sabato 8 agosto 2026

50-52. Dai sutra scolpiti nella roccia ai monaci guerrieri di Shaolin, tra antichissimi templi e metropoli ultramoderne. Si pedala nel cuore dell'Henan




























6/8
Luoyang-Grotte di Longmen-Tempio del cavallo bianco-Luoyang
0km pedalati, assaj camminati

La giornata di oggi prevede 3 tappe: le Grotte di Longmen, il Tempio del cavallo bianco e il palazzo imperiale, già visitato ieri pomeriggio, in versione notturna, tutto illuminato.
Purtroppo Alessio non è in gran forma, ha dormito male, si sente debole, oppresso dal caldo, affaticato e ha qualcosa che non va a livello gastrointestinale. Io ho dato stanotte, liberandomi di tutti i miasmi con i petardi, come si usa qui.
Facciamo una colazione rapida in camera, mentre ritiriamo i vestiti lavati e asciugati, per quanto non proprio profumati, al punto che da qualche giorno sono nella fase desiderio d'acquisto di un profumo. E' una fase che arriva, più o meno a questo punto dei viaggi lunghi, quando non se ne può più di puzzare sempre, che sia sudore, pioggia mal asciugata o fumi di scarico, nostri e dei motori. Perchè all'inizio si sopporta, e si ha ancora fiducia nelle lavatrici altrui. Ma poi, con l'andar delle settimane, ci si rende conto che i lavaggi fatti con poco detersivo e nessun ammorbidente, profumatore o programma apposito, valgon poco per panni usati e strausati ogni giorno per due mesi. E quindi si passa al metodo Re Sole: lavarsi poco, profumarsi molto, nascondere i pidocchi sotto alla parrucca.

Usciamo poi con l'idea di prendere un Didi. Ci sono anche i bus che vanno alle grotte, ma per 20km di strada si risparmia tempo e si pagano cifre ridicole. Infatti nel giro di mezzora siamo a destinazione. Fa caldo, molto, incredibilmente più dei giorni scorsi. Siamo passati da 20 a 36 gradi in 50km di strada. Il cielo è grigio e promette temporali da umidità evaporata.
La coda per entrare è brevissima, tanto più che abbiamo già i biglietti, acquistati online ieri dal sito ufficiale; basta scansionare il passaporto e siamo dentro, senza nemmeno controlli di sicurezza. C'è tanta tanta tanta gente, ma il sito è enorme, e tra un punto di interesse e l'altro ci sono kilometri da camminare, cosa che permette alle masse di disperdersi.





"Le Grotte di Longmen, letteralmente "Grotte della Porta del Drago", sono tra i migliori esempi di arte buddista cinese. Ospitano decine di migliaia di statue del Buddha Shakyamuni e dei suoi discepoli [...] Le immagini, molte delle quali un tempo dipinte, sono state scolpite all'esterno di rilievi rupestri e all'interno di grotte artificiali scavate nelle scogliere calcaree dello Xiangshan e del Longmenshan, che corrono da est a ovest. Il fiume Yi scorre verso nord tra loro e l'area era chiamata Yique, la porta del fiume Yi. Il nome alternativo di "Grotte della Porta del Drago" deriva dalla somiglianza delle due colline che controllano il flusso del fiume Yi alle tipiche "torri della porta cinese" che un tempo segnavano l'ingresso a Luoyang da sud." (Wikipedia)
















La loro costruzione iniziò nel 493. Il complesso è composto da 2.345 grotte e nicchie, 2.800 iscrizioni, 43 pagode e oltre 100.000 immagini del Buddha. Le statue che raffigurano Buddha e i discepoli hanno dimensioni che vanno da 25mm fino a 17 metri di altezza. L'area contiene anche più di sessanta pagode buddiste, ma anche oltre quasi 2.500 stele e iscrizioni, da cui il nome "Foresta delle antiche stele".













"Situate in un ambiente naturale panoramico, le grotte sono state scavate da un tratto di scogliera che corre per un chilometro lungo entrambe le sponde del fiume. Il 30% risale al periodo Wei settentrionale (stessa dinastia che introdusse il buddismo e finanziò le altre grotte che abbiamo visto, vicino a Datong, e il Tempio sospeso) e il 60% alla dinastia Tang, mentre le grotte di altri periodi rappresentano meno del 10% del totale. A partire dalla dinastia Wei del Nord nel 493 d.C., i mecenati e i donatori includevano imperatori, l'imperatrice Wu Zetian, membri della famiglia reale, altre famiglie ricche, generali e gruppi religiosi." (Wikipedia)





















"Il sito è stato oggetto di atti vandalici significativi in diversi momenti della sua storia. I principali manufatti sono stati rimossi dai collezionisti occidentali e dai cacciatori di souvenir all'inizio del XX secolo. Anche le teste di molte statue sono state distrutte durante la Rivoluzione Culturale. Due murales prelevati dalle grotte sono esposti al Metropolitan Museum of Art di New York e al Nelson-Atkins Museum of Art di Kansas City, nel Missouri.
Con l'istituzione della Repubblica Popolare Cinese nel 1949, le grotte sono state dichiarate area protetta. La Costituzione della Cina, ai sensi dell'articolo 22, che tra le altre questioni prevede anche la protezione dei siti del patrimonio naturale, è stata ulteriormente definita in vari strumenti giuridici emanati per proteggere e conservare questo patrimonio culturale della Cina.
L'Agenzia per la cura delle reliquie di Longmen è stata istituita nel 1953 sotto il Ministero della Cultura.
Nel 2000 il sito è stato inserito nella lista del patrimoni dell'umanità dell'UNESCO quale "un'eccezionale manifestazione della creatività artistica umana", per la sua perfezione di una forma d'arte e per la capacità di incarnare della raffinatezza culturale della Cina Tang." (Wikipedia)












