giovedì 30 luglio 2026

40-42. Eccoci a Xi'An, prima capitale di Cina, ad ascoltare il silenzio dei guerrieri di terracotta e la vivacità di una metropoli in corsa













28/7
Chengcheng-Fuping
98km

Ultima tappa di avvicinamento a Xi'An: abbiamo voglia di arrivare in un luogo così ricco di storia e cultura, vivace, e di fare un paio di giorni di pausa. E' tanto che non ne facciamo, dobbiamo lavare i vestiti aulentissimi e re-imparare a camminare, perchè ormai il movimento della pedalata ci viene molto più naturale. A proposito di vestiti puzzolenti: stamattina ho preso la drastica decisione di buttare le scarpe da ginnastica che mi sono portata per quando non sono in sella. Le ho comprate a San Francisco, alla Decathlon, all'inizio del coast to coast pedalato, nel 2019. La suola è diventata completamente liscia, al punto da farmi "scarligare" ogni due per tre. Dopo il volo carpiato a Pechino, con il ditone a trivella ho bucato la punta destra, e, soprattutto, con il temporale di ieri, si sono bagnate, le ho dovute metter via umide e ora puzzano di carogna in decomposizione, e fanno fetere tutta la borsa. E' il segnale. Le scarpe 'mericane concludono il loro viaggio qui in Cina.

Partiamo sotto lo sguardo divertito e incuriosito delle signore delle pulizie e delle receptionist, che studiano le bici e le borse. Credo che qui la bici sia il mezzo del passato, quello di quando erano poveri, e vedere stranieri che la usano per viaggi lunghi dia l'impressione del declino definitivo dell'Occidente. Cosa che, per altro, sta accadendo davvero, ma non certo per colpa dei cicloviaggiatori!

La tappa di oggi è benedetta da un vento a favore che ci accompagna per i quasi 100km da percorrere, e per un tendenziale scendere verso la pianura. Attraversiamo campagne coltivate con oceani di mais, mari sconfinati di frutteti, cereali a perdita d'occhio. Di villaggi rurali ne son rimasti pochi; probabilmente i contadini, che son comunque meno di prima grazie alla meccanizzazione, si sono trasferiti nelle città, e raggiungono i campi quotidianamente; infatti non mancano carretti a motore, tricicli e trattorini, che sferragliano (silenziosi nel motore, perchè elettrici, ma un po' scassoni) e suonano il clacson ad ogni lentissimo sorpasso. Tornano le pale eoliche, gigantesche e mute girandole che affettano l'azzurro, e pure qualche grosso impianto con inquietanti ciminiere che buttano fumo chiaro.






Qualche lembo di altopiano del Loess ancora si scala, con le pareti modellate che paiono giganteschi castelli di sabbia. Sulle salitelle si sente subito il caldo andare al cervello. Alessio dice di sudare a bolle, e in effetti pare uscito dalla doccia tanto è fradicio. Qui non ci sono più nè il fresco del nord, nè gli acquazzoni della costa, nè l'aria delle montagne. Ci sono afa e umidità, e un sole che apre la testa come un cocomero maturo.







A metà tappa attraversiamo la città di Pucheng, con i suoi 800.000 abitanti. Un paesotto! Esiste dall'VIII secolo a.C. ed è rimasta un importante centro agricolo durante tutte le dinastie imperiali, soprattutto quando la capitale era nella vicina Xi'An. Nel gennaio del 2025 ci sono state violente proteste dopo la morte di uno studente diciassettenne, trovato morto ai piedi del suo dormitorio, a scuola. Le autorità hanno subito chiuso il caso parlando di incidente, ma pare che dietro ci fossero gravi episodi di bullismo, che hanno portato a un omicidio o a un suicidio. A quanto pare in Cina questo è un problema serio, e capita che tra compagni di classe minorenni si arrivi a gesti di efferata violenza, a volte letale. Visto il tentativo di insabbiare tutto e negare la criticità, sono scoppiate proteste studentesche, sedate anch'esse con la violenza da parte della polizia, e negate poi anche a livello internazionale. I video sono stati censurati, le prove eliminate. Ma qualcosa è arrivato sull'internet, e infatti basta fare qualche ricerca per trovare informazioni.





