giovedì 20 agosto 2026

62-64. Dalla Montagna di Porpora, dove riposano il primo imperatore Ming e Sun Yat-sen, al Grande Canale Imperiale di Wuxi, tra taoismo e un "San Valentino" cinese





















18/8
Nanchino
0km pedalati, issimi camminati, per non parlare delle centinaia (sic) di scalini

La giornata di oggi è dedicata all'esplorazione della Montagna di Porpora (o viola-oro, che mi piace molto come traduzione di un colore super specifico che non corrisponde a nessuna nostra definizione). La Lonely Planet consiglia di dedicarci due giorni, ma noi, che siamo un po' allenati dopo qualche kilometro in bici, ce la caveremo in uno soltanto, per quanto ormai abbiamo capito che qui in Cina è tutto sconfinato e vasto, e gli spazi immensi e profondo il tempo.
Ci portiamo ai piedi del monte, ricco di tesori storici, con la metropolitana, che ha ben due fermate dedicate ai siti che si possono visitare qui. In meno di mezz'ora ci siamo. Per ora c'è poca gente, ma per i cinesi è presto ancora. Decidiamo di camminare i 3km tra la stazione e l'ingresso alla prima tappa del nostro tour, il Mausoleo del "dottor" Sun Yatsen, di cui abbiamo già prenotato l'ingresso, alle 9. Prima, approfittiamo delle biglietteria dove una signora simpatica parla bene inglese, per acquistare anche gli altri ingressi, questi non gratuiti ma economicissimi: con un cumulativo da 12.8 euro ci si può muovere in tutte le aree e i siti archeologici del parco. Così abbiamo risolto l'inghippo delle difficoltà logistiche delle app di prenotazione che, nei giorni scorsi, ci han fatti impazzire. La sciura, vedendoci lenti nell'uso di Qr code e simili, ci chiede se da noi non si usino queste forme di pagamento. Le rispondo che da noi i più spingono per restare al contante, al massimo le carte, e lei sorride, e tra sè e sè penserà che davvero l'Occidente è al tramonto.

L'avvicinamento al primo ingresso vero e proprio è una lunga marcia in salita, prima sotto al sole cocente, poi, per fortuna, riparati all'ombre degli alberi che ricoprono le pendici di tutto il monte. Ora si comincia a percepire la quantità di gente che va e viene, e, nonostante gli spazi siamo estremamente ampi, un po' di calca qua e là si crea.



Dopo aver superato i controlli (solo del passaporto), e diverse aree piene di negozietti, bancarelle e baracchini dello street food, prese di mira dagli accaldati turisti cinesi che cercano refrigerio nei gelati e nei ventilatorini portatili, ma pure nei più tradizionali ventagli (souvenir assai apprezzato dai local), ci troviamo davanti alla maestosa scalinata del mausoleo del "dottore". Si tratta di una delle poche figure apprezzate sia dal Partito Comunista cinese, sia dal governo della Repubblica di Cina i Taiwan (che rivendica Nanchino come propria capitale, ancora).
È considerato il padre della Cina moderna e uno dei più importanti rivoluzionari cinesi, fondatore del partito Kuomintang, tra i primi a proporre il rovesciamento dell'Impero cinese (in quel momento sorretto dalla dinastia Qing, corrotta e responsabile del disastro delle Guerre dell'oppio) e a considerare l'ipotesi di una Cina democratica.

"Sun guidò la rivoluzione Xinhai del 1911 che depose i Qing e instaurò la nuova Repubblica di Cina, ma la sua presidenza durò solamente poco più di due mesi, perché il potere finì nelle mani dei signori della guerra (Esercito Beiyang), che mantennero la Cina divisa fino alla spedizione del Nord (1926-1928); quest'ultima era stata ideata da Sun stesso per riunificare il Paese, ma non poté mai vedere il risultato, poiché morì nel 1925." (Wikipedia)

Iniziano a salire lungo la monumentale scalinata di pietra lunga 480m, che taglia il fitto bosco e conduce al mausoleo, completato solo nel 1929. Deliberatamente, questo si trova in una posizione più elevata rispetto alla Tomba di Hongwu, fondatore della dinastia Ming.