Fengxian, o grotta di Li Zhi, è la grotta del culto degli antenati, la più grande di tutte le grotte scavate sulla collina occidentale tra il 672 e il 676 per l'imperatrice Wu Zetian (seguono foto). Si dice che le sculture siano il massimo della perfezione architettonica della dinastia Tang. Il santuario all'interno della grotta misura 39 m x 35 m. Ha la più grande statua di Buddha alle Grotte di Longmen. Delle nove enormi statue scolpite, l'immagine molto impressionante del Buddha Vairocana è scolpita sulla parete posteriore del Fengxian. L'immagine è alta 17,14 m e ha orecchie lunghe 2 m. Si ritiene che la statua sia stata modellata sull'imperatrice Wu Zetian. Un'iscrizione alla base indica il 676 come anno di intaglio. Il Bodhisattva a sinistra dell'immagine principale del Buddha è decorato con una corona e perle. Viene mostrata anche una divinità che calpesta uno spirito maligno. Le caratteristiche principali dell'immagine di Vairocana sono l'essere paffuto e pacifico. Ciascuna delle altre grandi statue è scolpita con espressioni che corrispondono ai loro ruoli rappresentativi. Questi furono scolpiti per ordine dell'imperatrice Wu Zetian e sono considerati esempi dello "stile vigoroso, elegante e realistico" della dinastia Tang. L'enorme statua di Vairocana è considerata "la quintessenza della scultura buddista in Cina".

La statua di Vairocana fornisce anche alla sua base i nomi degli artigiani che hanno lavorato qui, il nome dell'imperatore Gaozong, che era il donatore, e onora anche Wu Zetian. Si dice che Wu Zetian abbia donato "ventimila corde del suo denaro" (le monete, forate al centro, si tenevano inanellate come perline su fili) per completare questo edificio. Quindi, si ipotizza che il Buddha Vairocana sia stato scolpito per assomigliare all'imperatrice stessa e definito una "Monna Lisa cinese, Venere o come la Madre della Cina". Statue di Kasyapa e Ānanda, i due principali discepoli di Vairocana, e di due Bodhisattva con corone fiancheggiano la statua principale, oltre a numerose immagini di "lokapalas (guardiani o re celesti), dvarapas (guardie del tempio) e numerose altre figure"" (Wikipedia)











melograno!




Dopo questi bagni di folla e meraviglia, in un caldo opprimente che quasi stende Alessio, ci portiamo sull'altra sponda del fiume, per ammirare le grotte più grandi nel loro complesso, dalla dovuta distanza. Si sa che da troppo vicino non si mette a fuoco a dovere ciò che magari si ha davanti al naso... In ogni caso questi sutra scolpiti nella roccia e sopravvissuti al tempo, agli agenti atmosferici, ai collezionisti occidentali che decapitavano le statue, alla rivoluzione culturale e al vandalismo, sono una vera e propria enciclopedia dell'arte sacra cinese nel periodo tra metà 400 e 700. Si colgono stili diversi, pose più o meno naturali, simbolismo che muta e una ricerca di astrazione o realismo diversa a seconda dei periodi.





Mentre ci incamminiamo verso alcuni templi su questa sponda del fiume, dove si trova anche la tomba del poeta Bai Juyi (epoca Tang), veniamo sorpresi da un temporale devastante. Nel giro di un attimo siamo zuppi e infreddoliti, quindi optiamo per una soluzione più comoda: cart elettrico per tornare all'ingresso e taxi al volo per portarci alla prossima tappa, il Tempio del Cavallo bianco, a 20km da qui. Con tutta la pioggia che abbiamo preso i giorni scorsi, non abbiamo proprio voglia di stare ore alle intemperie! Mentre Alessio tenta di capire le intenzioni del cielo, scopre questa curiosa condizione atmosferica. Si intenderà forfora umana del miliardo e mezzo di cinesi? Qualcuno sta pettinando immense mandrie di mucche pelose e di capre lanute con la pelle secca? E' Pangu? E' Pingu?


In breve raggiungiamo anche la seconda tappa della nostra visita. Qui, superati i mercatini soliti e preso il solito pullmino che trasferisce dal primo ingresso al secondo, ci troviamo in coda per acquistare i biglietti. Ci sono tanti turisti cinesi che palesemente vengono da zone periferiche, diciamo, per capirci, dalle campagne. Pagano in contanti, vestono in modo più semplice, non si bardano come pazzi per ripararsi dal sole e hanno tracce di terra sotto alle unghie lunghe delle mani e dei piedi. Usano il telefono solo per fare qualche foto, e si vede che non hanno dimestichezza con lo strumento. Ecco di nuovo il multiversum Cina... Prima di entrare nel complesso sacro, ci sono alberi ai cui tronchi i fedeli (e i superstiziosi, qui è difficile distinguere) legano cartellini in legno rosso, su cui scrivono preghiere, richieste, messaggi e "voti". 