A mezzogiorno, quando, come sempre, mancano 30km, facciamo sosta in un negozietto isolato tra case sparse, in mezzo ai campi di mais. C'è un cortiletto in ombra, con tavolo e sedie, e lanterne che danzano al vento. Io vado con il carico pesante di gelato e bottiglione da litro di energy drink. Purtroppo -o per fortuna- qui non sono forti come i nostri, anche perchè la gente non beve caffè e le quantità di caffeina contenute in una RedBull o in una Monster porterebbero il cinese medio all'infarto. Infatti di questo intruglio ne bevo un litro, ma l'effetto è talmente blando che, un paio d'ore dopo, a doccia fatta, piombo in due ore di nero pisolino. Altro che energy!




Arriviamo così a Fuping, nostra meta di oggi, che è ancora presto, sotto ad un sole che abbacina. 800.000 abitanti e sentirli tutti! Qui ci sono due cose importanti, e le cito in ordine, dalla più alla meno significativa: i cachi e gli antenati del presidentissimo Xi Jinping. I cachi sono un tale prodotto locale che una varietà, a tre lobi e non quattro come i nostri, prendono proprio il nome di Diospiri di Fuping; si consumano soprattutto essiccati, e la loro presenza riverbera in statue, mascotte su ogni lampione e monumenti nei parchi. Per quanto riguarda Xi Jinping, suo padre e i suoi avi per linea paterna sono di qui.
Noi raggiungiamo il nostro ormai classicissimo business hotel da 10 euro a notte, e dopo esserci lavati e sistemati, piombiamo in un coma profondissimo. Intorno alle 17, Alessio si sveglia e se ne esce con un "Mi sto decomponendo, devo mangiare qualcosa, voglio i panini tipici di qui".





E così scendiamo e in un vicino ristorante, dove producono noodles di ogni farina direttamente in loco, si prende un "panino tipico di qui" per merenda. Si tratta del roujiamo, letteralmente "carne nel pane". Il pane è una focaccia di farina di grano, lievitata, e poi cotta in forno di argilla o in padella. La carne può essere di maiale, manzo o agnello a seconda delle zone e delle religioni dominanti (ad esempio in Shaanxi nelle aree a maggioranza musulmana si usano ingredienti halal), che viene cotta per ore con oltre 20 spezie. Si tratta forse del panino (o hamburger) più antico al mondo, visto che questo piatto viene servito da oltre 3000 anni! E i cinesi rivendicano questo primato, come pure quello della pasta. A giudicare dalle espressioni e dai commenti di Alessio, è buono. Hanno avuto il tempo da lavorarci su, diciamo.



Dopo questa merenda, facciamo un giro per le vie centrali di Fuping, di cui pubblico qui gli highlights:
la mascotte dei cachi, su ogni lampione;


la torre dell'orologio, che a ogni ora fa un concertino allegro e poi suona le campane a morto;


palazzoni, alcuni residenziali, altri commerciali;



intere vie dove vendono galli da 40kg, galline, oche, piccioni, conigli, ma pure cani e gatti, tenuti in modo orrendo, in gabbie spaventose, luride e piccolissime;


intere vie di ambulanti di frutta e verdura, e poi pure street food e piante ornamentali;



ad ogni crocicchio, grupponi di anziane e anziani che si scassano di giochi di carte o scacchi, dadi o dama, manifestando quella violenta tendenza alla ludopatia tipica dei cinesi; le partite sono partecipatissime emotivamente, e si urla, si ride, si buttano le carte sul tavolo con forza;



file e file di manifesti che promuovono l'esercito, l'importanza della difesa nazionale, della carriera militare, mostrando esempi valorosi corredati da frasi a effetto tipo "Combattere per il futuro difendendo il passato" o "Fedeltà alla patria e al partito";



macchinine elettriche con le orecchie;



anziani parcheggiati sui marciapiedi a godersi il fresco, mentre si distraggono osservando la strada; ogni volta che si passa, ce ne sono 3 in più;


Quando si fa ora di cena (che qui sarebbe tra le 17.30 e le 18.30, ma noi aspettiamo sempre almeno le 19) optiamo per un localino minuscolo a gestione familiare (madre e figlio adolescente) dove fanno solo panini e liangpi, due piatti che tecnicamente andrebbero consumati insieme, perchè nessuno dei due, per un cinese, costituisce da solo un pasto completo. Ma Alessio opta per due panini, uno di carne magra e uno di carne grassa, entrambi piccanti, mentre io vado di porzione piccola di liangpi, che comunque è una vasca. Deliziosi. E hanno pure una storia!
Sono spaghetti di amido di riso serviti tiepidi quasi freddi e conditi con sesamo, soia, peperoncino e altre spezie. Si dice che in questa regione, intorno a Xi'An, i contadini dovessero pagare tributi in riso anche nei periodi più difficili. Il primo imperatore, Qin Shi Huang, non voleva saperne di carestie e siccità; un anno in cui il raccolto era davvero stato misero, la popolazione pensò bene di pagare il tributo con quel che avanzava del riso vecchio dell'anno prima, dopo averlo messo in acqua e "scolato" più volte, e aver raccolto l'amido che rimaneva in ammollo. Questo amido, seccato, tirato e cotto a vapore, e poi condito, diventava un delizioso piatto di finti spaghetti, infatti detti spaghetti di pelle fredda (di riso). Una sorta di beffa all'imperatore, diventata una squisita pietanza tipica! E poi, come bravi local, proviamo a mangiare l'aglio crudo che sta ai tavoli come aperitivo. Impegnativo.