"Sun Yat-sen nacque in una tradizionale famiglia contadina cinese, nella regione della Cina che, più di ogni altra, era stata trasformata dalle idee occidentali: il Guangdong. Sun aveva sentito parlare fin da bambino della rivolta dei Taiping, alla quale un suo zio aveva partecipato. Tutta la sua vita sarebbe trascorsa tra due mondi: la sua filosofia era quella di combinare il bisogno di una modernizzazione di tipo “occidentale” con le tradizioni cinesi.
Frequentò la scuola elementare nel suo villaggio, ma già a tredici anni partì per raggiungere il fratello maggiore nelle isole Hawaii, frequentando una scuola occidentale a Honolulu. Nel 1892 si laureò in Medicina a Hong Kong e cominciò a gestire una farmacia a Canton che si chiamava significativamente East-West."
Entrò in contatto con il cristianesimo e si fece battezzare.
"Egli immaginò una rivoluzione simile alla missione salvifica della Chiesa cristiana. La sua conversione al cristianesimo era strettamente collegata ai suoi ideali rivoluzionari e alla spinta per il progresso". (Wikipedia)
Iniziò a dedicarsi alla politica, vedendo nella chiusura retrograda, conservatrice e autoritaria degli imperatori manciù IL problema principale della Cina.
"Ben presto il governo lo considerò come un pericoloso agitatore, per cui mise una taglia sulla sua testa: costretto a fuggire dalla Cina, viaggiò a lungo, visitando tra l'altro il Giappone, gli Stati Uniti e l'Inghilterra. Proprio a Londra, nel 1896, venne catturato, attirato con un pretesto nell'ambasciata cinese. L'ambasciata pensava di giustiziarlo, prima di spedirne il corpo a Pechino per la rituale decapitazione. A James Cantlie, suo ex insegnante, fu rifiutata l'emissione di un habeas corpus, poiché l'ambasciata godeva dell'immunità diplomatica, ma egli iniziò una campagna di stampa con il Times, cosicché il Foreign Office persuase l'ambasciata cinese a rilasciare Sun attraverso canali diplomatici."







"A poco a poco il suo pensiero si modificò e si radicalizzò: nel 1904 l'idea che fosse sufficiente cacciare i manciù per rinnovare la Cina venne definitivamente abbandonata e Sun cominciò esplicitamente a parlare di espulsione degli aggressori stranieri, instaurazione di una nuova forma di governo, la repubblica, e distribuzione egualitaria delle terre. Infine nel 1905, nel manifesto della sua nuova associazione, la Tongmenghui, apparvero nella loro forma finale i famosi tre principi del popolo: "indipendenza nazionale", "potere del popolo" (cioè democrazia) e "benessere del popolo" (riforma agraria). Nel formulare questo terzo principio Sun Yat-sen era stato influenzato più dalle utopie della tradizione rivoluzionaria cinese, in particolare dal movimento dei Taiping, che dalle idee occidentali.

L'idea di lotta di classe, che ben presto i marxisti cinesi avrebbero fatto propria, restava estranea al suo pensiero, legato a un modello di egualitarismo armonico. La Repubblica di Cina non nacque però nel modo in cui Sun Yat-sen aveva sperato. Nel 1911 scoppiò la rivolta di Wuchang che dette inizio alla Rivoluzione Xinhai contro la dinastia Qing. Sun inizialmente non partecipò all'improvvisa Rivoluzione in quanto si trovava ancora in esilio negli Stati Uniti, ma appresa la notizia si affrettò a tornare in Cina. Qui il rivoluzionario venne acclamato dai ribelli del governo provvisorio come loro guida e il 29 dicembre venne eletto presidente provvisorio della nuova Repubblica a Nanchino con vicepresidente l'alleato Li Yuanhong.

Tuttavia a nord i Qing erano ancora al potere nella capitale Pechino e quindi Sun, intuendo che i ribelli non avrebbero potuto sconfiggere l'Esercito Beiyang, fedele alla monarchia, offrì al capo di quest'ultimo, il potente generale Yuan Shikai, la presidenza. Yuan fu contento di accettare a patto però che la capitale rimanesse Pechino, saldo centro del suo potere, e, inscenando un colpo di stato di palazzo, ebbe la scusa per rimanere. Sun a quel punto fu costretto ad accettare. L'imperatore Pu Yi abdicò e Yuan prese ufficialmente il potere sulla Cina. Con lui iniziò l'instabile governo Beiyang, governo guidato dai vari generali e signori della guerra rivali legati all'esercito Beiyang, appunto. Sun Yat-sen fu costretto a farsi da parte e, nonostante il suo partito, il Kuomintang, avesse vinto le elezioni e rappresentasse la maggiore forza di opposizione politica, ben presto, a causa del sempre più dispotico modo di gestire il potere da parte di Yuan, dovette ritornare in esilio." (Wikipedia)







"Nel 1916 con la morte di Yuan Shikai, Sun Yat-sen fu in grado di tornare in Cina e nel 1917 organizzò a Canton un proprio governo (la Cina stava precipitando nel caos politico e non esisteva più un governo centrale) e rimise in piedi il Kuomintang. Intanto nel 1921, con la collaborazione del Comintern, era stato fondato a Shanghai il Partito Comunista Cinese. La posizione dell'Internazionale Comunista per quanto riguarda i paesi colonizzati, che fu fatta propria dai cinesi, chiedeva ai nascenti partiti comunisti di cercare l'alleanza con la borghesia nazionale per affrontare la lotta per l'indipendenza. Inevitabilmente questa posizione portò alla ricerca di un accordo con Sun Yat-sen. Nel gennaio 1923 Sun Yat-sen si decise a incontrare il delegato sovietico Adol'f Abramovič Ioffe e da questo incontro scaturì la dichiarazione Sun-Ioffe: i sovietici ammettevano l'impossibilità di instaurare per il momento un governo in Cina e si impegnavano a dare tutto il loro appoggio alla realizzazione dell'indipendenza e dell'unità nazionale del paese.
Poco dopo, il Manifesto programmatico del Congresso del Guomindang affermava oltre ai tre principi, tre indirizzi politici: alleanza con l'Unione Sovietica, cooperazione con i comunisti e aiuto ai contadini e agli operai. Per quanto riguarda il governo della Cina, Sun Yat-sen si riproponeva di riunificare militarmente il paese e, dopo una fase di tutela politica che avrebbe abituato progressivamente i cinesi all'uso della democrazia, la creazione di una repubblica democratica. La costituzione della repubblica, pensava Sun, avrebbe potuto innestare elementi provenienti dalla tradizione cinese sul sistema occidentale. In particolare ai tre poteri legislativo, esecutivo e giudiziario si sarebbero uniti il potere degli esami di selezione dei funzionari e il potere di controllo derivante dall'antico censorato cinese". (Wikipedia)

