici, direttamente sul marciapiede, mentre i passanti fanno lo slalom per non essere a loro volta lavati.
Ogni volta che passa qualcuno, si ferma, fa domande, ci guarda, ci offre una sigaretta, chiacchiera con il meccanico e dà pure una mano, contribuendo a questa curiosa operazione di recupero mezzo di due italiani infangati. Nel frattempo, veniamo fotografati e filmati, filmati e rifotografati.







lo strano uomo senza maglia, una sorta di clochard un po' tocco, a un certo punto si è aperto la patta ed era proprio senza mutande, con una sacca scrotale tanto distesa da ricordare le lunghe orecchie del Buddha del futuro... Forse stava facendo capolino da lì!


Tocca poi alla Fanfola. Tolgo tutte le borse, me la lava, registra il cambio. E per i freni gli do le mie pastiglie di ricambio, perchè lui non ne ha di compatibili. In effetti quelle malfunzionanti sono smangiate da qualche sassolino che deve essersi incastrato e ha creato di solchi proprio nei punti in cui dovrebbe far contatto con il disco.
Ci fa provare i mezzi ed è pacatamente soddisfatto del nostro sorridere e mostrargli pollicioni alzati. Il tutto per 8 euro a testa! Ci vuole un intero villaggio (quartiere) per compiere una simile opera, infatti alla fine si è aggiunto anche il figlio, o nipote, che è stato messo sotto a lavorare.
Noi ce ne andiamo felici e sereni, anche perchè avere bici così in ordine, per me dopo quasi un mese di viaggio, è un sogno spesso irrealizzabile!


Ci dirigiamo quindi all'hotel, vicinissimo e super in centro, proprio già nella zona pedonale delle vie commerciali e del parco della pagoda. Anche qui restiamo stupiti per la cura degli spazi pubblici, davvero piacevolissimi, tra fontane, lanterne, sculture e alberi ben tenuti. 






Entrare in hotel si rivela inaspettatamente più complicato e caotico del previsto, però. Scopriamo di essere in una sorta di Grand Hotel, il più lussuoso della città (che io ho pagato 13 euro su Trip, per una doppia). E proprio qui sta transitando qualcuno di importante, probabilmente un politico, un quadro del partito o simili. Infatti l'hotel è blindato e ci sono polizia, guardiani e militari ovunque. Cerchiamo di avvicinarci al parcheggio antistante la porta e veniamo respinti, cerchiamo di passare da un altro ingresso e altri due agenti ci rimbalzano. Non in modo sgarbato, ma estremamente fermo. E non vogliono sentir ragioni! Ci mettiamo del buon tempo a far capire che noi pure soggiorniamo lì... Immagino sia poco credibile, visto che sembriamo due spazzacamini neri di carbone, a pedali per di più. Ma, alla fine, riusciamo a raggiungere la reception, e vediamo pure il protagonista di tutto questo casino uscire scortato da molte guardie e portaborse. In compenso lo staff è molto gentile e ci fa pure portare le bici in camera.





abbronzatura a strati

Dopo la doccia, usciamo ad esplorare questa città che, pur essendo piccina per gli standard locali, sembra davvero interessante. La prima meta è la pagoda, ma, nel tragitto, incappiamo in qualcosa di ancora più urgente. Alessio vede una bancarella dove vendono dei Buddha peluches sul fior di loto. E' da ieri che ne luma con avidigia. La signora fa un grande sconto e l'affare è fatto. Ora lui si aggira per le vie della Cina con un Sakyamuni appeso al borsello, chiaramente residuo dei molti anni trascorsi a Pietroburgo, essendo l'accessorio da russo in vacanza (e non) per eccellenza. Sommati al cappello "fardello dell'uomo bianco" con occhiali veloci e sandalata puzzolente, l'aura che emana è degna di Confucio, anzi, Confuzio come ormai lo abbiamo ribattezzato. Alessio è convinto che ci protegga e guardi giù ogni volta che potrebbe succederci qualcosa di negativo. Visto che è convinto che anche il suo vegvisir, tatuato in Islanda (come il mio) funga da bussola (e lo era, per i vichinghi, bussola tra i mondi), abbiamo capito che ora tutto si tiene, e Conuzio regga il vegvisir e lo attivi, trasformandolo pure in un simbolo di Yin e Yang, se proprio la faccenda si fa brutta.    



Ora possiamo procedere. Passeggiamo in un parco tranquillo e curato in ogni filo d'erba, che costeggia l'area chiusa del Tempio di Fogong, che pure si può ammirare in tutta la sua maestosa bellezza. Questa struttura in legno, costruita senza l'uso di chiodi, risale al 1056, dinastia Liao, del regno di Khitai. Il sovrano Daozong fece costruire questa struttura dove viveva la famiglia della nonna. Fu poi restaurata nel 1195 dai Jin. E' sopravvissuta a incendi e devastanti terremoti, nonostante i suoi 67,3m; infatti è la pagoda in legno più datata della Cina e la struttura antica in legno più alta del mondo. Qui divenne così famosa da prendere il nome di Muta, ovvero "la pagoda di legno". Per antonomasia.





si gioca forte a dama



Tra anziani che giocano a dama in gruppetti e bambini con il taglio a scodella che scorrazzano felici tra gatti coccoloni, ammiriamo il tempio e pure i suoi piacevoli dintorni. Da lontano si percepisce la pendenza della pagoda di 15 gradi, uno tra i motivi per cui non è visitabile, in quanto un po' pericolante. Vista la quantità di rondini che ci volano intorno e ci han fatto il nido indisturbate, immagino che stia su sì per i precisi incastri delle assi di legno, ma pure per il rivestimento di guano.








Visto che oggi non abbiamo mangiato nulla dopo la colazione, siamo affamati e approfittiamo di questa passeggiata per cercare anche un ristorante di nostro gusto. Le vie centrali sono proprio belle, con edifici in legno in stile tradizionale, e lanterne e insegne a contendersi la luce.







Troviamo un localino marcione, i migliori, che ci ispira, in quanto frequentato da cinesi (ed è ovvio, visto che qui c'è solo turismo interno), ma che vivono proprio qui: operai, commesse... Traduciamo il menu ma poi è il cuoco a "consigliarci", ovvero indicarci i tre piatti che vuol farci assaggiare, per provare un po' di tutto. E in effetti non ci delude. Alessio va di ossa di montone bollite da spolpare. Io di tofu con arachidi e sesamo. Poi condividiamo una porzione di spaghetti di riso con biete e altro tofu, il tutto, compreso di bevande, per 7 euro. Stasera nulla di piccante, e si vede che siamo in una zona ancora diversa da quelle finora visitate. Parlano pure in modo diverso, che quasi non sembra mandarino.



Rifocillati, ce ne torniamo in hotel, godendoci il fresco della sera. Facciamo una piccola spesa di frutta e colazione per domani, e possiamo dire conclusa anche questa spettacolare giornata che la Cina di ha regalato.








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