Ce ne torniamo in camera, dopo la spesina per la colazione di domani. L'aria è tiepida, il venticello fresco. Xi'an ci attende.



29/7
Fuping-Xi'An
70km

Oggi è il grande giorno. Oggi arriviamo a Xi'An. Oggi si compie il giro di boa della metà viaggio simbolica, e ci portiamo in uno dei passaggi più significativi, quantomeno dal punto di vista storico, di questa prima esplorazione di Cina. E poi avremo modo di riposare per un paio di giorni; o meglio, di non pedalare... Chè di cose da vedere ce ne sono tantissime, cammineremo un sacco e ci riempiremo gli occhi, la testa e il cuore di meraviglia.
Percorrere questi 70km si rivela più impegnativo del previsto, per diversi ordini di motivi: in primis, non abbiamo dormito bene a causa del caldo soffocante della stanza; non ci fidiamo dell'aria condizionata addosso, di notte, ma ne paghiamo anche lo scotto. Le temperature iniziano a metterci alla prova anche in sella: dopo il freddo della Mongolia e i venti gradi del nord della Cina, e delle montagne, ora ce ne sono il doppio, e molto umidi, perchè siamo molto più a sud, vicini al tropico, e in pianura. Da ultimo, psicologicamente, è difficile affrontare quelli che paiono pochi kilometri prima di una sosta, perchè si vorrebbe già essere arrivati, e, per quanto si tratti di una tappa breve, 70km sono comunque 4-5 ore di pedalata, tra carico, traffico e rallentamenti da ingresso in una città enorme, che supera i 13 milioni di abitanti.
I primi 30km sono ancora discretamente tranquilli, ma poi i campi coltivati e le zone rurali cedono il passo, e piuttosto bruscamente, alle periferie ubane.


E più ci si avvicina a Xi'An più la situazione si fa problematica. Infatti il traffico aumenta sensibilmente, e qui, a differenza di Pechino, gli spazi dedicati ai mezzi su due e tre ruote sono molto più limitati. Ci sono sempre le ciclabili, ma anguste, e percorse da motorini, tuc tuc, tricicli elettrici e mezzi difficili da descrivere, simili alla nostra Ape Piaggio, ma con ombrelloni, o fornelli, o corazzamenti e rostri vari, orecchie e code. Ovviamente qualcuno va lentissimo ed è insuperabile, qualcuno invece sfreccia troppo veloce, e tutto si muove in entrambi i sensi di marcia, su una corsia larga meno di due metri. A ciò si aggiungono auto e furgono in svolta o parcheggiati, pedoni che si muovono obliqui come alfieri, ciclisti sbilenchi, e, male dei mali, rider che parcheggiano i loro mezzi dove capita, e salgono e scendono del tutto distratti dalle notifiche del cellulare. Insomma, un delirio! Per percorrere questi 40km impieghiamo un sacco di tempo, energie mentali per l'assoluta concentrazione e un carosello fiorito di bestemmie. So che dalle foto potrebbe sembrare tutto tranquillo, ma sono scattate negli unici tratti e momenti tranquilli.








Quando ormai i nostri cervelli sono bolliti come serviti in brodo come usa qui, arriviamo finalmente in vista della cinta muraria di epoca Ming, che delimita il centro storico. Sono 14km di imponenti torri, barbacani e fortificazioni, alcune delle quali ancora più antiche, di epoca Tang. Hanno 1400 anni e segnano ancora un punto di arrivo fondamentale per chi arriva da fuori, come noi. In fondo qui si trovava l'estremità orientale della Via della Seta, visto che, per oltre 1000 anni, questa è stata la capitale del Celeste Impero, dal primo imperatore Qin (di cui domani visiteremo il mausoleo con il celeberrimo esercito dei guerrieri di terracotta) fino al X secolo. Qui per 10 secoli sovrani, cortigiane, monaci, poeti, mercanti e soldati hanno scritto la storia della Cina. E quindi attraversiamo la Porta nord, una delle 19, e così entriamo anche noi a far parte di questo incredibile fluire di eventi che ha inizio così lontano nel tempo.