Alla fine della scalinata arriviamo alla Sala commemorativa, decorata in bianco e blu a ricordare i colori della bandiera del Kuomintang. All'interno non si possono fare foto. Su una targa si leggono i tre principi da lui espressi, nazionalismo, democrazia e benessere del popolo. All'interno, sotto ad un mosaico con la bandiera del KMT, campeggia la statua del dottore, realizzata da Landowski, lo stesso artista del Cristo redentore di Rio. L'edificio, invece, si ispira al Lincoln memorial, e, visto dall'alto, ha forma di campana, perchè Sun voleva "risvegliare il mondo"



Il 12 marzo 1925 Sun Yat-sen morì a Pechino di cancro al fegato. Nel 1926 a Nanchino iniziò la costruzione del mausoleo in suo onore ai piedi della Montagna Viola, che fu completato nel 1929. Il 1º giugno 1929 i resti di Sun vennero trasferiti da Pechino al Mausoleo a Nanchino, dove si trovano tuttora, meta per migliaia di turisti e sostenitori ogni anno, cinesi e non, sia dalla Repubblica di Cina (Taiwan) che dalla Repubblica Popolare Cinese, tra cui importanti politici di entrambe le Cine.
Gli anni successivi alla sua morte avrebbero visto la Cina precipitare in una tragica guerra civile tra il Kuomintang, guidato dal generale Chiang Kai-shek, e gli stalinisti guidati da Mao Zedong. Nel 1949 l'indipendenza e la riunificazione del paese sarebbe stata definitivamente conseguita con la vittoria dei comunisti. Nonostante la forza ideale della figura di Sun Yat-sen, le sue idee sulla democrazia non hanno trovato nessuna applicazione nella politica dei suoi successori."


Dopo bagni di sudore e folla, storia e ideali di Cina, scendiamo di nuovo ai piedi del mausoleo, senza visitare il "Palco musicale" che viene venduto come attrazione a sè; è un anfiteatro simil greco classico del 1933, costruito per celebrare attraverso arte e musica la grandezza del dottore. Per i cinesi è cosa pazzesca, bellissima, incredibile, che vale la pena di essere visitata con biglietto a parte e code conseguenti ai tornelli. Per noi è un anfiteatro vuoto come ne abbiamo quasi in ogni città e paese.

Con un paio di kilometri di camminata tra alberi e sentieri, raggiungiamo la seconda tappa del nostro tour: l'area paesaggistica del Tempio Linggu. Il complesso ospita edifici storici e un cimitero commemorativo per i soldati del Kuomintang. Del 1381, epoca del primo imperatore Ming, è il Padiglione senza travi, unico edificio rimasto di un tempio buddhista, oggi custode dei nomi dei caduti nella Spedizione contro il nord del '27.










Sopra alle cime degli alberi e in posizione rilevata svetta la Pagoda Linggu, di 9 piani, costruita nel 1933 sotto la supervisione di un architetto statunitense. Anche qui dentro si trovano stele di commemorazione dei caduti. Interessante è salire lungo la tortuosa scala a chiocciola che porta al tetto e permette di godersi il panorama mozzafiato sulla collina e fino ai grattacieli di Nanchino, sullo sfondo sfocato dall'umidità e dal calore.
















Prendiamo un cart elettrico per tornare all'ingresso della Montagna Purpurea, perchè le cose da vedere sono ancora tante e aggiungere ulteriori 4km a piedi su strada ci farebbe solo perdere tempo e stancare inutilmente. Il biglietto costa 1.3 euro quindi ce lo possiamo permettere! Una volta scesi, decidiamo di non visitare il moderno Palazzo Meiling perchè la fila per accedere è inaffrontabilmente lunga. Si tratta di una residenza fatta costruire da Chiang Kai-shek per sè e la moglie Soong Mei-ling, ovvero Madame Chiang, selezionata da Life come "donna più potente del mondo" nel 1937. Lei era cristiana protestante, e fece convertre anche il marito, nel '29, tanto che nel palazzo c'è pure una cappella privata.
Visto dall'altro, quando i platani in autunno si tingono di giallo e rosso, il palazzo pare il gioelli incastonato in una collana d'oro.