Perchè questo Tempio è del Cavallo Bianco? La leggenda narra che quando due emissari della corte della dinastia Han partirono alla ricerca dei testi buddisti, visto che l'imperatore aveva sognato buoni auspici in merito, incontrarono, in Asia Centrale (Afghanistan), due monaci indiani, e tornarono con loro a Luoyang. I monaci entrarono in città in sella a due destrieri bianchi, carichi di sutra e statue buddhiste. L'imperatore fu tanto colpito dal loro arrivo, dai loro doni, dai miracoli compiuti e dalla loro dottrina che, per ospitarli, fece costruire questo tempio (dove poi furono sepolti alla fine dei loro giorni). A fronte di questo favore concesso loro, alcuni sacerdoti taoisti protestarono e vollero che l'imperatore provasse i meriti di entrambe le religioni. L'imperatore accettò e ordinò che i testi sacri e gli oggetti di culto taoisti venissero posizionati sulla porta orientale, invece quelli buddhisti dovevano essere posti nella sala delle sette gemme, ad ovest. Comandò poi che tali oggetti venissero gettati nel fuoco: avrebbe conferito la sua protezione alla religione i cui oggetti sarebbero sopravvissuti alle fiamme. I taoisti s'aspettavano che i loro testi sopravvivessero; ciò non accadde, i testi taoisti furono completamente arsi, mentre quelli buddhisti rimasero illesi. L'imperatore, pertanto, col suo entourage di alti funzionari e parenti, abbracciò la religione buddhista. Fece erigere numerosi templi e tre conventi per le monache. I due sacerdoti taoisti che sfidarono il buddhismo furono condannati al rogo. 

Più di 500 anni dopo, il monaco Xuan Zang, protagonista del romanzo classico "Viaggio in Occidente", che tradusse numerosi testi indiani in cinese, partì da qui per il suo pellegrinaggio verso l'India, durato 17 anni. Al ritorno, divenne abate del tempio, istituì qui una biblioteca e una scuola di traduzione di monaci poliglotti, e qui è sepolto. 




Considerato la culla del buddismo cinese, è forse il tempio più antico, fondato nel 68 d.C. dall'imperatore Ming degli Han orientali, quando Luoyang era capitale. E dal 200 d.C. qui molti dotti e letterati hanno raccolto, studiato e tradotto testi sacri dal sanscrito, permettendo la diffusione del buddhismo in Cina, prima, e in tutto il resto dell'Asia, poi. Le radici antiche sono poi fiorite con le dinastie Ming e Qing (XIV-XX secolo), cui si devono i più imponenti edifici oggi visibili. E' luogo di culto, l'incenso arde senza tregua e dai bracieri salgono volute di fumo bianco e profumatissimo. Certo non mancano anche ragazze in costume tradizionale, interessate solo a un bello sfondo per per le loro foto, e ragazzi a caccia di follower. Anche qui il concetto di multiversum si fa forte e chiaro.




Dopo il Tempio dei Re celesti, dove un Buddha pacioso è circondato da divinità spaventose in argilla,




si trovano il tempio del Grande Buddha, di epoca Ming, e il tempio Mahavira, con le tegole intagliate a forma di fiori di loto, migliaia di effigi dell'Illuminato e grandi sculture in seta e canapa, che pesano solo 3kg.














Sul retro si trova anche la Pesca della longevità, in bronzo. Bisogna sfregarla con le mani, e poi toccarsi la testa o le parti del corpo per le quali si chiede salute o fortuna. Quasi tutti qui optano per la pancia.



Ancora oltre si trova la Terrazza della Freschezza, dove i monaci traducevano i testi sacri e ne conservavano copia in una ricca biblioteca. Oggi ospita mostre di arte e calligrafia contemporanea, che pure mantiene quasi inalterate alcune caratteristiche perchè, come diceva Confucio, se una cosa funziona, è bene mantenerla, e male è modificarla o rinnovarla.










le banconote galleggiano, offerte gettate così nell'acqua, sotto alla pioggia



Poco  avanti, separata da un boschetto di bambù, si trova la Sala da tè del silenzio, spazio zen dove ci si può gustare, gratis, una tazza di tè caldo, con vista sullo spettacolo d'arte varia dell'umanità locale.



A chiudere il complesso storico c'è la cosiddetta "zona internazionale", con templi moderni, a grandezza naturale, donati da Thailandia, Myanmar e India, costruiti in stile e con simboli e materiali di queste altre culle del buddhismo. Sanno di posticcio, ma l'effetto complessivo è comunque di naso al cielo e bocca aperta dalla meraviglia.









Cotti bolliti, torniamo, sempre con un Didi, al centro storico di Luoyang, per recuperare qualcosina da mangiare e da bere e buttarci in camera a riposare un po'. Alessio piomba in un sonno profondo, io ne approfitto per studiare la tappa di domani, a Shaolin, e prenotare un hotel proprio vicino al tempio dove è nato il kung fu e ancora oggi si trovano alcune prestigiose scuole di arti marziali. Visiteremo l'intero complesso dopo una pedalata di soli 60km, un po' mossa, ma gestibile in poche ore, così da avere tempo nel pomeriggio per goderci il luogo.
Qualche ora dopo, riemersi dal coma, siamo pronti per la cena e per il palazzo imperiale in notturna. Purtroppo Alessio, che si sente debolissimo e vorrebbe mangiare, fa fatica a mandar giù una ciotolina di riso bollito e due piattini di pane caldo sfilacciato. Non sta bene, e infatti, ancora adesso mentre scrivo è in bagno.


Per fortuna questi malesseri sono controbilanciati dalla bellezza di ciò che ci circonda. La porta della città antica, dove il tamburo ancora batte le ore



e il palazzo imperiale strobo, illuminato nel modo più tamarro immaginabile, sono ravvivati da migliaia di bancarelle di cianfrusaglie coloratissime e street food altrettanto colorato.