Prendiamo posto facilmente nel nostro ostello, dove abbiamo preso una camera privata (con bagno privato), al costo di 32 euro per tre notti... Parliamo di meno di 5.5 euro a testa, per essere nel centro del centro. Oltretutto la proprietaria si fa trovare pronta: parla un po' di inglese, ha letto il mio messaggio in cui la avvisavo delle bici e ce le fa subito mettere al sicuro vicino alla reception, che è pure il bar della struttura. Nessun problema con i documenti, si vede che qui sono abituati ad avere ospiti stranieri, e tutto fila liscissimo. Le pareti sono decorate da messaggi di clienti da tutto il mondo, e disegni che richiamano l'Opera di Pechino con le sue maschere e i simboli storici della città, nonchè le carovane dei mercanti, con i cammelli e le preziose merci che si muovevano in quel mondo che già si stava, in qualche modo, globalizzando.





Dopo la doccia, la seconda necessità è lavare i vestiti. Abbiamo accumulato panni sporchi e sudati, pieni di carbone catrame, per giorni, e quindi approfittiamo subito della lavatrice a disposizione degli ospiti, con tanto di detersivo. Mentre aspettiamo che il lavaggio si concluda, andiamo a mangiare qualcosa, perchè non abbiamo fatto pause e anche la colazione, stamattina, è stata leggera per gli sforzi poi affrontati. Alessio si prende un panino, poi un altro. Io opto per quella che penso sia un'insalatina, ma si rivela 1kg di cavolo bollito, condito con salsa di soia, aglio e peperoncino. E' buonissimo e me lo sbafo tutto, ma questa scelta radicale e coraggiosa avrà conseguenze per l'intera giornata, per me e soprattutto per il povero Alessio, che, fortunatamente, è già biondo, altrimenti lo sarebbe diventato a causa dei gas tossici.



Rientriamo per stendere i panni, e la signora ci dice di approfittare del terrazzo. Qui si apre un mondo: oltre a mille cianfrusaglie accumulate (tavoli da ping pong e biliardo, stampelle, batterie di pentole...) c'è un vero e proprio giardino con orto, una pergola d'uva e una di zucchine, e pure un recinto con le anatre! Assurdo, e siamo in pieno centro...





Dopo aver steso, decidiamo di uscire: se ci stendessimo un momento, quel momento durerebbe 6 ore e ci porterebbe ad uno stato comatoso di pre-morte. Domani visiteremo il mausoleo e i suoi tesori, che sono a 40km dalla città, mentre dopodomani seguiremo un percorso a piedi interno al centro, per esplorarne i quartieri storici e gli edifici di pregio. Quindi, oggi, decidiamo di portarci ad uno dei simboli di Xi'An che si trova un po' fuori le mura, a 6km, ma merita una capatina: la Grande Pagoda dell'Oca selvatica, di epoca Tang (652 d.C), nota per la sua particolare forma squadrata e non tonda. Per raggiungerla usiamo la metropolitana: dopo Pechino, ci sentiamo pronti a dominare con il pensiero, la mano e i qr code delle app di pagamento anche questa. I biglietti costano 2cny (0.25 euro circa) e anche qui è tutto estremamente facile e intuitivo, nonostante le dimensioni spropositate di questo mondo sotterraneo, grande quanto, se non di più, quello di sopra. Per arrivare alla stazione attraversiamo una zona di centri commerciali enormi, coloratissimi e tutti vivaci. Non escludiamo, in questi giorni, di fare un po' di shopping (io potrei ricomprare le scarpe, e del deodorante, e la crema solare, visto che ho finito quella a base di latte grasso di yak trovata in Mongolia). E magari qualche souvenir. Diciamo pure: qualche cinesata.





Raggiungiamo in breve la zona della Pagoda, anch'essa ricca di negozi, baracchini e bancarelle, nonchè persone vestite in abiti tradizionali per le solite foto in costume. Ci sono fontane con musica e giochi d'acqua, che la sera si illuminano per uno spettacolo gratuito. E' cosa piuttosto rara, sia la gratuità, sia la presenza di fontane: qui in Cina usano e usavano poco, pure nei palazzi e nelle piazze. 