Costeggiamo la Collina dei Fiori di susino, dove si tiene ogni anno un festival internazionale, per raggiungere l'ultima tappa della nostra visita: la tomba del primo imperatore Ming.
Sun Yat-sen, infatti, non è l'unico riformatore e ribelle a essere sepolto su questa collina; c'è anche Zhu Yuanzhang, contadino che guidò una rivolta contro la dinastia Yuan (i mongoli), conquistò il potere, rivendicò il Mandato celeste e fondò la dinastia Ming, nel 1368, con Nanchino come capitale. L'imperatore iniziò a progettare la sua tomba nel 1381,ma questa fu completata solo 7 anni dopo la sua morte, nel 1405. Condividono con lui la sepoltura oltre 40 concubine, costrette a immolarsi per accompagnare il sovrano nell'aldilà (ed evitare fastidiose pretese al trono).
Noi seguiamo il percorso originario del corteo funebre degli ufficiali di alto rango. Attraversata la Grande Porta d'oro a tre archi si raggiunge la Stele dei meriti divini, retta da un bixi (simil-tartaruga). La stele è opera del quarto figlio di Zhu, che usurpò il potere e spostò la capitale a Pechino. Ciò spiega perchè qui ci sia solo una Tomba Ming, mentre a Pechino 13, e perchè, forse, la capitale oggi sia Pechino e non Nanchino.


Si imbocca quindi la Via degli Spiriti, creata per le processioni funerarie e fiancheggiata da coppie di animali guardiani: ci sono cani, leoni, cammelli, elefanti ma pure creature mitologiche come i qilin e i xiezhi (incrocio tra capra e unicorno), oltre a funzionari e ufficiali militari.




























Percorsa tutta la Via degli spiriti si raggiunge l'area delle sepolture vera e propria.






"Oltre un piccolo ponte in pietra una via rettilinea conduce alla rossa Wénwù mén (Porta dei Cimeli culturali), entrata al Mausoleo. Più porte, muri, torri e ponti si attraversano fino ad arrivare al Grande tumulo. Quest'ultimo, dalla forma conica e ricoperto di pini, misura 400 metri di diametro e 129 d'altezza e sovrasta un palazzo sotterraneo che accoglie la tomba imperiale. La leggenda vuole che per mantenere nascosto il punto esatto della tomba imperiale, al fine di impedire profanazioni e saccheggi, partirono contemporaneamente 13 cortei funebri identici da Nachino, uno da ogni porta cittadina. Ma uno solo era il vero carro funebre, e nessuno poteva sapere quale. Dal 1997 le autorità cinesi del patrimonio culturale iniziarono delle perlustrazioni e studi del tumulo attraverso sondaggi magnetici, localizzazioni satellitari e altre tecniche ultra-moderne. I dati ottenuti permisero di localizzare esattamente il sito del palazzo sotterraneo e la tomba di Hongwu. Sarebbe interrato a diverse decine di metri sotto il tumulo, e il palazzo sotterraneo sarebbe in buono stato." (Wikipedia)

Come a Xi'an con la tomba del primo imperatore, mai aperta, di cui si sono trovate "solo" le strutture ausiliare contenenti i guerrieri di terracotta, anche qui resta il mistero di una sepoltura non ancora aperta. Qualche storico azzarda che pure in questo caso potrebbero esserci i fiumi di mercurio e una ricostruzione in miniatura del cosmo... Chissà! Pare che ai cinesi piaccia lasciare il dubbio e alimentare la leggenda... 

stele del 1699 con cui l'imperatore Kangxi omaggiava il suo predecessore di 300 anni prima


la porta interna, rossa

la Torre dell'anima, fortificazione che protegge la collina-tumulo detta del "drago solitario" dove sono sepolti imperatore e imperatrice










Dopo aver esplorato le zone principali di quest'immenso sito archeologico grande come una montagna, decidiamo di rientrare, a piedi e in metro, bolliti dal caldo, cotti nei nostri stessi sughi e sudori, ma con gli occhi colmi di tanta bellezza e un cervello di 3kg più pesante, pieno di informazioni nuove, di Storia e storie (che in Italia non si studiano a dovere, o non si studiano proprio). Ci prendiamo qualche snackino, oltre a un gelato, perchè fa troppo caldo per pranzare seriamente; devo dire che alghe e funghi cotti e piccanti da mangiare così tipo barretta sono un toccasana! E poi con questo packaging come si fa a resistere?
Dopo un po' di studio ulteriore, letture e preparazione delle prossime tappe, ci addormentiamo, soprattutto io che dormo poco di notte e quindi recupero volentieri nel pomeriggio con i pisolini gaudenti.