Nella piazza antistante, schiere infinite di fotografi sono intenti ad immortalare gente in abiti storici, mentre nuovi clienti sono in fila presso i banchetti dove ci si trucca e imparrucca. E' un mercato vastissimo di immagini!






qualcuno preferisce il cosplay






anche gli uomini si fanno fotografare. Alcuniin abiti direttamente femminili, altri in abiti maschili, che però, per noi occidentali, hanno un tale che di androgino, tra mantelle, capelli lunghi acconciati, trucco pallido e visi sbarbati, che a volte è difficile distinguere






Dopo tutte queste luci e questo gran finale, ci ritiriamo. Per domani abbiamo tutto quel che ci serve, in primis la curiosità di scoprire un altro tassello di storia e cultura della Cina, quella dei monaci Shaolin, diventati così popolari nell'immaginario collettivo anche grazie al cinema. Chissà come sono davvero, cosa davvero si trova tra quei monti e quelle pagode... Domani, domani lo sapremo!



7/8
Luoyang-Shaolin
57km

Anche la tappa di oggi è stata densissima di eventi, cose viste, incontri e venture, pur essendo breve e, sulla carta, da bersi in un fiato. Partiamo in una Luoyang fortunatamente ancora un po' assopita, con il sole del mattino che crea giochi di riflessi sulle insegne dei negozi chiusi e sul selciato di pietra scura. Fa già caldo, oggi toccherà i 37 gradi, percepiti 44. Mettiamo acqua nelle borracce e protezione solare in abbondanza, e attraversiamo le vie pedonali del centro in una calma che quasi le rende irriconoscibili rispetto a ieri sera. Sono vuote, silenziose, e si coglie il loro tranquillo aspetto da città storica, tra tetti a pagoda e porte di legno rosso, con le brave lanterne e i leonetti dagli occhi sporgenti a far la guardia.




Ci lasciamo alle spalle anche la parte moderna di Luoyang, con i suoi grattacieli e i palazzoni a formicaio, che pure ha un suo fascino, tra centri commerciali coloratissimi e locali alla moda. Ponte sul Luo, e siamo fuori.



Gran parte della tappa si snoda tra zone rurali, villaggi agricoli e campi coltivati. Sembra davvero un altro mondo, anzi, un altro universo. Ci accorgiamo che il paesaggio intorno a noi sta mutando. Oltre alle temperature decisamente più alte, la vegetazione è diversa. Ci sono più alberi, più fiori, ed è comparso il bambù, con boschi veri e propri di verde cupo. I paesini pure hanno un aspetto differente, con le case disposte a fila singola da un lato e dall'altro della strada, e sui marciapiedi i contadini stendono teli con sopra i chicchi di mais ad asciugare. Ad ogni incrocio si è immersi nel profumo di fritto degli youtiao, impasto di farina fritto in olio, che viene mangiato nel brodo, nel latte di soia o dentro a pane non fritto. Panino imbottito di pane. Pane al pane. E c'è anche il vino!







Infatti qui si estendono kilometri e kilometri di vigneti, e, lungo la strada, a bordo delle vigne, i produttori vendono grappoli enormi con chicchi grosse come prugne, che paiono finti tanto sono perfetti. E hanno pure succo d'uva e vari stadi di fermentato. Purtroppo la presenza di queste bancarelle, su una strada non larga e frequentata tanto da motorini e carretti quanto da camioni, fa sì che, i clienti, inchiodino e "parcheggino" in mezzo alla corsia, con casini di ingorghi e manovre e pericoloso traffico improvviso.









Arriviamo a 10km dalla meta in breve tempo. Facciamo una rapida sosta per riempire le borracce (si beve molto di più ora, con questo caldo) e ci prepariamo agli ultimi 10km, in salita, che ci porteranno a scavalcare la catena del Song Shan, sacra al taosimo, per scendere poi alla zona paesaggistica del tempio Shaolin, considerato il luogo di nascita del buddhismo Chan (zen) in Cina, nonchè delle arti marziali orientali. Ma ne parliamo tra un attimo.
Nella sosta, ci accorgiamo che tutto intorno si sta alzando una strana nebbia, umidità che evapora e crea una cortina opaca, grigiastra. "Ma vuol piovere?" chiedo ad Alessio, che, con ottimismo, mi dice di no, è solo un effetto del gran caldo. "A me sembra un temporale che si addensa...". E mi sembrava bene. Iniziamo a salire, tra tornantini e camion lanciati in discesa che tagliano la strada, strombazzate e madonne, e il cielo si fa sempre più cupo, e brontola. Cerchiamo di accelerare, ma con le bici cariche e la pendenza a sfavore, è impossibile. 










A 4km dall'arrivo, 2 di salita e 2 di discesa, inizia a piovere. E con questo intendo che un muro di acqua ci si rovescia addosso, con violenza. Non si vede nulla, le auto e i camion si fermano a bordo strada con le 4 frecce. Le strade diventano fiumi, allagate completamente con due spanne di acqua a coprire tutto. Noi ci infradiciamo a tal punto che, una volta raggiunto l'hotel, dovrò letteralmente svuotare le scarpe dall'acqua intrappolata all'interno. Ma che sfiga però! Avevamo appena, di nuovo, lavato tutto, e tutto era asciugato decentemente... Siamo riusciti a non puzzare di cane morto annegato per pochissime ore! E adesso per giorni saremo inavvicinabili. Uffa!