La Pagoda fu costruita per custodire i sutra buddisti portati dall'India dal monaco Xuan Zang. Costui viaggiò per 17 anni tra Asia centrale, Afghanistan e, appunto India, alla ricerca dell'illuminazione; la sua avventura è raccontata nel celebre romanzo di epoca Ming "Viaggio in Occidente", scritto da Wu Cheng'en. In questa versione si dice che al monaco fossero stati assegnati 3 discepoli, che lui doveva educare in cambio di protezione; il più amato era uno scimmiotto. Nella realtà, il monaco trascorse gli ultimi 19 anni della sua vita a Luoyang, nel Tempio del cavallo bianco (che visiteremo prossimamente), dove tradusse testi sacri insieme ad altri monaci poliglotti, lasciando un'eredità ancora oggi preziosa -e i uso. Nell'arte, questo viaggio ha ispirato film, videogiochi, set Lego e pure la storia di Dragonball, manga ed anime con il quale ogni bimbo degli anni '90, come la sottoscritta, è cresciuto.














L'ingresso alla Pagoda costa 10cny (1.3 euro), e permette di visitare il tempio circostante, Daci'en, anch'esso di epoca Tang e culto buddhista. Di turisti ce ne sono pochi, ma ci sono numerosi fedeli che pregano, offrono frutta o banconote e bruciano profumatissimi bastoncini di incenso nei bracieri.































Quando il caldo inizia a martellarci di nuovo nelle tempie e la stanchezza riaffora, torniamo sui nostri passi, superando bancarelle di street food e ciclovenditori di mele caramellate, signorine in abiti tradizionali e sudatissimi fotografi che le seguono in cerca dello scatto perfetto. Il cielo si annuvola, si alza il vento da temporale imminente e si odono tuoni lontani. E' proprio ora di tornare, i segni celesti, quelli cari alle dinastie imperiali, son facili da leggere, ora.



Riprendiamo la metro, ora più affollata, e riemergiamo, in modo del tutto casuale, alla Torre della Campana, del 1384. Si trova in questo punto dal 1582, quando fu spostata di oltre 1km a causa dell'ampliamento del centro cittadino. Fa il paio con la torre del tamburo, anch'essa di legno, a due piano, tra le più grandi e antiche di Cina. Erano le torri del tempo della capitale: la prima suonava all'alba, la seconda al tramonto, a scandire inizio e fine di ogni giornata.


la ragazza ha tenuto la bottiglia in testa per gran tempo, mentre il ragazzo la filmava, mandandola in diretta su qualche social. E' frequente qui vedere gente che si registra e fa dirette in ogni situazione: mentre lavora, mentre cammina, mentre sta solo seduta al parco in attesa, pure senza dir nulla


Gigi Fox! Che felice crasi!

Rientriamo in camera completamente distrutti, risudati e ricotti come formaggetti, e, prima di cena, ci concediamo un attimo di pausa. Usciamo poi più tardi del solito, che è già buio. Qui c'è solo l'imbarazzo della scelta, in materia di ristoranti, ed optiamo per il primo che non offra piatti problematici come tartarughe o carne di cane (che pure Alessio si dice pronto ad assaggiare... In fondo in questi giorni fa colazione inzuppando pane in cassetta in energy drink cinesi tipo Monster, ma dall'aspetto di liquido antigelo... Penso che la situazione possa degenerare in frettissima).

Per stasera, però, ci limitiamo a verdure più o meno piccanti, con un po' di carne e una ciotola di riso bollito (le ciotoline in terracotta sono usate per cuocere i chicci, e stanno unite come due semisfere che vengono poi aperte direttamente al tavolo, tipo ovetto con sorpresa). Da bere, acqua bollente, da bere calda, come usa qui.


Domani abbiamo un appuntamento importante. Un puntello con lo spirito del primo imperatore di Cina, colui che ha pensato al folle progetto di unificare un territorio vasto quanto un continente, abitato da genti diverse, in un'epoca che rendeva ancora più incredibile una simile impresa, tre secoli prima della nostra era. Passo la serata a leggere poesia tradizionale e classica cinese. Bisogna pur farsi venire qualche idea per il tatuaggio di quest'anno, quando arriveremo a Shanghai!