Quando viene ora di cena, usciamo e scopriamo di avere un ristorante ottimo proprio accanto all'hotel, talmente vicino che non lo avevamo mai neanche notato. E' specializzato in noodles fatti in casa e tagliati a mano, e infatti andiamo entrambi di quelli: Alessio asciutti con un sugo di fagioli fermentati (delizioso, assaggiato a Pechino la prima volta con gli spaghetti freddi "del taxista" -che si mangiano a fine turno, a tarda sera). Io con un brodone in cui ci sono verdure, tofu e soia in ogni maniera, ma pure piccoli ovetti, polpettine e surimi. Ogni volta che si draga il fondale emerge qualche piacevole sorpresa! Per fortuna portano due ciotoline, in teoria per condividere il ricco contenuto del pentolotto di ghisa, in pratica per permettermi di raffreddare a nastro un po' di cibo, e mangiare senza ustionarmi. Gli spaghettoni, poi, sono spessi, corposi e irregolari, e si crea un gioco di consistenze e sapori veramente unico. Approvato!


Spesina solita (che fatica trovare anche solo del caffè solubile... Qui davvero è bevanda rara e intesa come sfizio durante la giornata, come per noi potrebbe essere un bubble tea) e siamo pronti per sistemare un po' le borse, smontate per questi giorni di sosta... Chè domani si riparte!


19/8
Nanchino-Jintan
100km

Scrivo con una certa fatica, stasera, perchè sento il cervello parzialmente rallentato dal molto caldo sofferto oggi. Non ci sono vie di mezzo! O 20 o 40 gradi, ma si può?
Dopo colazione, a borracce ben piene e crema solare adeguatamente spalmata, ci tuffiamo nel "gomitolo di strade" di una Nanchino già sveglia e caotica come solo le metropoli cinesi sanno essere. I primi 25km sono così, di stress, bestemmie, manovre improvvise da schivare e ostacoli inattesi, motorini in contromano, gente che va storta, che si pianta in mezzo alle corsie già strette dedicate alle bici e a tutti gli altri mezzi che si sentono come tali, ma hanno invero un motore. E circa 85 incroci con semaforo (non scherzo, Amap ne rendiconta il numero). Procediamo piano, spesso Alessio viene intrappolato in conversazioni volanti con curiosi che lo accostano in sella ai loro scooterini, e faticosamente, visto che c'è un concerto continuo di clacson, e il rischio di incocciare con qualcuno è altissimo, tanto più che qui si guida con lo sguardo fisso al telefono e senza mai e dico mai guardarsi intorno prima di attraversare o immettersi o ripartire da dove ci si è fermati. E li capisco... Amap si è aggiornato anche a me, e ora, oltre a darmi mille informazioni inutili, come le calorie consumate e quanti semafori mancano, mette lungo il percorso dei gingilli (diamantini, pillolone, monete d'oro) che, quando la freccia del navigatore tocca, vengono raccolti come in un videogioco. Per non distrarmi spengo lo schermo, lasciano che a guidarmi siano le indicazioni vocali, in un buffo inglese che a volte dice kilometers, a volte kilenser, a volte kikiliars.

La cosa buona è che, appena fuori dalla città, si fa il vuoto. Temevo che da qui a Shanghai fosse tutto un unico ininterrotto susseguirsi di aree urbane trafficate e affollate, in questa ricca e fertile pianura lungo il Fiume azzurro... E invece mi sbagliavo! Per fortuna, aggiungerei, anche se non di chi vive in queste periferie rurali, così diverse dalla vivacità fin troppo sazia delle metropoli. Passiamo per paesini di contadini, con le case scalcinate e i pochi panni stesi fuori lungo la strada, le galline e le capre libere di occupare cortili e marciapiedi, e gente che va al campo in motorino con la zappa in spalla, o che torna con la gerla di vimini in spalla, carico di erbe. Un altro mondo.


Poi finiscono pure i paesini, e inizia una zona verde, ora coltivata, ora di solo bosco, curato, ma senza riso nè mais nè frutteti. E' la zona sacra del Maoshan (Monte Mao). Sacra abbastanza da avere hotel di lusso, di catene internazionali, sparsi qua e là in mezzo al nulla, per accogliere i partecipanti facoltosi ai raduni che si tengono di frequente da queste parti. Ora capiamo.