Arriviamo al nostro hotel, che ho dovuto cercare sulla mappa cinese aprendo ogni singola foto di ogni singola struttura, e ce ne saranno 50, perchè l'indirizzo fornito sull'app è sbagliato. In questo paesino, uno dei soli due rimasti intorno all'area protetta, ogni casa è stata trasformata in ristorante, al pian terreno, e affittacamere, al piano di sopra. Il nostro hotel non fa eccezione. Gli altri villaggi sono stati "trasferiti" alle periferie di Dengfeng, città da 2 milioni di abitanti che si trova a 15km, in valle. Chi è rimasto, ha accettato di condividere la propria casa con i turisti, stranieri e non. La prima preoccupazione dei proprietari, una strana famigliola di ex contadini un po' tocchi, è di farci mangiare, ma noi sembriamo appena usciti da un tuffo in mare -vestiti. Prendiamo la camera, allagandola, e non ci viene nemmeno chiesto di mostrare il passaporto. Bravi, così si fa. Altro che registrazione e palle varie! Quando chiediamo di poter metter le bici in un posto coperto, la nonna batracizzata, che gode di questo meteo, si limita a buttare due k-way a riparare manubri e borse a telaio. E via. Il vantaggio di questo posto è che ha tutto quel che ci serve e sta a a 300m dall'ingresso al Tempio.





Doccia e siamo pronti, dunque, per recarci a piedi al sito storico. Intanto, per fortuna, ha smesso di piovere, e anzi, è uscito il sole e fa pure un gran caldo, di nuovo. Come avvertiva la guida della Lonely planet, oggi questo tempio del VI secolo è tutto fuorchè zen: i molti turisti hanno portato un giro di negozietti, souvenir, bancarelle e catene di ristorazione (tutte cinesi se non altro) che ha poco a che vedere con lo spirito del luogo. Ma è pur sempre Patrimonio UNESCO per il valore storico e culturale, e poi i monaci guerrieri Shaolin sono assolutamente entrati a gamba tesa nel nostro immaginario attraverso film, serie, manga e anime, da almeno 50 anni!







Una parentesi in anticlimax piuttosto hardcore, ma che dà la misura di come, nei viaggi e nella vita, i momenti alti e bassi si alternino in un continuum. Mentre si cammina verso l'ingresso, Alessio rallenta per un istante il passo e mi dice: "Mi sono cagato addosso". E prosegue come nulla fosse. Io resto di sasso, non sapendo esattamente come elaborare questa informazione, poi lo riraggiungo e gli dico che di sicuro lì intorno ci sono i bagni del sito. "Ma no, fa niente. Piuttosto hai dei fazzoletti di carta?". Gli do il rotolino che tengo per emergenza sempre nello zainetto, e lui, con aria soddisfatta, esclama: "Perfetto!" e procede a infilarserselo, così come è, in mezzo alle chiappe, lì dove siamo, nel viavai di gente che entra e che esce, con la mano a cucchiarella nelle mutande. Poi riprende a camminare come nulla fosse, si annusa le dita e conferma: "SÌ sì non era una scorreggia. Mannaggia". Penso che voglia solo arrivare alla prima toilette per controllare e sistemarsi, e invece mi dice che no, tanto ha la certezza di essersela fatta addosso, ora ha messo al sicuro le mutande e può tranquillamente visitare il tempio. Quando sale le scale davanti a me gli confermo che non si è sporcato i pantaloni e lui, aggiungendo solo un "Spero non coli dalle gambe", soddisfatto nell'insieme, starà così fino al rientro in hotel. Ora le mutande lavate sono stese ad asciugare. Questa scena mi ha dato la misura di come, se le mestruazioni fossero cosa maschile, la vergogna sociale e il timore di sporcarsi non esisterebbero, e staremmo tutti, in caso di naturale necessità, a infilarci cose nelle mutande in mezzo alla folla, senza problemi.




leonetto che fa la guardia ai metal detector


braccialetto di buon auspicio in omaggio per questo 2026, anno del cavallo di fuoco





Biglietto, entriamo e ci troviamo nel primo grande piazzale. Qui tutto richiama l'immaginario classico: pellegrini e appassionati di gongfu (kung fu), ma anche amanti della montagna pronti ad affrontare i numerosi sentieri che si snodano sulle alture intorno, si godono i bei giardini curati e il sole, ricomparso dopo il nubifragio.
Passiamo davanti a diverse scuole di wushu, tra cui la Shaolin Tagou, una delle più prestigiose al mondo, nonchè la più antica; si intravedono allievi in uniforme rossa, dietro ai cancelli. Noi miriamo proprio ad assistere ad una delle loro esibizioni, gratuite, che si tengono più volte al giorno in una sorta di arena-mercato coperto.









La sala è già gremita, e restiam in piedi, accalcati nella folla, per la più autentica chinese experience, che prevede di essere una goccia (di sudore) in un mare (di sudore altrui). Lo spettacolo dura mezz'ora ed è godibilissimo, non solo per ciò che accade in scena, ma anche per le reazioni del pubblico, ben diverse da quelle che si avrebbero altrove.
Mentre si attende l'inizio, passano immagini propagandistiche che sponsorizzano i benefici economici della "nuova via della seta", con interviste a manager e politici di tutte le nazioni asiatiche ed europee coinvolte. Poi una presentatrice spiega, in solo cinese, come si svolgerà la performance e invita il pubblico a stare a distanza di sicurezza dal palco.
Quindi introduce il primo ospite, un anziano artista della calligrafia che, con pennelli enormi, scrive/dipinge caratteri su rotoli di carta; è vestito di bianco e bianchi sono i lunghi capelli che gli crescono ai lati del cranio, calvo per lo più. Forse le setole dei pennelli sono fatte del suo proprio crine... Quando finisce, due giovani monaci mostrano l'opera al pubblico, e tanti addetti alle vendite passano tra le file a proporre quelle opere, o meglio, simili già pronte e incartate, con qr code appeso al collo per i pagamenti.