30/7
Xi'An
0km pedalati, infiniti camminati (con 40 gradi ben umidi)

Il nostro biglietto per l'Esercito dei guerrieri di terracotta e il mausoleo prevede un ingresso alle 9.30. Quindi puntiamo la sveglia alle 7, come sempre, e, dopo colazione, ci mettiamo in pista per raggiungere uno dei siti archeologici più significativi di questa parte di mondo. E forse non solo. Dopo vari studi, giungiamo alla conclusione che il mezzo più comodo è il taxi, o meglio, il Didi. Tra andata e ritorno, per questi 80km, spendiamo 18 euro, 9 a testa. Muoversi con i bus sarebbe costato poco meno, vista la distanza, ma avrebbe comportato un impegno di tempo ben maggiore.

Di gente, al sito (patrimonio Unesco), ce ne è tanta, ma non ci sono code improponibili e attese tremende: essendo scaglionati gli ingressi di ora in ora, e accedendo direttamente con la scansione del documento di identità, tutto si risolve in fretta, compresi i controlli di sicurezza.



"L'Esercito di terracotta è un insieme di statue rinvenute nel mausoleo del primo imperatore Qin [...] Si tratta di un esercito simbolico, realizzato tra il 246 e il 206 a.C. e destinato a servire il primo imperatore cinese Qin Shi Huang, lo stesso che fece costruire la muraglia cinese, nell'aldilà. 
Due sono le ipotesi più ricorrenti fra archeologi e studiosi, per quanto riguarda il motivo per il quale Qin Shi Huang ordinò la costruzione di questo esercito. La più diffusa è che l'imperatore volesse dominare i due mondi, quello dei vivi e quello dei defunti, e per fare ciò gli sarebbe servito un grande esercito. La seconda ipotesi invece esplora la possibilità che l'imperatore credesse che dopo la morte terrena e dopo aver lasciato questo mondo ne esistesse un altro e, una volta svegliatosi, si sarebbe trovato da solo. Per questo motivo necessitava di un esercito che lo scortasse e gli facesse compagnia.

Il 29 marzo 1974, un contadino di nome Yang Zhifa rinvenne, durante lo scavo di un pozzo, una serie di fosse sepolcrali contenenti statue in terracotta di soldati in armi con tanto di carri e cavalli. Il fortuito rinvenimento dette origine agli scavi che permisero di rinvenire il mausoleo di Shi Huangdi, sino ad allora ritenuto scomparso, conclusosi l'11 luglio 1975.
Nel 1987, l'intero sito del mausoleo venne inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Da allora, le statue dell'Esercito di Terracotta sono state oggetto di numerosi prestiti museali" (Wikipedia)

La nostra visita parte dalla sala espositiva, dove sono collocati alcuni oggetti rinvenuti nelle fosse e alcuni guerrieri, oltre a essere mostrati i minuziosissimi lavori, ancora in corso, per ricostruire i "cocci".








"L'esercito è composto da riproduzioni di guerrieri di terracotta, vestiti con corazze e dotati di armi, poste di guardia alla tomba dell'imperatore Qin Shi Huang. Di queste statue sono state riportate alla luce circa 8000 guerrieri, 18 carri di legno e 100 cavalli di terracotta. Si tratta di una replica fedele dell'armata che aveva contribuito a unificare la Cina. Tuttavia, nelle fosse sono state trovate poche armi, poiché furono saccheggiate dai ribelli che si insediarono sul trono imperiale: la dinastia Han. Dalle posizioni delle mani e del corpo delle statue, si possono immaginare le tecniche di combattimento di fanti, alabardieri, arcieri e balestrieri. Si combatteva soprattutto a piedi: i carri e i cavalli servivano per dirigere i movimenti della fanteria. La cavalleria fu introdotta più tardi, per affrontare i guerrieri nomadi che in battaglia utilizzavano appunto i cavalli.

Le statue sorprendono per il loro realismo nei dettagli: la tecnica usata per realizzarle è detta "a colombino" che consisteva nel compattare cerchi di argilla per creare un tubo (il torace) e completarle con l'aggiunta di testa, gambe e braccia realizzati con degli stampi. La struttura poi si ricopriva di blocchetti di argilla per creare le uniformi e di varie decorazioni e dettagli per abiti e aspetto fisico. In raffinata arte pittorica, le statue erano dipinte usando tutti colori naturali ad eccezione del "porpora di Huang" che era di origine artificiale e conteneva sali di bario. Le statue infine venivano ricoperte da lacca cinese. Purtroppo la lacca cinese a contatto con l'aria prima si arriccia poi si stacca portando con sè tutto il colore sottostante." (Wikipedia)