Il Maoshan è il luogo dove è nata la Scuola Shangqing, una costola del taoismo. Il nome significa "purezza suprema"; a fondare il movimento, che si diffuse poi tra i nobili della dinastia dei Jin Occidentali, fu una donna, tale Wei Huacun (251-334 d.C.); secondo le agiografie, la sua devozione avrebbe così impressionato gli immortali da ricevere da loro rivelazioni preziose, poi messe per iscritto in 31 volumi che stanno alla base della filosofia da lei iniziata. Più tardi Tao Hongjing (456-536 d.C.) compilò il canone e completò le scritture, e divenne ancor più venerato  della fondatrice, al punto che il luogo dove si ritirò a meditare, questo monte Mao, è ancora oggi considerato il cuore di questa religione.
L'idea di fondo è che meditazione, tecniche di respiro e visualizzazione mentale, nonchè studio dei testi siano più utili di alchimia e talismani, diffusi nella pratica taoista più comune. Inoltre, questa scuola propone una via personale, individuale, da attuare il solitudine, mentre le altre prediligono la condivisione in comunità. Durante la dinastia Tang (VII-X secolo d.C.) divenne la scuola di taoismo più diffusa, soprattutto tra gli aristocratici, ma perse poi presa sotto ai Song (X-XIII secolo d.C.). Con i mongoli discendenti di Gengis Khan, rituali e talismani sostituirono le pratiche di studio e meditazione (e la cosa non ci stupisce). Ancora oggi non si è del tutto tornati ai principi originari.
Gli storici sono piuttosto convinti che sia la fondatrice sia i suoi successori, nel vedere i peccati dei loro tempi, le apocalissi imminenti, demoni di fuoco e luminose creature del cielo siano stati aiutati dall'uso di sostanze stupefacenti.
La pratica è continuata con i favori imperiali fino a che, tra rivolta dei Taiping, invasione giapponese e Rivoluzione culturale, i loro templi non sono stati tutti distrutti. Quelli ricostruiti, hanno più valore turistico che non spirituale... Compreso quello che si trova qui sul Maoshan.





Dopo essere usciti da quest'area con una storia tutta sua, che va indietro solo di quel paio di millenni, come qui capita spesso, ci troviamo tra villaggi simil-svizzeri ma con statue di panda, e resort, e poi di nuovo in campagna, tra risaie, aironi e allevamenti di gamberetti di fiume.





Il caldo sta iniziando a renderci difficile pedalare. Nonostante una piccola sosta per mangiare un gelato e bere qualsiasi cosa fresca abbiamo trovato, siamo bolliti. Più che la pelle che brucia, nonostante l'abbronzatura pregressa e la crema solare, è la brasatura del cervello che ci frega. Ci sono poco meno di 40 gradi, ma noi non siamo abituati; a differenza dell'Italia, che è stata colpita da ondate di calore devastanti, noi finora abbiamo pedalato con temperature piacevoli se non fresche, spesso di poco superiori ai 20 gradi. Questo balzo in su della colonnina del termometro, così improvviso poi, ci sta mettendo alla prova. Soprattutto quando ci si ferma ai semafori, con l'aria ferma e il sole a spaccare il cranio come un cocomero maturo, si soffre. Per fortuna i kilometri scorrono sotto alle ruote, salitelle e vento contro nonostante, e davanti a noi si profila la sagoma austera dei primi palazzoni di Jintan, meta di oggi.






Questa città viene citata già a partire dal VI secolo a.C. ma non ha particolari siti storici rimasti; va per il milione di abitanti, che parlano un dialetto misto tra il Wu (quello di Shanghai) e altri più settentrionali. Ha una zona collinare (quella del Maoshan, le cui "vette" non superano di molto i 300m) e una di pianura fertile, e soprattutto 216 fiumi e un lago!
Tra un piacevole viale alberato e l'altro, raggiungiamo il nostro hotel. Il più grande "catfish" finora subito. Dalle foto sembrava spettacolare, con teatro, palestra, lavanderia ultramoderna, camere bellissime, accesso facilitato per stranieri e un centro commerciale accanto... Invece è un vecchio albergo un po' ammuffito e fatiscente, dove dobbiamo pure pagare un sovrapprezzo di 1.3 euro (dopo averne spesi "ben" 10 per la doppia) per avere una camera con finestra e non impestata di puzza di sigaretta. Per fortuna è discretamente pulito e fresco e su una via comoda con ristoranti e negozi (e farmacie di medicina tradizionale, da cui esce un mix di profumi celestiali e puzze nauseanti).
Dopo la doccia fresca, crolliamo in un sonno nero appiccicoso, da testa costa piena di sangue d'anatra che probabilmente, ma solo probabilmente, non abbiamo ancora mangiato.


Quando ci svegliamo siamo in uno stato di premorte. Rimbambitissimi, bruciacchiati, con la pressione sotto alle scarpe i livelli di zuccheri ancora più giù. Urge alzarsi, idratarsi e nutrirsi per uscire con entrambi i piedi dal regno dei più.
Con una breve ricerca troviamo un vicinissimo ristorante che potrebbe avere piatti che soddisfano entrambi, e in effetti così è. Dopo aver tradotto il menu, ci intendiamo con le signore che, da sole, mandano avanti la baracca, chi in cucina, chi alla cassa, chi a servire, chi a far le consegne a domicilio. E non c'è davvero di che lamentarsi: io mi sfondo di mapo tofu (piccantino) e cavolfiore saltato, Alessio di noodles con uova e carne e panini al vapore ripieni.
Gli altri avventori, tutti uomini, soli o in coppia di amici, si comportano da veri cinesi: sigaretta ogni tre bocconi; sguardo fississimo su video brevi demenziali, anche quando in due, ciascuno sul proprio telefono; schifo immane lasciato sui tavoli e a terra (pezzi di cibo, ossa, macchie, fazzolettini, mozziconi); rutto, peto, sputo e scatarramento libero, meglio se caricati e fragorosi. Gli uomini in Cina, nei contesti liberi tipo il pranzo, vivono allo stato brado, come sapiens sapiens selvatici. Come forse vivrebbero tutti gli uomini, se non ci fossero convenzioni sociali?