Finito questo momento, entrano in scena i monaci guerrieri veri e propri, per lo più giovanissimi, bambini e adolescenti. Si esibiscono in qualcosa che risulta ESTREMAMENTE cinese, e infatti il pubblico gradisce. Numeri da circo, come piegare delle lame con la gola nuda o ruotare a pancia in giù, a pelle viva, sulla punta di una lancia, con tutto il peso del corpo, sono apprezzatissimi. Idem coreografie con ventagli rossi (che rappresentano la saggezza e l'autocontrollo, perchè nessuna forza, senza dominio completo di essa, è tale), scope usate come spade, e spade vere, lance e bastoni, manovrati con maestria assoluta. Ci sono tanti esercizi a corpo libero, impressionanti, svolti pure da bambini magrolini. A tutto si alternano momenti faceti, divertenti e di aticlimax: i monaci mimano i movimenti di diversi animali, in modo buffo, ma con mosse che richiedono forza, elasticità ed equilibrio incredibili; oppure chiamano sul palco ragazzi dal pubblico e cercano di insegnar loro alcuni movimenti; quando li fanno i monaci sembrano semplicissimi. Quando tocca ai profani, incapacità e goffaggine la fanno da padrone, tra grasse risate dal pubblico e ilarità generale. Al più bravo di chi ha provato, viene regalato un biglietto per lo spettacolo completo che si svolge la sera in città. Compare poi un maestro più attempato, che fa acrobazie con la frusta e con la lancia. E poi ancora momenti corali, di esibizione di abilità pazzesche, che fanno sembrare facili cose per cui servono anni e anni di pratica quotidiana. Nell'insieme, è una kitschiata, ma appassionante, coinvolgente, e in perfetto spirito cinese: ciò che è antico si mantiene, adattandolo sensatamente ai tempi.













Finito lo spettacolo, usciamo e Alessio si compra pure una t-shirt nera con scritte oro come souvenir, nel gran mercato circostante, dove si vende di tutto, compresa una seduta da medico specialista in medicina tradizionale Shaolin, che, oltre a massaggi e pratiche con fumi e unguenti (tipo l'olio di serpente), risistema tutti i chakra.
Usciti dal Kung Fu Bazaar, seguiamo il percorso nella curatissima foresta di bambù che si estende per tutto il sito, in direzione del tempio vero e proprio. L'umidità si taglia con il coltello e crea giochi di luce rifratta e ombre proiettate dai rami. Sembra una stampa di quelle minimaliste che qui tanto amano, ma sui toni del verde in tutte le sue sfumature, da chiarissimo color linfa a cupo di muschio antico.



signore quasi del tutto batracizzate; a beve completeranno la metamorfosi e, fingendo di morire, si trasferiranno in uno stagno a gracidare alla luna



Eccoci poi al tempio vero e proprio. È del 500 d.C. ma molti edifici sono stati ricostruiti dal 1985 al 2004; il declino era infatti iniziato da secoli: l'incapacità degli abati fece sì che il tempio venisse razziato da ufficiali, soldati e banditi e che malavitosi locali spesso andassero dai monaci ad estorcere denaro... Monaci che avrebbero commesso ogni sorta di nefandezze: quelli di più alto grado frequentavano i signorotti locali e si invitavano reciprocamente a giocare e a bere. La frequentazione di prostitute era divenuta un vero e proprio scandalo. Questo avvenne soprattutto nel corso del XIX secolo. Dopo la proclamazione della repubblica, le cose peggiorarono: un signore della guerra ne fece la propria base e militare, e un incendio di 40 giorni, nel '28, distrusse quasi tutto, compresi gli archivi inerenti le arti marziali. Anche i giapponesi, nel '44 (con pure stupri nei luoghi sacri) e i più ferventi antibuddisti della Rivoluzione culturale contribuirono al disastro.















Nonostante il business che gira intorno al tempio, criticato già da Terzani che vedeva i monaci più interessati al soldo che allo spirito, c'è gran silenzio, e meno turismo caciarone a caccia di foto. Nessuno è travestito da principe o concubina, e i più sono fedeli, tanti anziani, che si recano qui in pellegrinaggio, a bruciare incenso e lasciare offerte.











Sul luogo aleggiano molte leggende. Si dice che sia stato fondato dal misterioso monaco Damo, che veniva forse dall'India, forse dall'Asia centrale, forse aveva la barba, forse era rasato... si dice sia rimasto 9 anni in una grotta, senza parlare, a meditare fissando la parete di roccia. Pare certo che Bodhidharma (il suo vero nome) portò in Cina il buddhismo Chan (zen) e anche esercizi di respirazione e meditazione alla base del kung fu. Infatti si fa risalire a lui l'invenzione del shaolinquan, arte marziale di cui si sono persi i dettagli ma dalla quale deriverebbero tutte le altre orientali.
Si dice anche che gli avvallamenti presenti nel pavimento del tempio, sconnesso e irregolare, siano effetto di secoli di esercizi svolti dai monaci in allenamento.


il dragopesce sa che sua mamma aveva costumi sessuali disinvolti, anche nei confronti delle creature marine... E infatti è nato così, tozzo e con le pinne. "Dice che era un bell'uomo e veniva, veniva dal mare..."










A proposito di kung fu. Questa arte marziale si basa sullo sviluppo di abilità interiori e spirituali, piuttosto che atletiche o solo fisiche.