"Nel 2016 alcuni archeologi hanno avanzato una singolare ipotesi speculativa sulla possibilità che le statue dell'esercito di terracotta possano essere state ispirate alle statue ellenistiche diffuse in Asia a seguito delle conquiste di Alessandro Magno; spingendosi oltre, alcuni di essi immaginano che artisti greci possano aver aiutato nell'ideazione delle statue e supervisionato alla loro realizzazione. Questa ipotesi renderebbe conto dell'improvvisa apparizione in Cina di statue ad altezza naturale, un prodotto artistico privo di alcun precedente nell'arte cinese, mentre era comune nella Grecia dell'epoca; l'ipotesi è dovuta al ritrovamento, nella provincia, di DNA mitocondriale europeo e di raffinate figurine di uccelli di bronzo realizzate con fusione a cera persa, una tecnica scultorea che era conosciuta nell'antica Grecia e nell'antico Egitto. Altri hanno sostenuto che tali speculazioni si basano su idee eurocentriche imperfette e vecchie che presumevano che altre civiltà fossero incapaci di un'arte sofisticata e quindi l'arte straniera deve essere vista attraverso le tradizioni occidentali. Raoul McLaughlin, un ricercatore indipendente sul commercio romano, ha dichiarato che non vi è alcuna influenza greca sull'Esercito di Terracotta e ha sottolineato le differenze nell'artigianato, nel materiale da costruzione e nella simbologia. Darryl Wilkinson di College Dartmouth ha invece sostenuto che l'era Qin mostra di naturalismo scultoreo, accanto a quella del precolombiano Cultura moche in Perù, indicare che "i greci non hanno inventato il naturalismo" e che il naturalismo non è il prodotto del genio della civiltà di una cultura." (Wikipedia) 

















Dopo aver esplorato il museo, ci buttiamo nella bolgia delle fosse. Dalla 1 alla 3, le uniche aperte e visitabili, per altro in ordine di grandezza. La prima è davvero sconfinata e pare un hangar, e la gente si accalca lungo i corridoi sopraelevati che corrono lungo il perimetro, costringendo gli addetti alla sicurezza a continui richiami e interventi.

"L'esercito di terracotta è dislocato in otto fosse scavate circa due chilometri a ovest del sepolcro imperiale: la fossa numero 1 (230×62 metri) contiene quello che viene considerato il corpo d'armata principale: 6.000 guerrieri (di dimensioni variabili a seconda del grado) e due carri da guerra, in bronzo dorato, laccato e dipinto, in scala 1:2. Un pozzo secondario contiene fieno per i cavalli, resti di 600-700 cavalli dell'Armata Reale sacrificati e resti di altri animali (alcuni dei quali inumati in bare di terracotta). Dalla fossa 1 dipartono undici corridoi della larghezza di 3 metri, pavimentati di mattoni e coperti da un soffitto di legno, sostenuto da pilastri e travi, coperto da uno strato impermeabilizzante di canne e argilla e concluso sopra da uno strato di terra in modo da superare di 2-3 metri il livello del suolo. Secondo una stima ufficiale recente, rimarrebbero ancora 6000 statue da recuperare, tra soldati e cavalli, nella fossa." (Wikipedia)
















La fossa numero 2 contiene l'Armata di sinistra: 1.400 soggetti in tutto, tra cavalieri in sella ai loro destrieri e fantaccini. E folle oceaniche di gente che spintona e poga.




La fossa numero 3 contiene 68 soldati, un carro e quattro cavalli. Si ritiene possa trattarsi dell'Alto Comando.




"La fossa numero 4, collocata al centro dello schieramento e quindi destinato all'Armata Centrale, è vuota. La fossa numero 5 contiene sculture di pietra calcarea: armature a scaglie con elmi, barde e imbragature per cavalli. Una seconda fossa più a sud (48×12 metri) contiene zoccoli di cavalli di bronzo e un enorme vaso a tripode zhan. La fossa numero 6 contiene diversi personaggi di terracotta e le ossa di una ventina di cavalli immolati. La fossa numero 7 contiene statue di soggetti umani in pose diverse, difficilmente identificabili (probabilmente barcaioli e pescatori) e sculture di bronzo, a grandezza naturale, di uccelli acquatici. La fossa numero 8, in forma di cratere zhong, contiene cavalli e soggetti umani dei quali otto sono stati identificati, in base agli abiti, come funzionari civili di corte.