Dopo cena facciamo una breve passeggiata per recuperare la colazione di domani. L'aria è ancora rovente, e pure il venticello è caldo. Le luci delle insegne e dei lampioni paiono un po' sfocate nel buio a causa dell'umidità. Ma va bene così, e poi già domani rischiamo di incappare di nuovo in pioggia e temporali... Quindi meglio godersi l'altra pressione, finchè dura!
La prossima meta è Wuxi, detta anche "la piccola Shanghai". Qui c'è un canale di 1800km che la collega a Pechino e risale al VII secolo, ancora in parte navigabile; passa in parte in città, ha ponti e alzaie che di sera si illuminano e animano, oltre a templi antichi. E ci fermeremo anche un giorno, per visitare il mastodontico complesso di Lingshan, una collina sacra al buddhismo dove, tra le altre cose, sorge una statua di Sakyamuni di 88 metri!

Ah, quasi dimenticavo, oggi si celebra il Qixi festival (festa del doppio 7), uno dei 5 "San Valentini" cinesi; celebrare l'amore, da queste parti, è un lavoro! Fin dai tempi della dinastia Han, il settimo giorno del settimo mese del calendario lunisolare cinese, si ricorda la leggenda romantica di un amore proibito, la cui prima testimonianza risale a 2600 anni fa. Si dice che una tessitrice (Vega) e un pastore (Altair) sia amssero, ma, essendo il loro amore proibito, furono posti sulle due sponde del Fiume d'argento, cioè la Via Lattea, e solo un giorno all'anno un ponte di gazze poteva farli riunire. Un tempo, in questa giornata, alla corte imperiale si svolgevano rituali di offerta ai celesti e preghiera. Le ragazze pure bruciavano al tempio oggetti di carta e pregavano per un buon matrimonio, e c'erano anche competizioni dove le donne in età da marito mettevano in mostra le loro abilità domestiche. Oggi si guardano insieme le stelle e si fa tutto ciò che è consuetudine fare anche da noi, tra cene, regali, fiori e dolci.
Piccola nota a margine. In queste settimane ho spesso letto poesie di autori cinesi, antiche e moderne. L'amore è presente, ma sempre in modo molto posato, equilibrato, morigerato e razionale. Si parla di famiglia, di amori unici e che portano pace e serenità nella casa... Senza troppa passione, insomma. Probabilmente non ho letto abbastanza, ma forse qui si è molto pudici, non solo nell'esprimere fisicamente affetto in pubblico (già tenersi per mano è considerato qualcosa di forte), ma pure nel raccontarlo. Chissà!


20/8
Jintan-Wuxi
82km

Colazione in camera e via, siamo pronti per percorrere un altro pezzettino di strada verso est. Uscendo da Jintan ci imbattiamo in un corteo funebre: apre un furgone con un megaschermo che mostra la foto del defunto; seguono i portatori di corone di fiori e poi i parenti vestiti di bianco, con una bandana sulla fronte, bianca anch'essa. Ogni pochi passi, si girano verso le ceneri della salma, e si inchinano a terra. Alle loro spalle viene l'urna, a forma di drago, portata a spalla. Chiudono il corteo i musicisti, con trombe e tamburi.







Procediamo spediti, su strade scorrevoli e senza traffico. Il sole è spesso velato, ma la pioggia ci sfiora appena. Solo il vento è contrario, ma non si può avere la perfezione meteorologica! Più che città vere e proprie, e più che aree agricole, attraversiamo zone industriali, dove, nel verde, tra gli alberi, si celano grandi complessi industriali.






Trovo anche, cosa che di solito capita ma qui ancora non era accaduta, una bandierina a terra. Ora ho la bici presidenziale!


A 20km dall'arrivo facciamo una piccola sosta perchè le borracce sono vuote, e temiamo che l'ingresso in una città da oltre 8 milioni di abitanti quale è Wuxi possa rivelarsi stressante, come ben abbiamo avuto modo di sperimentare, più volte.


Invece, per fortuna, i nostri timori si rivelano piuttosto infondati. Tra ponti, canali e porti fluviali, riusciamo ad avvicinarci al centro della "perla del Lago Taihu" senza particolari difficoltà.




"Fu la culla della civiltà Jiangnan e della cultura Wu. La sua storia risale alla fine della dinastia Shang, ed è una famosa meta di turismo culturale della Repubblica Popolare Cinese. [...]
Nel 1981, il Consiglio di Stato ha nominato Wuxi tra le 15 città centrali per l'economia del paese, essendo rinomata per la produzione di riso, seta e per gli sviluppati settori del tessile, dei circuiti integrati e della biomedicina. Fu anche una delle prime 13 città più grandi scelte dal Consiglio di Stato per godere di un potere legislativo locale.