"I pilastri principali della cultura Shàolín sono il Buddismo Chán, le arti marziali, l'arte Buddhista e la medicina tradizionale cinese. Questo patrimonio culturale, ancora parte integrante della vita quotidiana del tempio, rappresenta la civiltà cinese. Un gran numero di celebrità, figure politiche e monaci si recano al tempio per visite, pellegrinaggi e scambi culturali. Inoltre, grazie al lavoro di centri culturali e discepoli esteri, la cultura Shàolín si è diffusa nel mondo come simbolo della cultura cinese" (Wikipedia). Su una delle stele c'è un elenco di scuole ufficiali sparse per il mondo, e l'Italia è presente con un gran numero di centri.










L'ultimo punto di interesse del luogo, per noi che non affronteremo i trekking sulle cime sacre dei dintorni, è la foresta di pagode. Si tratta di un cimitero di 248 pagode in mattoni, tutte diverse tra loro, che custodiscono le ceneri dei monaci illustri. Non tutte sono antiche: una ha, scolpiti sul fregio, un pc, un'auto e una fotocamera.
Mentre esploriamo questo sito, ci accorgiamo della presenza di numerosi occidentali (tanti polacchi anche), sicuramente attratti dall'influenza che le arti marziali hanno guadagnato nel nostro immaginario tramite prodotti di cultura pop. Tuttavia i tanti pellegrini, spesso provenienti dalle campagne o da zone isolate, non smettono di fissarci. E mentre fotografo un anziano dagli occhi azzurro-glaucoma, con una t-shirt con falce e martello, suo nipote adolescente, in buon inglese, ci chiede una foto. Che bravo lui che parla altre lingue, e che meraviglia questa curiosità reciproca, che ci porta a meravigliarci benevolmente gli uni degli altri!














Finita la visita, torniamo in albergo. Alessio può finalmente cavarsi il rotolo di papiro da in mezzo alle chiappe e ci facciamo anche una dormitina. Io prenoto la nostra casa di domani, a Xuchang (4.5 milioni di abitanti). È un intero appartamento ultramoderno, con due camere da letto matrimoniali... A meno di 14€! Promette molto bene.
Mentre siamo lì un po' abbioccati, un po' avvoltolati nelle coperte, sento dei rumori... Apro gli occhi e vedo il tizio strano della reception in piedi, in ciabatte, sul nostro davanzale, a 5m di altezza, con le chiappe appiccicate al vetro della nostra finestrona che affaccia ai monti... Sta riparando l'insegna luminosa! Traffica a lungo, e ce lo ritroviamo poi giù al ristorante quando anche noi scendiamo per cena.
Qui ci sono sia tutti i piatti vegetariani per i buddisti (e infatti io ne approfitto) e pure selvaggina e carni montane (cinghiale, fagiano...). Il tizio impazzisce a vedermi mangiare verdure senza riso, e cerca in tutti i modi di convincermi. Sembra mio nonno quando non concepiva che mangiassi salumi o formaggi senza pane!
Mentre stiamo mangiando, entra una famiglia di cinesi che poi si fermerà anche a dormire. Il figlio adolescente viene a chiederci una foto, e poi ce ne vengono scattate anche altre di nascosto con lo smartwatch dal suo fratellino, che viene poi ripreso dai genitori. Ci regalano quindi due mele enormi, per ringraziarci degli scatti.


Dopo cena facciamo due passi nel microscopico paesino, incredibilmente silenzioso e buio, tranquillo, quasi disabitato, soprattutto se lo paragoniamo al casino stroboscopico di Luoyang. Il multiversum. Ci rechiamo in un vicino negozio per le spese minute di colazione e generi di conforto per la tappa di domani. La coppia di proprietari, sui 65, passa lì la serata, nella luce fioca, tra gli scaffali un po' impolverati. Lui sta su una sdraietta, a torso nudo, chiuso sui tiktok a tutto volume, e peta sonoramente. Lei lo rimprovera, poi si stressa così tanto a vederci gironzolare nel negozio che tira fuori da sotto al bancone un antistress homemade, un palloncino con dentro della farina, e inizia a smanacciarlo, temendo le stiamo rubando qualcosa. Non ha tutti i torti, gli occidentali, a differenza dei cinesi, potrebbero avere questo vizio.







Purtroppo la serata prosegue in modo non eccellente, per usare un eufemismo. Alessio non sta ancora bene di stomaco, io così così e, in questo via vai al cesso, il wc si intasa. 
L'acqua non scarica e, anzi, quando si tira lo sciacquone fa riemergere antichi reperti, risveglia presenze, e la tazza va riempiendosi fino all'orlo, un vaso di Pandora pericolosissimo. Resterà così nonostante i nostri tentativi di risolvere il guaio, prima armati di gruccia in fil di ferro smontata, per la pesca miracolosa, poi di bottiglia per svuotare manualmente. Questa operazione sarà ripetuta più volte, ad ogni utilizzo. Una serata di merda, letteralmente!


8/8
Shaolin-Xuchang
112km

La mattina ricomincia con una simile situazione, inevitabilmente.


Facciamo colazione e ce ne andiamo alla chetichella, scivolando per la centesima volta con le scarpe ancora fradicie e puzzone sui gradini di marmo. Ah, che fatica fin dal mattino! La signora della reception vuole regalarci i k-way con cui ieri ci ha fatto coprire le bici, ma sono enormi e pesanti e pieni di mosche. Nonostante la partenza complicata, la tappa si rivela poi fortunata.
Intanto, si parte in discesa, accompagnati dallo sguardo benevolo dei monti intorno, che hanno le cime inspiegabilmente brulle, di roccia chiara, nuda, velate dalle nubi.