Su alcune delle statue nelle fosse 1 e 2 sono state rinvenute tracce di combustione. Si ritiene possa trattarsi della prova archeologica del sacco operato all'Armata da parte di Xiang Yu e del successivo incendio, a seguito del quale il soffitto della camera contenente i soldati è crollato, provocando la distruzione di numerosi reperti, oggi esposti al pubblico a seguito dell'opera di ricostruzione effettuata dai restauratori." (Wikipedia)

Dopo aver girato in lungo e in largo ogni zona dell'enorme sito, usciamo, trovandoci catapultati in una sorta di enorme mercato fatto di bancarelle di souvenir, ristorantini, street food e teatri per spettacoli in realtà virtuale dove l'esercito viene riportato in vita (cosa che, a mio avviso, avviene ogni notte quando gli ultimi visitatori se ne vanno).




Con una navetta gratuita ci spostiamo al mausoleo vero e proprio dell'imperatore Qin, a un paio di kilometri di distanza. Il biglietto include anche questo ingresso, quindi ne approfittiamo. Si tratta, di fatto, di un parco immenso. In origine era una delle necropoli più grandiose al mondo, su oltre 45km quadrati di area. Oggi resta il tumulo alto 76 metri, ancora inviolato, del sovrano, ai piedi del Monte Lishan, con intorno una vera e propria città sepolta, con oltre 600 fosse piene di oggetti che sarebbero serviti nell'aldilà, e compagni di vita dopo la morte (acrobati, musicisti, danzatori e funzionari). Qin è una figura controversa e misteriosa, in vita e in morte. Unificò la Cina, istituì un governo centrale efficiente e pose le basi per le dinastie future, ma vietò il confucianesimo, impose roghi di libri e perseguitò gli intellettuali con ferocia. La costruzione del suo mausoleo durò decenni, e impiegò oltre 700.000 uomini, tra prigionieri ai lavori forzati e artigiani specializzati, molti dei quali, se non tutti, uccisi poi per mantenere segreti i dettagli della sepoltura. La tomba non è ancora stata aperta, ma le sonde introdotte indicano che i livelli di mercurio siano 100 volte superiori a quelli dei dintorni; il che sembrerebbe confermare la leggenda che fossero stati creati fiumi e mari sotterranei proprio con questo metallo liquido, che era usato pure come medicinale e forse portò alla morte lo stesso Qin




Una delle cose più interessanti di questo sito è il Museo dei carri di bronzo, custodito sottoterra. Qui sono conservati i due modellini, perfetti in ogni dettaglio, di due carri trainati da cavalli, e con tanto di cocchieri, che si pensa servissero a passare in rassegna l'esercito nell'aldilà. Per riassemblare i 3000 frammenti di queste opere sono serviti 8 anni!









Alla fine della visita, che prevede anche un gran camminare visto che non usufruiamo dei cart elettrici che sfrecciano nel parco, siamo distrutti. Ci sono pure 38 gradi, percepiti ben oltre i 40. Prima di rientrare a Xi'An con un Didi, Alessio si cala un panino, ormai pranzo quotidiano, mentre io un caffettone freddo che dura poche frazioni di secondo. In auto ci addormentiamo, ma, una volta tornati in hotel, vediamo che il pisolino asiatico in stile "scena del crimine" ha colpito anche altri. Merenda, e poi ci si concede un po' di meritato riposo, con lettura e scrittura, mentre fuori scoppia pure un gran temporale che rinfresca un poco l'aria.


papera legata fuori dal negozio dove compriamo la frutta

merenda perfetta: mela e tè alle giuggiole

Usciamo a cena in condizione zombiezzata, Alessio perchè ha dormito a piombo, io perchè avrei oluto dormire, invece ho scritto, e ho poche calorie in corpo. Piove e le vie sembrano vicoli poco raccomandabili, con le insegne luminose che spiccano contro il cielo scuro. Entriamo nel primo ristorante che ci ispira e, per la fame, ordiniamo la qualsiasi. Io finisco su un piattone di verdure e uno di frittelle di melanzana condite con una sorta di marmellata/ketchup dolcissimo, Alessio su due panini (ormai è nel tunnel) e un piatto mix di carne con cui riempirsi delle piadinette. Ora siamo ancora più in coma di prima, ma con la pancia piena!
Domani visiteremo la città, e avremo modo di approfondirne bene la storia. Ci siamo resi conto che questo viaggio inanella tutte e 4 le capitali, storiche e non, della Cina unita: Xi'An, dove siamo ora. Luoyang, dove andremo a breve. Nanchino, quasi alla fine, e Pechino, ormai alle spalle da settimane. Insomma, un tour storico completo!








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