È una delle città cinesi più antiche lungo il corso del Fiume Azzurro. È già menzionata all'inizio del periodo Han (II secolo a.C.) ed era un centro importante che portava il nome attuale. Fu celebrata da molti poeti della dinastia Tang (618-907) per i suoi numerosi specchi d'acqua. Subito dopo la costruzione del Grande Canale Imperiale divenne uno dei quattro maggiori centri per il commercio del riso. All'inizio del secolo scorso vi sorsero le prime fabbriche tessili." (Wikipedia)






Raggiungiamo il nostro hotel in centrissimo da 15 euro a notte (15 e non 12 per avere una finestra...), un grattacielo enorme con decine e decine di stanze. Riusciamo a fare una lavatrice, finalmente, e, dopo la doccia, Alessio si prende pure una sorta di pranzo-merenda che diventerà una sfida contro se stesso: un ciotolone di noodles istantanei MOLTO piccanti, secondo i parametri cinesi. Ovvero puro fuoco per un occidentale stereotipico, maschiobianco occhiblu eterocis.









legger bene le istruzioni

il gatto del negozio sotto "casa"


Finite tutte le operazioni relative al bucato, e con un minimo di riposo (soprattutto per Alessio che ha sofferto , mangiando), siamo pronti per uscire alla scoperta di Wuxi proprio quando le prime luci iniziano ad accendersi. Il nostro quartiere, moderno, già dà belle soddisfazioni, con un tramonto rosato e una timida mezzaluna sullo sfondo.


in questo hotel spicca un'insegna: "Chinese restaurant". Ma non mi dire, un ristorante cinese in Cina!


Ci dirigiamo alla Pagoda del Tempio Nanchang, ricostruita nel 782 d.C. su un sito già esistente, grazie all'intervento della dinastia Tang. Qui comincia una lunga e coloratissima, oltrechè affollata e piena piena di bancarelle di souvenir e street food, area pedonale lungo il Grande Canale imperiale, solcato da barche turistiche.















Cibo di ogni genere, soprattutto spiedini alla griglia e pesce e frutti di mare, si trova ad ogni angolo, con, qua e là, banchetti di maghi che predicono il futuro e ambulanti che propongono giochi di abilità, come centrare dei premi con anelli di plastica o far esplodere i palloncini con freccette. C'è una discreta folla, ma non eccessiva. O forse siamo noi ad esserci ormai abituati all'allegro caos che tanto amano i cinesi.




Ci spostiamo poi, sempre lungo il canale, in un'altra area pedonale commerciale, pure qui tutta a luci e negozietti, la Nanchang street. Anche qui c'è un tripudio di colori e profumi, umanità varia che fa cose, e le luci, per le quali davvero non si bada a spese (abbiamo capito che la Cina è autosufficiente dal punto di vista energetico...) si riflettono nell'acqua del canale.





"Il Gran Canale della Cina, conosciuto anche come Gran Canale Jing-Hang e Canale Imperiale, è il canale o fiume artificiale più lungo del mondo e collega Pechino, passando per Tianjin e le provincie di Hebei, Shandong, Jiangsu e arrivando a Hangzhou nello Zhejiang e collega il Fiume Giallo al Fiume Azzurro.

La parte tra lo Yangzi e il Fiume Giallo appare anche in uno dei libri di Confucio nel quale è indicato che venne costruito nel 486 a.C. Fu riparato durante il III secolo a.C..
Nell'anno 604, l'imperatore Yangdi della dinastia Sui lasciò la capitale, Chang'an (l'odierna Xi'an) per trasferirsi a Luoyang. Nel 605, l'imperatore ordinò la realizzazione di due progetti: trasferire la capitale e scavare un canale tra Tianjin e Hangzhou." (Wikipedia)






"Ci vollero sei anni per costruire il canale, unendo canali preesistenti che si trovarono nel corso dell'opera e collegando il Fiume Giallo, il Hai He, il Huai He, il Chang Jiang (conosciuto anche come Fiume Azzurro o Yangzi) e il Qiantangjiang. La parte sud fino a Pechino, tra lo Yangzi e Hangzhou, fu costruita fra il 1280 e il 1293. Il Gran Canale oggi va da Pechino e termina a sud di Hangzhou (Zhejiang). La sua lunghezza totale è di 1.794 chilometri.[...]
La parte nord del Canale si utilizza molto poco attualmente anche se è una ottima via di comunicazione fra il nord e il sud. Il problema è che ormai si trova in abbandono, mal costruita e riceve fango dal bacino del Fiume Giallo che rende difficile la navigazione. Le zone più utilizzate attualmente sono la parte centrale e quella sud." (Wikipedia)






Dopo aver passeggiato e in lungo e in largo nell'area pedonale, usciamo dalla zona più frenetica per trovare un ristorante per la cena. E devo dire che, anche stasera, non usciamo delusi!


Domani andremo a visitare il complesso templare del Buddha di Lingshan, tanto più che quest'anno ricorre il trentesimo anniversario dalla sua costruzione. Sarà davvero un spettacolo!


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