Facendo uno slalom incredibile tra temporali cattivissimi, superiamo Dengfeng, con le sue tante scuole di arti marziali dove si vedono ragazzi in uniforme che si allenano nei cortili, e pedaliamo tra aree rurali, stradoni di camion pieni di carbone e paesotti incasinati di traffico. A 30km dall'arrivo, dopo essere usciti da una città enorme e difficilissima da superare, per gli sciami infiniti di motorini, le auto impazzite e una viabilità insensata di gente completamente dentro al telefono anche alla guida, facciamo una sosta benzinaio. Siamo mentalmente provati perchè, per evitare incidenti, bisogna stare concentratissimi e attentissimi ad evitare le manovre perigliose altrui. E ancora siamo tutti anneriti dallo smog e dal carbone! Non se ne esce, anche fuori dallo Shanxi! In effetti di ciminiere enormi che buttano fumo, camion e treni pieni di carbone e aria che sa di plastica bruciata, ce lo si poteva aspettare...




Controvento, piuttosto cotti, tiriamo dritti poi fino alla meta, Xuchang. Con i suoi 4.5 milioni di abitanti, è nella top ten delle città in cui si vive meglio in Cina. Dal 196 al 220 è stata capitale temporanea, mentre Luoyang versava in condizioni misere, distrutta dopo la fine della dinastia Han. Infatti fu proprio il signore feudale Cao Cao, che aveva preso il potere approfittando della debolezza dell'imperatore, a spostare qui la corte, dove la mantenne anche suo figlio Cao Pi, prima che venisse di nuovo ristabilita a Luoyang.



Xuchang oggi è una città ricca e in espansione. Le due industrie principali sono quella del tabacco e quella delle parrucche e delle extension; tutto è cominciato intorno al 1900, quando i mercanti tedeschi compravano qui capelli e parrucchini. Poi, negli anni '80 e '90, è tornata di moda questa produzione, e oggi questa industria fattura oltre il miliardo annuo.
Noi arriviamo a destinazione tra stradoni e viali alberati. L'hotel si trova in un enorme complesso residenziale, uno dei molti, fatto di palazzi di oltre 30 piani, a più blocchi e gruppi di edifici. Trovare l'ingresso ci richiede tanta pazienza e fantasia, oltre a dover chiedere a diversi commercianti con i negozi che affacciano sulla strada, al pianterreno. Per entrare, bisogna attraversare da parte a parte un supermercato, che ha un'uscita sul retro che porta a un cortile interno gigantesco (2x1km), dove ci sono altri negozi, una piscina, parchi con campi da basket... Qui ci sono le "scale interne" e gli ascensori. Per fortuna una ragazza del supermercato, che mentre attende clienti alla cassa produce portachiavi di perline, chiama una receptionist dell'hotel, che ci viene fisicamente a prendere. Saliamo in ascensore con le bici al 9 piano, facciamo check in, e poi al 19esimo, dove abbiamo l'appartamento. La signora delle pulizie ci sta ancora trafficando, quindi tocca aspettare in corridoio, noi, neri e lerci, e le bici, nere e lerce, sotto lo sguardo incuriosito di chi qui ci vive. Perchè non è un hotel, sono appartamenti in affitto! Poco male, il posto è bello, grande come casa mia, con tanto di balcone, cucina e tavolo da majong. E il cesso non è intoppato!









Dopo la doccia di rilassiamo un momento e poi scendiamo per mangiare qualcosa. E' incredibile come, nei cortili interni di questi palazzi, ci sia tutto quel che serve a una persona per, paradossalmente, non uscire mai: supermercati, negozi di ogni genere, parrucchieri e centri estetici, cliniche, piscina e palestra, ristoranti... Non manca davvero nulla! Forse solo un po' l'aria.





Dopo aver girato a lungo per uscire al meno dal nostro blocco, ci buttiamo in un ristorantino piuttosto affollato. Alessio prova la specialità della casa: una piramide con pane d'uovo, patate, spaghettoni, carne e peperoni, immersi in una salsa piccantissima e densa. Non risece assolutamente a finirlo, e gli do una breve mano, visto che io mi sono "limitata" a una vasca di tofu e funghi. Ma il suo piatto, tra peperoncini di almeno 3 tipi e pepe del Sichuan, è talmente potente da anestetizzare la bocca, e non se ne esce illesi. 




 Con un'altra lunga passeggiata per fare il giro completo del quartiere, torniamo nel nostro appartamento a goderci gli spazi ampi. E' la prima volta da che pedaliamo insieme che dormiamo in stanze separate, per quanto comunicanti e vicinissime.
Domani faremo rotta verso Zhoukou, nelle zone natali del filosofo Laozi. Passeremo anche da Nanjiecun, ultima comune maoista rimasta in Cina. Qui, oltre alle statue del Grande timoniere, Marx, Engels, Lenin e pure Stalin, si vive ancora fuori dal sistema capitalistico. produzione agricola e manifatture sono collettivizzate, le case di proprietà comune e assegnate ai lavoratori, scuola, ospedale e casa di riposo gratuite e gestite dalla comune stessa. I salari sono pagati al 30% in denaro, e al 70% in servizi. C'è ancora il sistema di pubblica denuncia, di autocritica e si può essere espulsi dalla comunità. Anche il sindaco è stato allontanato dopo aver speso un sacco di soldi per un progetto, ovviamente fallito, con cui volveva costruire una macchina a moto perpetuo.
Sarà interessante vedere questa scheggia rimasta incastrata nel tempo, chissà mai che magari funzioni da anticorpo in questo mondo dalle brutte derive.





2 commenti:

  1. Alessio come si vede nella foto in corridoio ha cagato un cellulare!
    Attenzione,se scoprono che Alessio fa queste cose,crea concorrenza col mercato interno cinese!
    E ciò non è ammesso!
    Ma lo perdonano perché arriva dalla Russia loro alleata!

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